UDALBILTZA: SENTENZA ASSOLUTORIA DI UN PROCESSO POLITICO

7 anni di attesa; uno strumento politico istituzionale per favorire tra l’altro”sviluppo e sostegno ad zone depresse”, sequestrato, criminalizzato; 13 persone ce hanno scontato mesi d carcerazione preventiva 20 imputati il tutto con l’accusa di integrazione in “organizzazione terrorista”. Risultato? Tutti assolti. Il tribunale speciale spagnolo, l’Audiencia Nacional ha mandato assolti i consiglieri e sindaci baschi imputati nel caso Udalbiltza, l’organismo municipale basco nato nel 1999 con l’obiettivo di fornire uno strumento istituzionale per l’articolazione del progetto per la sovranità basca. II caso Udalbiltza è un’altra perla del teorema “tutto è ETA” messo in atto dal Giudice Baltazar Garzon, però coniato dal sistema politico spagnolo sia esso del Partito Popular o del Partido Socialista Obrero Espanol, con il quale si sono chiusi giornali, illegalizzate associazioni, forze politiche, incarcerati dal 1998 ad oggi quasi trecento persone. Una furia inquisitoriale nel contesto delle “guerre preventive della lotta al terrorismo” che ha sciolto al sole decenni di giurisprudenza. “Contaminazione”, “fagocitare”, “se non abbiamo le prove le costruiremo”, “per essere legali non basta rifiutare la violenza dobbiamo essere convinti che dicano la verità”, sono alcuni dei principi che hanno delineato in questi anni l’articolazione di fatto del “codice penale del nemico” per combattere non solo ETA ma soprattutto il movimento politico della sinistra indipendentista basca vera spina nel fianco del sistema politico spagnolo nato dall’impunità del regime franchista. La sentenza sorprende non tanto per l’assoluzione ma per le motivazioni. Scontate in uno stato diritto: “in uno stato democratico rimangono fuori dall’ ambito penale l’azione politica e le opinioni e manifestazioni ideologiche, piacciano o meno, siano maggioritarie o minoritarie, sono condivise o no, E lo fa incluso – aggiunge- quando queste ripugnino alla immensa maggioranza, come avviene con il silenzio o la mancanza di condanna degli attentati terroristi”.  Quando il giudice Baltazar Garzon rinviò a giudizio gli esponenti di Udalbiltza motivò la sua decisione per le “attività” dell’ organismo. Quali erano? “Sovvenzioni a organismi culturali, sportivi, istituzioni educative…; raccolta di fondi per appoggiare progetti imprenditoriali in Zuberoa (provincia basca in Francia) (investimenti in una fabbrica di prodotti in latex, investimenti in una impresa per la produzione di birra, sovvenzioni per progetti audiovisivi, sovvenzioni per progetti di diffusione delle tecnologie informatiche..); contrattazioni per consulenze; pagamento di salari ai lavoratori di Udalbiltza.”. Prove su  “direttive” di ETA o addirittura di “deviazioni di fondi pubblici” verso l’organizzazione armata basca: nessuna. Nel dibattimento processuale i poliziotti ammisero di non aver trovato prova alcuna. Eppure nel portale del Ministero degli Interni del 29 aprile 2003, pochi giorni dopo l’Operazione Udalbiltza, si può leggere che “ubalbilta, il progetto politico auspicato da ETA attraverso la disobbedienza civile, come il denominato documento di identità nazionale basco, la Carta dei Diritti dei Baschi(..). tutto questo con l’aggiunta di  utilizzare le cariche pubbliche e le precetti legali per distruggere il modello disegnato dalla Costituzione”.  Erano gli anni dove a capo del Ministero degli Interni del Governo Aznar, c’era l’attuale segretario del PP Mariano Rajoy. Erano gli anni in cui alcuni giudici che contestarono l’impianto accusatorio del giudice Garzon, caddero in disgrazia non prima che l’ineffabile ministro degli Interni insinuasse che esisteva un “fronte giudiziario di ETA”. Un dato emerge dopo questa sentenza. Che dei cinque processi svolti fino ad ora nell’Audiencia Nacional contro movimenti, organismi, mezzi d’informazione,  chiamati in causa dal teorema “tutto è ETA” due si sono risolti con l’assoluzione con formula piena, Egunkaria e Udabiltza, uno con l’assoluzione dalla accusa di “organizzazione terrorista” ma che verrà poi sancita dal Tribunal Supremo, Jarrai Haika Segi, due con condanne, Gestora pro Amnistia, e il macro processo 18/98 anche se in questo caso il TS ha sancito tra l’altro che  la chiusura del quotidiano Egin avvenuta nel luglio 1998 per ordine del giudice Garzon, non aveva motivazione.

La sentenza di oggi si inserisce nello scenario politico attuale dove la sinistra indipendentista basca ha fatto una scelta definitiva ed irrevocabile per un “processo democratico senza violenza ne ingerenze”, dove ETA, dopo le pressioni sia della sinistra indipendentista e di altre forze progressiste basche sia di personalità internazionali che hanno sottoscritto la Dichiarazione di Bruxelles, ha proclamato “un alto al fuoco generale, permanete e verificabile” dalla comunità internazionale. Uno scenario politico dove però Governo spagnolo PSOE e PP si chiudono a riccio riaffermando la politica della “fermezza”, istigando arresti politici mirati, come l’operazione di polizia di tre giorni fa che ha portato all’arresto di 13 persone, persistendo nella illegalizzazione della sinistra indipendentista basca.

Che la paura della “pace giusta” per il contenzioso basco spagnolo sia diffusa negli ambienti politici spagnoli si riflette anche nel silenzio rumoroso della stampa spagnola riguardo alla sentenza assolutoria degli imputati di Udalbiltza. Solerti nel “sbattere il mostro in prima pagina”, basta andare a leggere i quotidiani spagnoli all’epoca degli arresti, ieri sui portali web e oggi sui quotidiani nelle edicole la notizia quasi non esiste. Tra tutti il quotidiano El Pais che ieri sul suo portale web nel riportare la notizia nelle sezione notizie in breve dalla “Spagna”, chiude la cronaca della sentenza con la notizia degli arresti di due giovani durante proteste per gli arresti di un paio di giorni fa.. Ed anche Governo, PSOE, PP e PNV muti. La notizia dell’ultima ora è che il Pubblico Ministero non farà ricorso contro la sentenza per considerarla “motivata”. 34 anni dopo la sua istituzione, giudici del l’Audiencia Nacional, riconoscono che “ il presupposto che tutto quanto nomini ETA è sotto il suo controllo, sia la lingua, lo sport, la sovranità, l’autodeterminazione, la nazionalità, o la politica in generale” porta “contro ogni logica ”a criminalizzare la cultura e lo sport basco o l’idee indipendentiste o secessioniste”. E’ quanto hanno fatto in questi decenni politici e magistrati ed è quanto stanno ancora facendo invece di apprendere da una sentenza che può essere un viatico per superare la ragione di stato a favore delle ragioni della democrazia.

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