IRLANDA. CHI C’E’ DIETRO A QUESTI GRUPPI?- Bobby Storey

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Bobby Storey, leader del Sinn Fein, militante repubblicano ed ex prigioniero politico.

Gara. Supponiamo che ti dicessi che sta operando un gruppo che con le sue azioni pretendesse provocare la rimilitarizzazione delle Sei Contee; che tornino le truppe britanniche nelle strade del nord Irlanda; che ci siano attentati settari dei lealisti pro britannici; chiudere gli spazi democratici che si sono aperti per il repubblicani; che diminuisca l’appoggio in Irlanda e a livello internazionale agli obiettivi repubblicani; che si elimino le attuali istituzioni congiunte nelle quali i repubblicani hanno più potere politico che mai, le quali servono per promuovere l’unità dì Irlanda e l’uguaglianza…

Se sapessimo che  ci fosse un gruppo così, di chi supponiamo che si tratti? Di servizi militari britannici? O di gente che si auto denomina “repubblicana”?

Forse alcuni degli individui che partecipano in queste piccole fazioni militariste credono genuinamente, anche se equivocatamente, che favoriscono la causa repubblicana. Altri se ne approfittano di questi gruppi per i propri interessi criminali . E senza il minor dubbio, ci sono alcuni tra loro che sono impegnati nel sabotare il movimento repubblicano, disfare i considerevoli avanzamenti che sono stati conquistati nelle decadi recenti e sovvertire l’ambito attualmente stabilito per avanzare verso la riunificazione.

I volontari dell’ IRA portarono avanti una lotta armata per togliere i soldati britannici dalle Sei Contee.. e le azioni di questi individui sono incamminate a far si che tornino. Q questo bisogna chiamarlo con il suo nome: una agenda sicurocrata. E c’è una domanda che bisogna fare a queste fazioni:.Chi c’è dietro di voi? Può essere che neanche voi stessi lo sappiate?

Rimilitarizzazione. L’IRA portò avanti una campagna militare lunga ed effettiva contro le forze britanniche, con l’appoggio attivo delle comunità repubblicane, con un numero alto di militanti disciplinati, e con un alto livello di appoggio e finanziamento internazionale che nelle attuali circostanze non tornerà a ripetersi.

Data l’incapacità delle forze britanniche di sconfiggere l’IRA, assieme al lavoro del Sinn Fein forgiando alleanze e mobilitando l’appoggio politico in tutta l’Irlanda e a livello internazionale, si mise in marcia il Processo di Pace irlandese.

L’Accordo del Venerdì Santo, quello di Saint Andrews, e adesso l’Accordo di Hillsborough sono le componenti chiave dell’ambito che si è creato per raggiungere la piena uguaglianza e riunificazione.

Come può ottenere più della stessa IRA, una forza militare molto più piccola, che è carente di dinamismo, destrezza, disciplina e appoggio di cui godeva l’IRA?

Questi gruppi riconoscono apertamente che non hanno  la benché minima possibilità di porre fine alla divisione d’Irlanda attraverso le loro azioni armate. Il loro obiettivo dichiarato è quello di “evitare la normalizzazione” nelle Sei Contee.

In altre parole, il loro fine, in modo evidente, è la rimilitarizzazione per reprimere, per chiudere spazi democratici, e per porre fine al processo di trasformazione del corpo di polizia del nord Irlanda, per conseguire che un numero leggermente maggiore di persone venga attratto verso le attività armate con tutti i costi che questo comporterà. E poi, cosa? Per questa domanda non hanno risposta. Questo non può giustificare ne una sola morte, ne la distruzione di vite per prigionia. Sarebbe pagare un prezzo troppo elevato in cambio di un obiettivo cosi poco utile e senza futuro.

Antidemocratico. La prospettiva di questi gruppi è antidemocratica. Non interagiscono con l’insieme della comunità in modo positivo. Trattano le opinioni e la volontà dei loro vicini con sdegno e ostilità.

