PJAK: PRONTI ALLA PACE SE IRAN FA PASSI CONCRETI

Haci Ahmedi è il leader del PJAK (Partito della Libera Vita del Kurdistan). Lo abbiamo intervistato mentre si trovava a Roma per una serie di incontri.

Partiamo dall’appello di Karaylan (Presidente del KCK) che ieri ha chiesto al PJAK (Partito Vita Libera del Kurdistan) di dichiarare un cessate il fuoco. Quale è la sua opinione? Ne stanno discutendo in Kurdistan?

Noi salutiamo con gioia ogni proposta contro la guerra. Non ha importanza da chi venga avanzata. Noi siamo contro la guerra. Non a suo favore. Saluteremmo con entusiasmo un eventuale passo del governo iraniano di considerare seriamente la proposta di cessate il fuoco, di non fare uso delle armi e l’eventuale tentativo di risolvere questi problemi attraverso il dialogo. Questo non significa affatto che non abbiamo abbastanza forza per poter condurre una guerra. Ne abbiamo a sufficienza ma noi siamo contro la guerra e contro i massacri.

Possiamo ripercorrere le motivazioni di questo aumento di scontri tra PJAK ed Iran dopo le recenti impiccagioni?

Effettivamente per oltre un anno non abbiamo avuto scontri a fuoco, né operazioni militari. Abbiamo sperato che il regime iraniano considerasse questa nostra dimostrazione di buona volontà come la possibilità di arrivare ad una soluzione pacifica. Nella sua prima Conferenza, tenutasi due mesi fa, il PJAK ha avanzato al regime iraniano la richiesta di affrontare pacificamente la questione kurda nel tentativo comune di trovare una soluzione duratura. Ma l’Iran, al contrario, dopo un anno senza scontri armati ha deciso di impiccare 5 esponenti del PJAK. Questa per noi è stata una dichiarazione di guerra. Il PJAK doveva dare una risposta. Il PJAK ha mostrato solo una parte del suo potenziale. L’Iran ha fatto tutto ciò in ossequio ai nuovi rapporti con la Turchia. Ciò è avvenuto nel periodo nel quale si è tenuto l’incontro tra il Ministro degli esteri iraniano Mottaki, il Presidente siriano Bashar al-Assad ed il governo turco per pianificare una guerra di annientamento contro il popolo kurdo. Dopo ciò si è registrata la visita del Presidente del Parlamento iraniano Larjani ad Ankara. Quelle esecuzioni sono state un regalo per la Turchia e la dimostrazione di buona volontà da parte del regime iraniano. La dimostrazione della sua buona volontà e della sua predisposizione  a lottare contro il popolo kurdo.

Come giudica le recenti operazioni militari nel Nord Iraq?

Sono una parte di questo progetto di annientamento del popolo kurdo stabilito da Iran, Turchia e Siria. È chiaro che la Turchia non solo contrasta i kurdi nel suo territorio ma si pone contro la soluzione della questione kurda in ogni parte del Kurdistan. Adesso i kurdi in Iraq sono comunque arrivati ad una soluzione della questione col Governo centrale iraqeno. Turchia, Iran, Siria ed in parte anche l’Iraq tendono a colpire i diritti che i kurdi si sono conquistati in Iraq.

Come giudica il nuovo rapporto tra Iran e Turchia?

I nuovi rapporti tra Iran e Turchia non sono né strategici, né tantomeno ideologici ma semplicemente tattici. L’Iran ha bisogno, ad ogni costo, di portare la Turchia dalla sua parte nello scacchiere mediorientale. Questo passaggio è fondamentale per la sicurezza del regime iraniano rispetto alle sue relazioni con USA e occidente. La Turchia adesso ha una amicizia con Hamas e si dichiara pronta a combattere per i diritti dei palestinesi. Anche se Hamas, a torto o a ragione, è inserita nella lista delle organizzazioni terroristiche e la Turchia, sul suo suolo, combatte un popolo che considera terrorista. Questa doppia morale è inaccettabile anche per molti turchi e estranea alla concezione internazionale.

Può descrivere la situazione dei kurdi che vivono in Iran, partendo dalle scorze elezioni del giugno 2009 ad oggi e con particolare attenzione alle vicende di questi ultimi mesi?
In questo ultimo anno in tutto l’Iran abbiamo assistito ad un forte aumento delle spinte repressive. Prima solamente la regione kurda era militarizzata, oggi tutto l’Iran è militarizzato. Ogni giorno vengono uccise delle persone. Soltanto negli ultimi 3 giorni sono state eseguite 19 condanne a morte. Le condanne a morte sono inumane e vengono eseguite senza che ci sia un giusto processo, il diritto alla difesa o un tribunale equo. I capi di imputazione sono spesso falsificati. Il regime iraniano cerca di colmare la rabbia del popolo iraniano attraverso queste condanne a morte che vengono stabilite sempre con accuse relativa a traffico di droga o a reati contro Dio. Solo nel 2009 sono state uccise 338 persone. Queste, inoltre, sono soltanto le cifre ufficiali. Massacri, esecuzioni, repressioni in tutto l’Iran e specialmente in Kurdistan non possono essere più tollerati. Per questo molti giovani kurdi e molti giovani di altri popoli oggi si uniscono alla guerriglia kurda per combattere questo sistema.

Il PJAK ed il movimento kurdo vengono spesso considerati, anche dagli iraniani, come l’unica  e possibile realtà che potrebbe far cambiare le cose in Iran. Quali sono le richieste del PJAK e quali sono le linee politiche del movimento?

Il PJAK combatte per un sistema democratico in Iran. Questo significa che in Iran tutti i popoli dovranno essere considerati uguali sotto tutti i punti di vista: sociale, politico, economico, ideologico. Vogliamo garantire all’Iran un futuro democratico con eguali diritti per uomini e donne e per tutte le fedi religiose.

Ci sono ancora 20 membri del PJAK che attendono l’esecuzione. Se li impiccheranno che farete? Che reazione avrete?

Noi dobbiamo difendere il nostro popolo. Queste condanne non sono eque. I condannati non hanno potuto usufruire di alcun diritto legale alla difesa. Il popolo kurdo non potrà accettare queste eventuali ed ulteriori condanne a morte.


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