PACO ETXEBARRIA GABILONDO: ESUMARE DIGNITA’ E GIUSTIZIA (PRIMA PARTE)

Professore di Medicina Legale e Forense nella Università del paese Basca (UPV-EHU). Presidente della Sezione di Antropologia della Società di Scienze di Aranzadi. Segretario della Associazione Spagnola di Paleopatologia, vicedirettore dell’ Istituto Basco di Criminologia.  Investigatore, ha partecipato in numerose esumazioni di fucilati durante la guerra civile spagnola cosi come ha fatto parte di commissioni internazionali su desaparecidos in Cile  e Colombia.

“l’esperienza che abbiano accumulato in questi anni d’indagini sul campo ci porta a tre conclusioni. La prima che la repressione fu generalizzata su tutto il territorio spagnolo. Senza eccezioni. Vai sulle isole Canarie e ci sono diverse fosse. Come nelle Isole Baleari. Ci sono qui da noi ed in ogni provincia. Secondo aspetto. Le vittime sono civili, uomini e donne. Nulla a che fare con milizie o cosa del genere. Popolazione civile che non prese parte alla guerra civile. Terzo aspetto, questi casi non sono mai stati indagati prima. Nessuna istituzione pubblica ha mai indagato prima questi episodi”

Associazione Aranzadi

Aranzadi si creò nel 1947 perché non c’era una università pubblica nel Paese basco. Dopo la guerra civile spagnola e con la gente che ritornava dall’ esilio, il regime autorizzò la  creazione una associazione che però avesse come unico scopo lo studio delle scienze naturali. Molte delle persone che fondarono Aranzadi prima della guerra civile facevano parte di una società che è tuttora esistente, la Società di Studi Baschi. Aranzadi, nacque con migliaia di soci e volontari con una tradizione più radicata in Guipuzcoa e con un crescente riconoscimento sociale e pubblico che non è mai mancato. Per l’esperienza accumulata in questi decenni è stato per noi quasi naturale intervenire nel lavoro attuale sulla memoria storica. Perché quando ebbe inizio questo movimento si necessitavano  storici, antropologi, etnografi, che raccogliessero testimonianze orali ed in Aranzadi esistevano queste figure nei diversi dipartimenti dell’associazione.

La prima esumazione: l’inizio di un movimento di coscienza

La prima esumazione non fu per nostra iniziativa ma di un familiare. Si chiama Emilio Silva Barrera   di Leon. Stava cercando suo nonno e quando seppe dove era stato sepolto, cercava un gruppo di tecnici che potessero esumare  resti di suo nonno. E ci chiamò perché eravamo già conosciuti per il nostro lavoro. Io pensavo che non avremmo aperto altra fossa che quella. Però arrivati sul luogo altre persone ci avvicinarono dicendoci che di fosse ce ne erano altre nella zona. Si può dire che quella esumazione diede il via a un ampio movimento da cui nacquero associazioni di famigliari di scomparsi del franchismo in ogni parte dello stato spagnolo. Ebbe un effetto contagioso: prima nella località, poi nella provincia fino a quando  ci rendemmo conto che c’erano fosse comuni anche nel Paese Basco cosa di cui eravamo completamente all’oscuro.  Nessuno ce ne aveva mai paralato. Eppure attraverso le attività di Aranzadi, abbiamo fatto scavi archeologici, studi del territorio. Ma che ci fossero delle fosse comuni sui monti con repubblicani interrati che non vennero mai esumati, io non lo sapevo. Ed erano disseminate su tutto il territorio del Paese Basco. In un primo momento si pensò che le fosse comuni erano dovute a esecuzioni sul campo di battaglia durante la guerra civile. Ma non era cosi. Erano fosse dove venivano interrate persone che erano state eliminate per rappresaglia. Le vittime per rappresaglia qui come in altre località dello stato spagnolo  si contano a migliaia.