Non sono non hanno dato conto di qual è la loro strategia per ottenere una Irlanda unita; ne sogliono offrire spiegazione alcuna o giustificazione pubblica delle loro azioni.

Nemmeno presentano la loro visione politica su che tipo di società si propongono costruire, e l’unico punto su cui sono d’accordo è sull’uso della forza fisica.

Questi gruppi sono incapaci di nominare una strategia che potesse convincere la gente del fatto che le azioni armate offrano una rotta verso una Irlanda unita al giorno d’oggi, perché le condizioni politiche sono cambiate definitivamente come risultato del lavoro del Sinn Fein per creare e guidare il processo di pace.

La strategia di pace del Sinn Fein favorì una uscita dal ciclo di violenza, una uscita basata sul promuovere i diritti democratici di tutti e creare strutture che integrassero gli esclusi. Questo ha propiziato un miglioramento nella vita della gente, e non si torna indietro.

Oggi, un insieme di leader repubblicani forte, efficace e sicuro di se offre un cammino verso una Repubblica Irlandese unita per mezzo di metodi politici e democratici. Dato che è così, quei gruppi devono comprendere devono comprendere che le loro possibilità di coinvolgere un numero significativo di persone un’altra volta in un conflitto armato sono zero.

Sinn Fein continuerà ad opporsi a qualsiasi tentativo dei sicurocrati di utilizzare azioni degli auto denominati repubblicani dissidenti per rimilitarizzare il Nord o per mantenere una polizia politica. E continueremo argomentando politicamente e ricordando ai militaristi della periferia del repubblicanesimo che la loro strada non porta da nessuna parte.

Smantellare lo Stato Orange. E’assurdo definire ciò che sta succedendo nel Nord come la “normalizzazione” della divisione dell’Irlanda. Ciò che sta avvenendo è un processo di trasformazione, capeggiato dai repubblicani, nel quale si sta smantellando lentamente lo Stato protestante e stanno maturando le condizioni per la riunificazione.

Dall’Accordo del Venerdì Santo si è progredito molto nella smilitarizzazione delle Sei Contee. Non ci sono torrette di vigilanza sulla frontiera; ormai non passeggia più l’Esercito britannico sulle nostre strade; si è tornato ad aprire le strade di frontiera; in molti luoghi sono state demolite basi militari, cosi come commissariati della polizia militarizzata.

Rimangono ancora grandi obiettivi, e il Sinn Fein continua a guidare la lotta contro la presenza militare britannica e a favore della trasformazione verso una polizia che rappresenti un servizio civico responsabile e accettabile.

L’obiettivo delle forze britanniche e dell’apparato repressivo dello Stato “orangista” imposto nel Nord è sempre stato di cercare di schiacciare le aspirazioni nazionali e democratiche del popolo nazionalista.

Tutta la dinamica del momento attuale, a livello politico, economico e sociale, s’incammina verso una Irlanda unita. La rimilitarizzazione costituirebbe il maggior ostacolo che dovrebbe affrontare questa dinamica verso il cambiamento.

Fino ad oggi, l’esito del movimento repubblicano è stato raggiunto sulla base della strategia politica del Sinn Fein, con consiste nel creare condizioni politiche nelle quali sarebbe impossibile continuare ad isolare, criminalizzare e censurare le comunità repubblicane.

Nelle condizioni più aperte, democratiche e di non repressione è dove i repubblicani possono guadagnare di più nella loro marcia verso l’unità nazionale. Questo è un fatto. E queste condizioni politiche, questo spazio democratico è stato conseguito grazie alle lotte e sacrifici di varie generazioni.

Le istituzioni per governare insieme e le entità nazionali pan irlandesi che si stabilirono come parte degli accordi, non tendono a consolidare la divisione d’Irlanda ma a minarla. Se s stabilizzano e si sviluppano queste strutture, che allo stesso tempo ci aiutano a costruire migliori relazioni con gli unionisti e favoriscono una maggiore integrazione di tutti i territori, questo gioca a favore del repubblicanesimo.

