PAESE BASCO VERSO UN NUOVO SCENARIO POLITICO

Da una parte la destra e le risorse mediatiche e di altro tipo che possiede sembrano impegnati affinché l’esperienza fallisca. Perché? Cos’è di cui hanno paura? Non può essere elettoralismo. Perché conseguire la ace, si sa che costa molto caro e i Governi che la ottengono più che un premio ricevono un castigo dalle urne. Se non è elettoralismo, che cos’è? Sinceramente credo che sia mancanza di patriottismo. Non posso definire in altro modo una atteggiamento che , dinnanzi a una questione di Stato, invece di tacere o aiutare, si utilizzi il tema per piccole miserie della opposizione senza quartiere al Governo. Il problema è che il Governo e il partito che lo sostiene sono  esenti da colpe. Comprendo che il loro margine di manovra non è eccessivo, anche le difficoltà che attraversa il socialismo dinnanzi all’assalto della crisi e una opposizione immisericordiosa. Rattrappirsi, piegarsi di fronte al clima creato dalla destra può dare un’apparenza di consenso che è sempre buona. Però l’attuale consenso è falso, un consenso negativo: se si accetta ciò che dice il PP, bene; se si fa ciò che non gli piace, tartassamento e attacco contro il Governo. Non eravamo rimasti che il Patto per le Libertà e contro il Terrorismo era guidato dal principio che l’esecutivo è il responsabile della politica antiterrorista e l’opposizione prestava il suo appoggio sempre e quando venisse spiegato il perché di questa politica? I termini sembrano essersi invertiti.

Comprendo che la destra dimentichi il patriottismo, il suo è patrioterismo, però la sinistra non può smettere di essere patriota. E anche se deve adottare misure che possono comportargli dei problemi ha maggiori obblighi che la destra nell’essere responsabile e fare ciò che deve. In fin dei conti la socialdemocrazia è possibile solo in uno Stato forte, perché i suoi sostenitori si aspetto l’aiuto dallo Stato, invece, la destra con molti altri strumenti.

Non si è forse visto obbligato Zapatero a prendere determinate misure sapendo che erano costose, pensando nel futuro del paese? In cambio, sulla materia antiterrorista credo che ha optato per non infastidire la destra. Per elettoralismo? Piuttosto per mancanza di coraggio. Questa passività non gli darà più voti, forse nemmeno il contrario gliene darebbe, però per patriottismo, e anche se comporta nuovi scontri con il PP, non dovrebbe tollerare senza combatterlo, l’ambiente meschino e negativo che sta sì crescendo in Spagna su una possibile pacificazione di Euskadi.

Con la legittimità che mi da l’essere uno dei più fermi difensori della Legge dei Partiti, il clima di allarmismo e pressione al quale è sottoposta l’opinione pubblica, e in definitiva i tribunali,su una possibile legalizzazione di Sortu, seminando argomentazioni demagogiche e falsi timori, è una irresponsabilità. La Legge dei Partiti si fece per il legalizzare, però anche per legalizzare se si ottemperava alle su condizioni. I tribunali decideranno, e suppongo che decideranno bene, però non si sta giocando con la freddezza e la prudenza che esige un tema e un momento così importanti.

Però, forse, non è la questione della legalizzazione la cosa più importante. Il male e il pericolo è la cecità che si sta dimostrando dinnanzi a quanto sta avvenendo in Euskadi e alla sua sinistra indipendentista.

Per tanto rumore che si faccia, nessun politico serio, che conosca il Paese Basco, può negare che Batasuna ha optato per l’addio alle armi e che questo ci porta, più prima che dopo, alla fine di ETA. Ancor meno, nessun politico serio si può dimenticare che queste cose non sono irreversibili, che dalla politica e dalle istituzioni si possono fare cose decisive per facilitare, render difficili o lasciare marcire questa evoluzione. Penso sinceramente che di fronte alle pressioni della destra e la debolezza del socialismo si è optato per la passività dinnanzi al carattere spinoso e rischioso della questione. Quelli che tanto hanno sofferto il terrorismo e hanno lottato contro di esso non si meritavano questo.