Un sistema macabro di esecuzioni sistematiche

In Spagna sono state effettuate dal 2000 ad oggi circa 200 esumazioni e recuperati circa quattro mila e ottocento scheletri e noi abbiamo partecipato in circa la metà delle esumazioni. Noi siamo intervenuti in siti dove non ci fu guerra. Dove la sollevazione golpista trionfò e dove, immediatamente dopo, si mise in atto una azione sistematica per eliminare l’avversario. Vennero stilati elenchi di persone da gente di  destra e della chiesa che portarono al sacrificio di  lavoratori affiliati ad un partito politico, consiglieri comunali di sinistra, persone che  credevano negli ideali della seconda repubblica spagnola. E questo si verificò nei due o tre mesi successivi alla sollevazione militare, (Luglio 1936) indipendentemente dal fatto che  la guerra durasse per altri 3 anni. Persone che vennero eliminate prima che fossero capaci di utilizzare un fucile o prima di aver potuto andare a difendere la Repubblica sul campo di battaglia. Sono persone che sapevano quanto stava succedendo ma che non avrebbero mai immaginato che potesse accadere loro qualcosa. Ricordano i familiari frasi del tipo: “a me non può accadere nulla perché io sono maestro, io sono un  operaio, io sono il rappresentante della casa del pueblo (sede sociale del partito socialista) ma non ho fatto nulla. Non ho fatto nulla di delittuoso o criminale”.  Ed invece vennero uccisi.  Una situazione che andava unita ad un’altra altrettanto truce. Che in molti casi erano persone che venivano arrestate, per questo si sono convertiti in “persone detenute scomparse”, delitto che non viene mai prescritto. Venivano trattenute in carcere per alcuni gironi, pochi di solito, ma poi le autorità militari che controllavano la situazione, non riscontravano sulla base dei codici vigenti nessun delitto attribuibile alle persone arrestate e quindi venivano liberati. Però era tale l’astio della gente di estrema destra di quel paese o villaggio contro queste persone, che venuti a sapere della liberazione, andavano davanti al carcere, aspettando che uscissero per poi farli scomparire. Cioè il meccanismo messo in atto è pianificato, perché le autorità golpiste sanno ovviamente cosa sta avvenendo, sapendo in che mani andavano a cadere le persone arrestate e poi liberate. Quindi una logica paramilitare che si porta a compimento attraverso sistematiche “esecuzioni extragiudiziarie” o “assassini nella retroguardia”.

La maggioranza delle esumazioni e le analisi dei corpi che abbiamo che abbiamo realizzato sono di persone che secondo la documentazione esistente e le testimonianze di familiari, sono state uccise nella retroguardia cioè esecuzioni sommarie. La maggioranza di queste persone sono state arrestate portati davanti ad un tribunale  incarcerate e poi di loro non si seppe più nulla. Quelli che vedi qui ( ci troviamo nel laboratorio di Medicina Forense della Università del Paese Basco a Donostia) sono i resti di alcune di queste persone.

Conferme sul genocidio politico ed umano

Sui numeri era una questione che era stata risolta dagli stessi storici. Questo per dire che il lavoro che stiamo realizzando con le esumazioni non rivela niente di quanto già non si sapesse. Non aumenta le cifre degli storici che parlano di circa 130000 persone arrestate e poi scomparse. Esecuzioni extragiudiziarie. Non morti in combattimento, non morti dopo esecuzioni avvenute dopo sentenze di condanne a morte dei tribunali.  Quando il giudice Baltazar Garzon richiese alla commissione di esperti incaricata di elaborare liste sulle persone scomparse in tutto lo stato spagnolo, venne riportata la cifra di 120 mila morti del bando repubblicano. Questo è un dato incontestabile. Anche le forse repubblicane hanno commesso crimini. Ma non si può comparare ne quantitativamente, ne qualitativamente, il numero di vittime delle rappresaglie di un bando o dell’altro.  Anche nella metodologia ci sono differenze sostanziali: quella franchista era indubbiamente più minuziosa.  Poi c’è un dato da non trascurare.  Che questi crimini repubblicani sono stati già documentati, sanzionati pubblicamente durante il franchismo e si fece fin nei minimi particolari. E gli onori e le riparazioni erano state promosse già in quegli anni del dopo guerra. Noi stiamo parlando adesso di quelle altre vittime che sono rimaste nel dimenticatoio.

Stanley Payne, professore universitario statunitense, scrisse un libro sulla Falange spagnola nel 1945. A pagina 242, afferma che un rappresentante americano ottenne da un segretario del ministero di giustizia franchista un documento dal quale si desumeva la cifra di 192.684 fucilazioni nel periodo compreso fra l’aprile 1939 ed il giugno 1944.

