UNO DEI MAGGIORI PROCESSI DI PRIVATIZZAZIONE- Iñaki Esnaola

Gara. Negli ultimi tre mesi il Governo di Rodriguez Zapatero ha compiuto i passi necessari affinché il processo di privatizzazione delle casse di risparmio si possa sviluppare senza opposizione sociale; per questo ha modificato leggi ed ha utilizzato tutte le opportunità che gli sono  presentantate con l’obiettivo di minare la loro immagine.

Dicono alcuni filosofi che la Realtà non è qualcosa di obiettivo e indipendente che sta fuori di noi, ma che è una costruzione umana che noi stessi costruiamo con le nostre idee e i nostri atti. E, visto quello che stanno facendo con le casse di risparmio, mi sembra che non ci rimane altro che dare loro ragione.

Venerdì scorso sono stati resi pubblici i risultati dei famosi “stress test” che hanno fatto a banche e casse di risparmio della Unione Europea. Con questo nome sembra che sono alcune prove molto complesse, però in realtà ciò che hanno fatto è stato prendere il bilancio delle banche – i loro investimenti e prestiti – ed applicargli varie ipotesi. Con ognuna di queste ipotesi hanno fatto dei semplici calcoli per vedere cosa succederebbe con investimenti e prestiti delle banche  e delle casse di risparmio in una situazione economica complicata. Questo è tutto.

Per farsi un’ idea del rigore di questi test, alcuni appunti. La garanzia finale che offre una banca o cassa dipenderà dal capitale proprio con il quale dispone per rispondere dinnanzi a possibili perdite. Bene, invece di prendere come riferimento il capitale proprio, cioè, quello che hanno messo gli investitori nel creare la banca più le riserve che si vanno accumulando con gli utili che non vengono ripartiti, hanno incluso in questo comparto le partecipazioni preferenziali, che sono dei prestiti speciali, però prestiti in fin dei conti, ossia, denaro che non è della banca o della cassa e che, se ci sono perdite, qualcuno reclamerà. Stando così le cose, è abbastanza discutibile quanto hanno misurato in realtà. Un buon inizio.

In quanto ai rischi, tre quarti del medesimo. Il debito degli stati – il debito sovrano – che hanno le banche e le casse si valutava peggio se stava nel comparto “portafoglio di negoziazione, cioè, per essere venduto a breve termine, che se stava nel comparto “ portafoglio bancario” , ossia, con l’intenzione di mantenerlo e incassare l’interesse finale. Saputo questo, le banche hanno piazzato quasi tutto il debito sovrano nel “ portafoglio bancario” e avanti cosi. Insomma, che differenza fa metterlo in un conto o in altro; quando se li sembra più redditizio, lo venderanno e fine.

Altra ipotesi discutibile è quella dei crediti ipotecari. Nel peggiore degli scenari prospettati hanno supposto che l’80% dei crediti ipotecari si restituiranno. Sembra una previsione un poco ottimista. Inoltre come indicava uno dei direttori della Banca Civica, non è lo stesso un credito ipotecario di una abitazione abituale che di una seconda casa sulla costa mediterranea o nei Pirenei, un locale nel centro di Pamplona o un mini appartamento in seconda fila dalla spiaggia. Lo sforzo per pagare la prima casa sarà sempre maggiore che lo sforzo per pagare un capriccio per andare in vacanza e, quindi, più difficile sarà che non venga restituito il credito della prima casa. Nello stesso modo, se alla fine il credito non viene restituito e la banca rimane con il locale o il terreno, non vale lo stesso un locale nel centro di Pamplona che un terreno in seconda o terza fila dalla spiaggia nel quale non si potranno nemmeno piantare pomodori per l’ombra che danno i grattacieli costruiti praticamente sulla sabbia.

Con queste premesse hanno fatto l’esame e tutti sono rimasti tranquilli con un risultato: solo hanno beccato una banca greca, una banca tedesca e alcune casse di risparmio spagnole. Forse gli investitori internazionali pensavano che la situazione fosse molto peggio. Chissa! In ogni modo, ciò che richiama l’attenzione è che il Governo spagnolo mettesse quasi tutte le casse di risparmio nella analisi, incluse quelle che hanno ricevuto aiuti statali attraverso il FROB e che, per tanto, si supponeva, avessero problemi. Possibilmente, il Governo di Rodriguez Zapatero cercava l’immagine che è rimasta da questa prova: che le banche stanno bene e che le casse di risparmio sono un disastro. La questione è che affinché un processo di privatizzazione funzioni senza grandi conflitti sociali, la prima idea che bisogna diffondere è che il pubblico è una rovina mentre il privato è il paradigma della efficienza. Non  ci rimane che riconoscere che hanno conseguito far passare questa idea approfittando della prova.