Intentare provocare una rimilitarizzazione implica chiudere lo spazio conquistato dai repubblicani nella vita politica, in cambio di conseguire, forse, il reclutamento di alcuni individui a certe piccole organizzazioni, nient’altro. Tutto ciò che potrebbero conseguire queste azioni è rallentare il processo di cambio progressivo e la dinamica verso l’unità d’Irlanda.

E torniamo a domandare: al servizio di chi stanno e che interessi favoriscono le azioni di questi gruppi?

Strategia. Esiste una lunga e gloriosa storia di ribellione armata contro il colonialismo britannico in Irlanda. Con ragione sentiamo il più profondo rispetto e ammirazione per queste azioni e sacrifici di quelli che lottarono e molte volte morirono, nel tentativo di porre fine alla dominazione britannica.

Però non glorifichiamo la guerra come un fine in sé. Ciò che onoriamo è il loro impegno a favore della causa del repubblicanesimo.

Quando ci sono state campagne militari in Irlanda che hanno sortito effetto – come la guerra d’indipendenza e la guerra recente dell’IRA – era perché l’attività delle forze di occupazione era tale che non rimaneva altra opzione che convogliare le risorse del movimento repubblicano verso la loro armata. In queste circostanze, quella decisione ebbe l’appoggio di una parte significativa della società irlandese. Quelli che sostengono l’uso di metodi armati nelle circostanze attuali ricorrono ad argomenti astratti sul diritto dei repubblicani a resistere alla dominazione britannica con la forza. Però se noi repubblicani abbiamo diritti, abbiamo anche degli obblighi. E, in primo luogo, l’obbligo di dare priorità a quanto conviene al nostro movimento e di domandarci: è questa la maniera più efficace di avanzare verso gli obiettivi repubblicani date le condizioni concrete che reggono in questo momento?

Tutti ci dobbiamo domandare cosa sta succedendo qui. Chi c’è dietro questi gruppi? Chi si può beneficiare di più da queste azioni?

Le nostre comunità dovrebbero fare fronte a queste azioni controproducenti e rifiutare le alterazioni che causano alla comunità, le attività di pattuglie di sicurezza che solo servono ai propri interessi e la criminalità che comportano.

Allo stesso tempo, tutti dobbiamo continuare a centrarci sul principale e mantenerci in marcia verso la libertà, l’unità e l’uguaglianza per tutta l’Irlanda.

Questa è la meta verso la quale ci sta conducendo la strategia del Sinn Fein.

Fonte: http://www.gara.net/paperezkoa/20100727/212375/es/Quien/esta/detras/de/estos/grupos/


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LUCIO UTURBIA.MURATORE DELL’ANARCHIA (VIDEO)

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Gara  Muratore pensionato. Da bambino perse tutto il rispetto per l’autorità. La sua vita è un susseguirsi di contrabbando, rapine, militanza clandestina, rifugio a perseguitati e falsificazione di denaro e di documenti per aiutare cause rivoluzionarie. Pianificò affondare gli Stati Uniti. Organizzò una truffa miliardaria ad una delle principali banche del mondo. Era ricercato da polizie di diversi paesi ed ha conosciuto il carcere. E’ anarchico. Rivendica la responsabilità delle persone. Si definisce ricco, lo definiscono irriducibile.

 

Nella foto: Lucio Iturbia (a sinistra) con lo scrittore Iñaki Egaña

Testo di Fermin Munarriz

 Lei ha 79 anni per nelle sue conferenze le sale sono piene di giovani

Si, perché le idee che porto sono necessarie e alla gente piace quanto dico. E’ facile cambiare il governo, però sappiamo disgraziatamente dove ci porta. La soluzione non viene dai governi, verrà dai noi stessi, se saremo responsabili, senza credere ne in chiese, in partiti o in governi…

Ci troviamo in una grave crisi: cresce la disoccupazione, il capitalismo diventa sempre più selvaggio, però la classe operaia sembra che contempli la situazione…Cosa sta succedendo?