Queste cifre sono realiste e si vanno ad aggiungere a quelle dei desaparecidos. Si dice che il franchismo uccise di più nel dopo guerra che durante il conflitto ed è una affermazione veritiera. Ma c’è un differenza tra le due “modalità”. Nel caso delle esecuzioni “legali” il corpo della vittima, in molti casi, veniva consegnato alla famiglia, l’esecuzione veniva riportata nel registro civile, con l’identità della vittima, a che ora venne giustiziata etc. Furono le altre esecuzioni dell’inizio della guerra che non vennero documentate e per questo sono casi di “arrestati scomparsi”.

I resti dei corpi che noi esumiamo non mostrano segni di fucilazioni ma per quasi tutti la ferita mortale è un colpo, quasi sempre di pistola, alla nuca. Quindi non un plotone di esecuzione con tutto il rituale ma si presume che una o più persone giustiziassero uno alla volta le loro vittime. A volte abbiamo riscontrato ferite per colpi di fucile da caccia che da la misura di un contesto ancor più selvaggio dove si presume ci siano state esecuzioni di massa. Poi nelle analisi che effettuiamo ci sono fratture che non sono dovute  ad un proiettile ma fratture definite del “perimortem”,  occasionate per una tentata fuga o da maltrattamenti pochi istanti prima del colpo d’arma da fuoco mortale.

Noi non abbiamo riscontrato elementi che indichino torture sistematiche prima delle esecuzioni. Alcuni casi sono stati documentati attraverso testimonianze come quella eccezionale, per questioni di età, della moglie di una vittima. Riuscì a descrivere nei minimi particolari le modalità dell’arresto, quante persone erano. In latri casi testimoni oculari ricordano che una vittima  venne picchiata sulla piazza e gli venne rotta una gamba. Abbiamo rivenuto resti di ragazzini di 15   e di diverse donne. In una fossa comune abbiamo rivenuto 17 scheletri, 11 dei quali erano di donne che erano infermiere in un ospedale psichiatrico, affiliate a sindacati di sinistra. Quando arrivarono i militari con la lista in mano le giustiziarono una ad una.

Scomparsi per sempre

Noi riusciremo ad a esumare o analizzare solo un 10 o 20% dei circa 130 mila desaparecidos. Anche per motivi legati allo sviluppo edilizio. Per esempio qui nel Paese basco le zone rurali attorno alle città, a partire da quegli anni, sono state edificate registrandosi una urbanizzazione costante.  Ed è proprio in quelle aree dove si trovano le fosse comuni. E quindi quelle vittime non potremmo mai esumarle. Solo per alcune fortuite coincidenze è possibile ovviare a questa realtà oggettiva. Qui a San Sebastian, per esempio, fu una casualità che mentre stavano facendo i lavori per il ponte di ferro sul fiume Urmea, un’opera gigantesca, in piccolo appezzamento, durante uno scavo per collocare uno canale di scarico, vennero rivenute due fosse. Forse ce ne erano di più ma i lavori che sempre in quella area erano stati realizzati negli anni 70 avevano definitivamente impedito altre scoperte. Il ritrovamento di queste due fosse fu un episodio eccezionale che testimonia anche quante vittime ci furono in città durante quel conflitto. Però se tu vai in zone rurali dove non c’è stata un crescita urbanistica le fosse sono rimaste tali e quali che nel 1936.  Casi come quelli di Aibaren in Navarra dove ci fu un tentativo di esumazione negli anni settanta ma non diede risultati per la profondità della fossa, ci permise di intervenire e di riuscire nell’intento nonostante le difficoltà che dovemmo affrontare. Perché è importante sottolineare che non sempre i rinvenimenti hanno buon esisto. Ci sono casi dove non troviamo nemmeno la fossa. Ma le famiglie ringraziano comunque per lo sforzo tecnicamente eseguito per ritrovare  resti del familiare. Perché noi diciamo che non ci dedichiamo ad esumare fosse ma ad indagare. E nell’indagine c’è una parte concreta che è l’esumazione, un’altra le analisi di laboratorio. Ma l’indagine ha altri elementi. Raccoglie la testimonianza, contrastarla con documenti di archivio e questo per le famiglie è molto. Perché? Perché fin a quel momento non si era fatto nulla.

