19 MARZO, ORE 17.54: GUERRA ALLA LIBIA

19 marzo, h 17.54
Un velivolo francese colpisce un mezzo militare libico di terra. Inizia così la nuova guerra “giusta” dell’Occidente contro un cattivo che fino a ieri veniva ospitato in pompa magna da molte diplomazie di quegli stati che oggi accorrono frettolosi alla chiamata di una nuova “coalizione dei volenterosi”.
Facciamo nostro l’appello di Radio Città Aperta a scendere in piazza per manifestare subito contro la nuova guerra nel Mediterraneo e contro i complici dell’intervento militare ‘umanitario’ (la memoria corre al Kosovo) in Libia.

19-03-2011/

La illegale decisione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU che autorizza la guerra contro Tripoli, rende evidente come per la Francia, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti e per le potenze europee la posta in gioco in Libia non siano affatto i diritti del popolo libico quanto gli abbondanti giacimenti e rifornimenti di petrolio e di gas. Un obiettivo questo ritenuto strategico di fronte all’acutizzazione della crisi economica internazionale e dalla inevitabile escalation dei prezzi energetici nei prossimi giorni.
Di fronte agli aerei e alle navi militari che stanno andando a bombardare la Libia per “proteggere i civili”, non ci si può che indignare ricordando come niente di tutto questo fu messo in campo mentre le forze armate israeliane bombardavano senza pietà la popolazione palestinese rinchiusa nella gabbia di Gaza tra il 2008 e il 2009 (1.400 i morti, la metà civili inermi, quasi il quadruplo delle vittime di queste settimane in Libia). Due pesi e due misure? No, complicità con i crimini di guerra e interessi strategici su gas e petrolio che prevalgono sistematicamente su ogni diritto umano e dei popoli.
L’intervento militare delle potenze della NATO in Libia – le cui avvisaglie erano già state anticipate dall’utilizzo sul terreno di guerra di commandos e consiglieri militari occidentali – suona inoltre come monito e minaccia anche contro i movimenti popolari in Tunisia, Egitto, Algeria, i quali hanno avviato processi di cambiamento importanti ma i cui esiti rappresentano ancora una incognita per gli interessi delle multinazionali statunitensi ed europee e per gli interessi geopolitici delle varie potenze.
Il futuro della Libia potrà anche fare a meno della leadership di Gheddafi e del suo inconseguente “anticolonialismo”, ma è del tutto inaccettabile che questo futuro venga ipotecato dagli interessi materiali e strategici degli Stati Uniti e dell’Unione Europea sulle risorse energetiche del paese e non dalla decisione della popolazione e dalle aspirazioni democratiche.
Non intendiamo essere in alcun modo complici dell’aggressione militare degli USA, delle potenze europee o dell’ONU contro la Libia.
Manifestiamo subito in tutte le città contro la nuova guerra nel Mediterraneo e contro i complici dell’intervento militare “umanitario” in Libia.
No all’uso delle basi militari in Italia per l’aggressione contro la Libia.


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