Abbiamo molti più mezzi di una volta, abbiamo anche più libertà però dobbiamo insistere su questa idea necessaria che è la responsabilità. Per me, è perdere il rispetto a ciò che si deve perdere. Bisogna perdere il rispetto a questi capoccia imbecilli che quanto più hanno più vogliono, che non sanno fare altro che accumulare mezzi economici ma che poi non sanno utilizzarli.

Per quale ragione un giovane di oggi dovrebbe impegnarsi in una lotta contro il sistema?

Perché è necessario. La vita non è solo pane. L’essere umano è ciò che è per quello che fa. E la gente giovane deve sapere che non si tratta solo di lavorare, si tratta anche di vivere, di condividere, di creare.

Com’era lei da bambino?

Da bambino ero un rivoltoso e mi davano multe da cinque pesetas. Mia madre non poteva pagarla ed allora mi portavano castigato a piantare alberi o in carcere a Tudela. Questa fu la mia fortuna perché non dovetti fare nessun sforzo per perdere il rispetto a tutto quanto era stabilito. Per questo noi poveri abbiamo una ricchezza se sappiamo utilizzarla. Abbiamo il diritto di perdere il rispetto a questa società idiota. E non sono contro la ricchezza e l’intelligenza, sono contro il mal ultilizzo.

Fin dall’adolescenza ha conosciuto celle, caserme, carceri. Ricorda quante volte è stato arrestato o detenuto?

Mah, quando ero giovincello ho fatto….il carcere di Cascante, che era un fienile, quello di Tudela, che già era un carcere di professionisti, quello di Bera de Bidasoa e quello di Pamplona. Poi in Francia, sono stato anche qui in altre quattro o cinque carceri, però per me questo è stata un ricchezza. Se io dovessi iniziare nuovamente la mia vita rifarei le stesse cose.

Come fu il primo contattato con l’anarchismo

Il mio primo contattato fu in Francia, quando ci arrivai come disertore. Però già allora avevo avuto una piccola esperienza: A Valcarlos io avevo lavorato nel contrabbando. Ed io dico che tutti i contrabbandieri erano anarchici perché era gente che aveva perduto il rispetto all’autorità: la Guardia Civil ci vigilava per anche noi li vigilavamo per poter contrabbandare….

Ed a Parigi iniziò la vita militante nell’anarchismo..

All’inizio facevamo espropri (assalti a banche a mano armata) perché non c’era altro rimedio. Noi non abbiamo avuto ne ministri, ne deputati, ne industriali che ci abbiano aiutato. Noi anarchici facevamo gli espropri come potevamo, però io non considero un eroe quello che prende un mitra, come facevo io, incoscientemente. Puntavi il mitra ad un impiegato di una banca perché ti desse il denaro, d’accordo, però per me non era eroismo, è che non si poteva a fare in altro modo. Quando scoprimmo che potevamo fare altre cose attraverso le falsificazioni, tirai un sospiro perché io non ho ucciso nessuno però potevo essere morto o potevo uccidermi. Era pericoloso.

Che cos’è l’eroismo per lei oggi?

Per me, l’eroismo è non essere d’accordo con questa società di capoccia imbecilli, che non meritano nessun rispetto, perché bisogna essere degli imbecilli per avere i mezzi che hanno e non sapere utilizzarli. Avete visto come l’Europa trema dopo i fatti della Grecia perché non c’altro rimedio in questa società, in certi momenti, che perdere il rispetto ed anche utilizzare la violenza. Disgraziatamente non c’è altro rimedio che utilizzarla. Il timore alla Grecia è dovuto a questi gruppi di anarchici; no serve essere milioni. Tremano perché la società è molto fragile.

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