Una giustizia che non c’è

Quando venni nominato da Garzon (il giudice nominò una commissione composta da sette persone, 10 poliziotti e due giuristi), io realizzai una perizia portando due esempi del lavoro che avevamo svolto fino ad ora. E nell’introduzione di quell’ documento scrissi che l’esperienza che abbiano accumulato in questi anni d’indagini sul campo ci porta a tre conclusioni. La prima che la repressione fu generalizzata su tutto il territorio spagnolo. Senza eccezioni. Vai sulle isole Canarie e ci sono diverse fosse. Come nelle Isole Baleari. Ci sono qui da noi ed in ogni provincia. Secondo aspetto. Le vittime sono civili, uomini e donne. Nulla a che fare con milizie o cosa del genere. Popolazione civile che non prese parte alla guerra civile. Terzo aspetto, questi casi non sono mai stati indagati prima. Nessuna istituzione pubblica ha mai indagato prima questi episodi. Scrissi che con questi elementi ci sono motivi sufficienti affinché un giudice intervenga.  Quando preparammo la lista delle vittime del franchismo nel Paese basco, noi considerammo tutte quelle che sono morte a causa della sollevazione franchista. Ci veniva chiesto quanti erano gli “arrestati scomparsi”. Noi rispondevamo che dovevano essere indagati. Per esempio: un donna morta nel bombardamento di Durango (1937) non è un arrestato scomparso ma una vittima del franchismo. Noi abbiamo messo tutte quelle vittime che non erano morte al fronte. Quindi dovrebbe intervenire un’autorità giudiziaria ha stabilire quale vittima è da considerare “arrestato scomparso”.  Perché noi crediamo che un detenuto che mori per disattenzione medica in carcere o in un commissariato, è una vittima di una autorità che era responsabile della sua custodia e della sua vita. Se poi consideriamo che il cadavere di questa persona non venne mai consegnato alla famiglia, ma venne sepolto nella località “X” e la famiglia non seppe nulla, non seppe perché morì se per essersi gettato dalla finestra del carcere o per tubercolosi. Per noi è una vittima del franchismo e dovrebbe essere un giudice a stabilire se è anche una “arrestato scomparso”.

La destra snobba e la sinistra attacca

Si, potrebbe sembrare curioso ma la destra non ci ha attaccato quando iniziammo il nostro lavoro piuttosto è rimasta indifferente quasi snobbando la questione. Chi invece ci ha attaccato è stata la sinistra. Paradossale ma vero. Infatti fu cosi forte lo sconcerto, la sorpresa perché questa azione non faceva parte del loro disegno politico. Quando la destra dice che la questione della memoria è una invenzione di Zapatero, mente clamorosamente. Il PSOE non ne voleva sapere della questione. E’una complicazione politica per i socialisti. Zapatero, credo, ha dovuto prendere atto soprattutto nei confronti dei familiari dei militanti del suo partito soprattutto quelli più anziani. Rimane il fatto che la sinistra spagnola era sconcertata e ci insultò gravemente, dicendoci come ci permettevamo di aprire delle fosse, chi ci credevamo di essere, etc. In quegli anni sto parlando del 2000 2002 la destra era muta; ci vedeva come una stravaganza che sarebbe durata poco tempo. La sinistra da parte sua più la cosa prendeva piede e cresceva più voleva controllare la situazione. Adesso c’è un po’ più di comprensione però esiste sempre una critica che io considero ridicola, accusandoci di agire partendo da una ottica scientifica. Chiaro che cosi deve essere. Come ad uno storico gli viene richiesta obiettività ed imparzialità. Sono critiche assurde. Mentre noi piegavamo la schiena in centinaia di escavazioni ed esumazioni queste persone stavano davanti ad internet a guardare le notizie! Noi continueremo a fare questo lavoro con metodi scientifici perché cosi deve essere fatto ma  anche noi abbiamo idee e ideologia che magari non coincidono con quelle dei partiti in questione.

Iniziativa dal basso

E poi c’è un questione fondamentale: che ce lo hanno chiesto! Come in Navarrra a Aibaren è stato il municipio a chiederci di fare la esumazione. Hanno saputo dell’esistenza della fossa  e non ci hanno pensato due volte. All’unanimità il consiglio municipale affermò che era  vergognoso che nel municipio esistano fosse con persone uccise e fatte sparire. Chiamarono le famiglie poi ci chiamarono e noi effettuammo la ricerca e l’esumazione. Ma in generale sono famigliari di modeste condizioni economiche ed isolati e che hanno paura.