Che importa un voto in più o in meno. E adesso torno a Azaña e Canovas. In quale paese d’Europa o del mondo un ministro degli Interni che sta ponendo fine o ha messo fine ad un problema che si credeva irrisolvibile, invece di dargli il sostegno e il ringraziamento di tutti, si sia di destra o di sinistra, lo si fa diventare un personaggio da combattere o distruggere? Solo in Spagna! In quale paese un presidente del Governo, che scommise sulla pace e la riesce a conseguire, non gli viene riconosciuto questo merito di portata storica? Ed inoltre lo si denigra per quanto fatto nella legislatura anteriore, come se quanto sta avvenendo adesso non fosse una specie di epilogo di quanto avvenne allora, del lavoro di allora e non qualcosa caduta dal cielo? Solo in Spagna!

Le elezioni sono una cosa. A volte si vincono a volte si perdono. Però le vite umane sono sacre e c’è una priorità a tutto. Non diventiamo degli irresponsabili, sprecando l’occasione. E nemmeno dobbiamo essere ingenui, quelli che oggi boicottano, domani saranno i portabandiera del raggiungimento della pace. Diceva Machado che “ gli invisibili tessitori dei sogni erano due, la truce paura e la verde speranza” che, applicato al caso nostro, potrebbero essere il polso fermo e la mano tesa.

Fonte: http://www.elpais.com/articulo/espana/Pulso/firme/mano/tendida/elpepuesp/20110315elpepinac_4/Tes


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È stato un vero massacro quello di lunedì 15 novembre, nella finca El Tumbador, municipio di Trujillo, nel nord dell’Honduras. Un esercito di più di 200 guardie di sicurezza del produttore di palma africana Miguel Facussé Barjum, presidente della Corporazione Dinant, ha attaccato con armi di grosso calibro i membri del Movimento contadino dell’Aguán, Mca, i quali avevano recuperato quelle stesse terre da oltre nove mesi. Terre che erano state usurpate loro dal sanguinario impresario per seminare palma africana. 

L’attacco dei gruppi paramilitari ha lasciato un tragico saldo di cinque morti – Teodoro Acosta (45), Ignacio Reyes (50), Raúl Castillo, 45, Ciriaco Muñóz (45) e José Luis Sauceda Pastrana (32) -, uno scomparso – Noé Pérez – e vari feriti, alcuni dei quali sono ricoverati in gravi condizioni. 
“Le guardie di Facussé sono arrivate alle 5 di mattino e hanno intimato ai contadini di abbandonare il luogo. Di fronte al rifiuto di questi ultimi hanno chiamato rinforzi. Sono arrivate più di 200 guardie e senza proferire parola hanno aperto il fuoco con armi di grosso calibro”, ha raccontato Santos Cruz, membro del Mca, alla Lista Informativa “Nicaragua y más” e a Sirel. 
Secondo varie testimonianze, le guardie dell’impresario palmero hanno usato armi da guerra: AK-47, M-16 e fucili R-15. Hanno invaso la proprietà e hanno iniziato a inseguire i membri del Mca per più di quattro ore. Nemmeno la Polizia, che come sempre è arrivata quando la situazione si era calmata e il massacro consumato, è potuta entrare nel terreno, in quanto totalmente controllato e protetto dalle guardie.  “È stato un massacro. Hanno sparato per uccidere. La gente scappava tra le palme, cercando di proteggersi. Ci sono ancora due compagni scomparsi (uno, José Luis Sauceda, è stato poi ritrovato assassinato con tre colpi di R-15 al volto dopo l’intervista ndr) e non sappiamo se si siano nascosti o se siano stati assassinati e i loro corpi sono ancora nella proprietà. Nessuno può entrare. Queste terre sono nostre e le difenderemo”, ha spiegato Cruz

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