Oltre a diffondere questa idea, l’Esecutivo spagnolo ha preparato allo stesso tempo la strada affinché la privatizzazione possa essere portata avanti. La settimana scorsa il Congresso dei Deputati ha convalidato il Real Decreto Legge 11/2010 del 9 luglio che modifica il funzionamento delle casse di risparmio. In esso si apre una via affinché le casse si possano convertire in banche, cosa che si può fare con due passi o con uno,  a seconda delle convenienze dei gestori e dei politici implicati.

Primo passo. A partire da adesso le casse possono emettere quote di partecipazione con diritti politici, cioè azioni, fino al 50% del valore della cassa. Di conseguenza, il potere degli attuali organi di queste entità diminuirà nella stessa proporzione nella quale vengono emesse azioni. Secondo quanto dicono, questo permetterà alle casse captare capitale sui mercati internazionali, però perché necessitano tanto capitale le casse di risparmio? Per comprare Google? O Samsung? Per attendere alle necessita di credito dei lavoratori e lavoratrici, degli “autonomi” e delle piccole imprese del nostro piccolo paese con i nostri piccoli risparmi gli basta e avanza. Li è avanzato tanto fino ad ora che si sono permessi il lusso di speculare in giro. Abbiamo la Kutxa con il Banco Madrid; alla BBK, che anche è piena, adesso li hanno aggiudicato la zavorra di CajaSur affinché la risani. Tanto capitale perché? Per risolvere i problemi degli altri?

Secondo passo. Se questo non è sufficiente, o direttamente senza aver emesso prima azioni, le casse possono creare una banca e venderla, rimanendo esse con una parte delle azioni e l’opera sociale. In questo modo, le casse si trasformano in una fondazione che manterrebbe l’opera sociale con i dividendi che le danno le azioni della nuova banca venduta al capitale.  Meravigliosa soluzione che permette al capitale rimanere con l’altra metà dell’affare finanziario che fino ad oggi controllavano le casse. Lo ha già detto Alfredo Saez, del Banco de Santander, che lo vanno a “studiare seriamente”.

Nel citato Real Decreto-Legge ci sono alcune cose ancora, però soprattutto una richiama l’attenzione: proibisce gli incaricati pubblici eletti di formare parte degli organi di governo delle casse. Questo significa, professionalizzare la gestione. Seconda idea che bisogna inculcare nella popolazione perché la privatizzazione possa scorre sui binari: le casse sono un disastro perché non sono dirette da professionisti della finanza. Se si privatizzano, i professionisti s’incaricheranno di avere il massimo rendimento. Questo concentra tutta l’ipocrisia della classe politica. In primo luogo, perché le casse le controllano i partiti politici attraverso i comuni, province e un sistema elettorale oscuro e antidemocratico. E lo continueranno a fare, ci siano consiglieri eletti negli organi di governo o ci siano i loro prestanome. Basta solo vedere la diatriba che è nata nella Vital per quanto riguarda la presidenza. Ed in secondo luogo, le casse sono dirette da professionisti della finanza. Ciò che veramente avviene è che i partiti politici le hanno usate per i propri fini passando sopra a qualsiasi criterio finanziario o ricerca del bene comune. Il settore pubblico è stato utilizzato dai partii politici per formare i loro quadri, per pagare favori, come cimitero di dinosauri e per qualsiasi cosa meno che per il servizio pubblico. Di questo il PSOE ne sa molto. E lo continueranno a fare, nelle casse, nelle fondazioni o nelle nuove banche.

Il boccone è succulento. Alcuni valutano il valore di ciò che si pretende privatizzare in 100 miliardi di euro nello Stato spagnolo, qualcosa come il 10% della ricchezza. E tutti sono già coinvolti – province, comuni, direttori delle casse … – tutti, affilando i denti per vedere chi rimane con la parte più succulenta del boccone.

Hanno già preparato il piano per privatizzare le casse e, cosa più importante, hanno anche creato la Realtà per presentare questa privatizzazione come inevitabile: le casse sono un disastro senza una gestione professionale. Di questi temi è già stato pubblicato qualcosa su questo giornale tre mesi fa (GARA, 11.4.2010) e in queste cose fa molto male aver visto giusto.

Anche se hanno aperto la porta, il risultato dipenderà dalla Realtà che le classi popolari di questo paese, quelle al cui servizio dovrebbero essere le casse di risparmio, siano capaci di costruire, del progetto che siamo capaci di sviluppare.

Fonte:http://www.gara.net/paperezkoa/20100801/213218/es/En/marcha/uno/de/los/mayores/procesos/de/privatizacion/


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