Le sovvenzioni per questi lavori vengono date dal municipio se  si è fatto carico delle esumazioni o le famiglie presentano una richiesta allo stato, che concede questa sovvenzione alla famiglia che poi decide cosa fare. C’è chi vuole fare una cerimonia di omaggio, altre vogliono fare un video altre una esumazione. Ma la maggioranza delle esumazioni sono state fatte senza sovvenzioni. Sia qui che nel resto di Spagna. Come abbiamo fatto? Ci si organizzava i fine settimana, chi prestava l’auto, chi la casa, una famiglia faceva da mangiare e cosi via. Tutto questo movimento è nato chiaramente  dal basso. 

Speculazione politica

Poi c’è una questione che può sembrare paradossale. Ci sono persone che una profonda conoscenza del tema che ci criticano, accusano asserendo che noi “stiamo distruggendo delle prove”! Il fato è che queste stesse persone in questi anni non hanno detto nulla sulla questione. Forse sono alcune di quelle che pattarono la transizione politica. Sono quelle persone che hanno sostenuto per anni che la Spagna è una modello con la movida madrilena etc, grazie a che un giorno ci hanno concesso la libertà!! Questi ci accusano di distruggere prove quando invece crediamo stiamo apportando prove. Noi con i nostre relazioni dossier stiamo fornendo non solo prove ma anche documentazione che se sarà considerato necessario, può servire ad una causa giudiziaria. Queste persone che ci accusano motivano le loro accuse asserendo che se noi abbiamo scoperto una fossa e quindi un delitto dobbiamo farsi che sia lo stato che intervenga ed indaghi. Forse loro hanno una estrema fiducia nello stato a differenza di me. Quale stato, chiedo io? Chi la Guardia Civil? Quelli che  andarono ad arrestare queste persone e le fecero scomparire? Dovrebbero essere gli stessi che vanno dalle famiglie a raccogliere le deposizioni chiedendo chi fu ad arrestare il loro famigliare? Come se i Carabineros cileni andassero ad intervistare i famigliari dei desaparecidos chiedendo loro chi li ha fatti sparire!. Lo stato ciò che deve fare è favorire l’equipe preposte a questo tipo di ricerche, equipe dove ci saranno funzionari pubblici che svolgeranno le funzioni di loro competenza. La questione è che queste critiche superficiali trovano il tempo che trovano. Qui ci sono famigliari che ne hanno fin sopra i capelli di queste forze politiche che sono state indifferenti a questo problema e che adesso quando la questione è divenuta di dominio pubblico si lanciano a pontificare su come deve o non deve essere fatta una esumazione!  

Legge sulla memoria storica  

La legge sulla memoria storica approvata nel 2007 dal Governo di Zapatero, diciamo che non sviluppa politiche pubbliche di memoria storica. Ciò che fa è lasciare fare, cioè permette l’azione di tecnici preposti a queste operazioni. Ma assolutamente non fa una azione di politica pubblica ponendo le istituzioni alla guida di azioni che adempino alla memoria e riparazione storica. Però per noi che lavoriamo su questo tema, la legge in qualche cosa ci ha aiutato. Per esempio sugli archivi. Grazie al lavoro di pressione degli storici questa legge stabilisce che l’accesso agli archivi non può essere ne impedito ne limitato. Prima della legge dipendevi dalla arbitrarietà del funzionario pubblico che custodiva l’archivio. Adesso tutto questo è stato eliminato. Per noi tecnici che lavoriamo sul campo questo è un passo in avanti enorme mentre per una famiglia può essere visto come qualcosa di poco rilevante. Eppure noi fino ad ora ci eravamo trovati in situazioni difficili perché nonostante la legge spagnola stabilisca che dopo cinquant’anni decade il segreto su documenti storici, il funzionario ti limitava la lettura di parti di un atto o ordinanza senza mai spiegare per quali motivi.  Anche sul trasferimento di alcuni archivi come qui nel Paese basco, quelli delle carceri, in luoghi pubblici di facile accesso, è stato un passo in avanti importante. Ma sulla questione delle esumazioni per esempio, la legge stabilisce che il governo si doterà di un regolamento destinato a questa materia. Il regolamento sò che esiste ma per motivi sconosciuti non è mai stato attuato. C’è poi un’altra questione che è quella della mappa delle fosse che già era stata fatta in parte. Diverse comunità autonome avevano già elaborato una mappa nelle proprie giurisdizioni. In alcune comunità dove governa il PP hanno già detto che non faranno una mappa di queste fosse.

