LA DESTRA CHIAMA ,LO STATO RISPONDE

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 l Fiscal General del Estado (Procuratore Generale)spagnolo, Conde Pumpido, ha dichiarato che verranno messe in atto riforme legislative per chiudere la strada ad un partecipazione elettorale della sinistra Indipendentista basca. La dichiarazione giunge dopo che il Ministro degli Interni spagnolo, Rubalcaba si era espresso ieri, negli stessi termini. Una presa di posizione che voleva rispondere alle dichiarazioni del eurodeputato spagnolo del Partido Popular, Mayor Oreja, il quale aveva detto che Governo ed ETa stavano negoziando. Le affermazioni di Oreja, erano state ridimensionate sia dalla segretaria generale del PP, Cospedal, che dal grande vecchio della destra spagnola ed ex ministro franchista Fraga Iribarne, i quali si erano premurati di dire che sul tema antiterrorista c’era concordanza di vedute tra il PP ed il Governo Zapatero. Queste prese di posizione confermano come la iniziativa della sinistra indipendentista basca  a favore di vie democratiche e politiche in assenza di violenza per risolvere il conflitto basco spagnolo  stia mettendo in luce le reali posizioni del Governo spagnolo che vuole imporre la negazione di diritti e libertà d’espressione ad un settore considerevole della società basca. In sintonia con questa politica giunge la decisione di respingere la libertà provvisoria per Arnaldo Otegi , richiesta dalla difesa del dissidente politico basco, per gravi motivi familiari. Otegi si trova in carcere con l’accusa di aver promosso insieme ad altri,  un progetto politico della sinistra indipendentista mirante a costruire un processo democratico attraverso vie politiche in assenza di violenza ed ingerenze. Altri dirigenti della sinistra indipendentista hanno ottenuto la libertà provvisoria ma con la clausola di non svolgere attività politica.


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Tutto quello che circonda le e i prigionieri politici, i loro famigliari, i loro amici e le loro amiche è più che mai presente nel nostro Paese. La presenza, degna e costante, di questo entourage avvicina agli occhi della società basca la realtà delle e dei prigionieri politici baschi. Prigionieri e prigioniere politiche che si trovano dispersi nelle prigioni dello Stato spagnolo e francese. Con la lampada tra le mani e il fazzoletto al collo, ci hanno reso consapevoli che le violazioni subite dai loro cari sono una tappa da superare. Ci hanno aperti gli occhi, alle stesso modo in cui le Madri e Nonne di Plaza de Mayo fecero in Argentina, ci hanno illuminato e mostrato il cammino. Ora il nostro popolo è pronto a intraprendere la sua strada. Aprendo una nuova fase nella quale i famigliari, gli amici e le amiche delle e dei prigionieri politici non cammineranno da soli e sole. Tra tutti e tutte, costruiamo il cammino.

1. LA POLITICA PENITENZIARIA DEVE SITUARSI NEL CONTESTO DEL PROCESSO DI RISOLUZIONE

L’eccezionale politica penitenziaria applicata alle e ai prigionieri politici baschi risponde a criteri repressivi e di utilità. Un esempio di ciò è la politica di dispersione applicata da più di 20 anni, così come le situazioni d’eccezione che si sono moltiplicate durante l’ultima decada. Mantenere in carcere chi ha compiuto la sua condanna, non liberare le e i prigionieri politici gravemente malati, la scomparsa della libertà condizionata o l’applicazione a stento della libertà provvisionale, l’isolamento o il ricatto costante. Offrendo benefici in cambio di pentimento e nel caso in cui ci si nega, essere punito con misure assolutamente crudeli: isolamento, solitudine, allontanamento, trasferimenti assolutamente arbitrari, attacchi, percosse…

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