Una legge con lacune vistose. Fu elaborata dopo un dibattito tra le forze politiche e si concluse con una decisione che il tema non sia giudiziario. Cioè la teoria della “Verità, Giustizia e Riparazione” è gerarchizzata: prima la verità, poi la giustizia e se questa va a buon porto si parla di riparazione. Qui invece con questa legge si salta il pilastro centrale, la giustizia, e noi consideriamo questo un fatto grave. Perché un trattamento giudiziario del tema permetterebbe di dare garanzie a tutto il processo della verità storica, perché darebbe tutela e protezione alle famiglie. Un processo giudiziario garantisce due questioni: cercare la responsabilità generale, imputare i fatti ai criminali ed allo stesso tempo attendere alle vittime. E’ vero che i modelli giudici in tutto il mondo attuano principalmente contro l’autore del crimine e spesso la vittima è la grande assente. Però io credo che pur non potendo giudicare, o imputare  i fatti, ne condannare qualcuno, ci sia invece la possibilità, da parte dello stato, come da parte della amministrazione della giustizia di attendere alle vittime. Nei rarissimi casi dove è intervenuto un tribunale con una ordinanza specifica, che i mi ricordi sono solo tre casi sui circa duecento che ho seguito, ebbene questa ordinanze vanno proprio in questa direzione. Cioè il giudice in questo caso, come responsabile pubblico, sostiene l’iniziativa, afferma che si devono seguire queste modalità, e menziona cosa si deve fare per le vittime. Cioè nella stessa redazione dell’ ordinanza giudiziaria si pone attenzione a questo aspetto, riconoscendo i diritti della vittima e dando protezione a questa iniziativa.  Ed è bene ricordare che queste rare azioni giudiziarie, non erano rivolte a giudicare un presunto responsabile, anche perché per il tempo trascorso sono ormai deceduti. Ciononostante per i partiti politici spagnoli preoccupa che questo secondo aspetto del procedimento, quello giudiziario, possa andare oltre quello che considerano lecito ed auspicabile. Perché questo tema va unito ad un’altra questione che riguarda la frase detta da molti politici che questa ricostruzione concreta della memoria “riapre ferite”. Tra i cittadini in realtà la questione non si pone in questi termini.  Perché la gente è molto più responsabile e seria di quanto non mostrino i partiti politici. Inoltre quei politici che dicono questo ammettono che la democrazia in Spagna non è solida. Comunque  sia io credo che se di ferite bisogna paralare queste si sono aperte nei partiti politici. Perché con queste nostre iniziative gli abbiamo messi in ridicolo, abbiamo messo in evidenza loro ipocrisie, senza averlo voluto da parte nostra. Quindi un problema interno ai partiti che sono un apparato  un po’ complesso che quando le cose vanno male, come adesso con la crisi, chiedono aiuto anche ai cittadini ma quando vanno bene fanno come vogliono. Io credo che con la Transizione non solo c’è stato un patto di silenzio perché l’arrivo della democrazia in Spagna non ha significato solo l’amnesia ma anche l’anestesia: non protestare, non ribellarti tanto, lascia gestire a noi hanno detto le forze politiche. Perché bisogna dirlo chiaramente, molti degli atteggiamenti e comportamenti di una parte della classe politica spagnola sono ancora pre costituzionali.

Le sentenze dei tribunali franchisti non sono state cancellate. Eredità franchista nella democrazia monarchico parlamentare

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Per vedere il trailer del documentario “El cementerio de las botellas“realizzato da Iñaki Alforja su esumazioni di assassinati sul monte Ezkaba di Iruña (Pamplona) a cui ha partecipato l’associazione Aranzadi clicca qui

(Continua).

La seconda parte dell’intervista con Paco Etxebarria, I buchi neri della democrazia spagnola, verrà pubblicata giovedì 3 giugno 2010


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