Gli affari della famiglia bin Laden nel Regno Unito
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La memoria corta di Blair fa sì che nessuno o quasi parli più di quanto stretti fossero i legami di bin Laden con il Regno unito e non solo negli anni ’80, quando cioè Whitehall e Washington pompavano miliardi nelle casse dei “guerrieri musulmani” impegnati a combattere i sovietici in Afghanistan. Nel 1994 Osama bin Laden arrivò indisturbato a Londra, visse a Wembley per qualche mese, il tempo per mettere in piedi un ufficio nella capitale noto con il nome di “Advisory and Reformation Committee”. Il portavoce del comitato, impegnato a lanciare fatwa e a inneggiare alla jihad via fax dal suo appartamento a Dollis Hill, era il “rispettabile” uomo d’affari saudita Khalid al-Fawwaz.
Da Londra al-Fawwaz, amico di molti giornalisti e personalità, organizzava viaggi e interviste nella base di bin Laden in Afghanistan e nel frattempo faceva propaganda soprattutto contro il regime saudita. Ad un certo punto i legami di bin Laden con la Gran Bretagna erano diventati talmente forti (e imbarazzanti) che il governo americano si trovò di fronte alla richiesta di inserire anche il Regno unito nella lista nera dei paesi che sponsorizzavano il terrorismo. Non solo: molti degli stati arabi oggi considerati possibili obiettivi da Blair e Bush, avevano apertamente accusato la Gran Bretagna di offrire ospitalità a estremisti musulmani ricercatissimi.
Negli anni ’80, quando il nemico da combattere era l’Unione sovietica, i corpi speciali di sua maestà, le Sas, offrivano (in Scozia) addestramento ai “guerrieri musulmani” che ricordano con una certa gratitudine la tappa inglese, prima di andare ad arruolarsi nell’esercito di bin Laden. Almeno duemila persone l’anno (negli anni ’80 e ’90), la maggior parte sostenitori della Jihad, fecero di Londra la loro base per chiamare a raccolta i fratelli musulmani e prepararli alla guerra santa: avevano scelto l’Inghilterra per le “tradizioni di democrazia e giustizia”. Ma oltre a predicare e addestrarsi, raccoglievano fondi e riciclavano denaro sporco destinato alle organizzazioni come quella di bin Laden.?Oggi il governo Blair ha messo al bando praticamente tutte le organizzazioni mediorientali e non solo quelle: la nuova legge antiterrorismo infatti è tra le più repressive e onnicomprensive (il concetto di terrorismo è estremamente ampio e quindi applicabile anche a tre amici con materiale ritenuto sovversivo) d’Europa.?Non è un caso dunque che di fronte alle accuse del parlamento francese – la Gran Bretagna continua ad essere un paradiso per il riciclaggio di denaro sporco da parte delle organizzazioni terroristiche – il premier Tony Blair abbia reagito in maniera molto poco diplomatica liquidando il rapporto come “offensivo, male informato, pieno di errori e quindi totalmente inesatto”. Ma nelle 400 pagine redatte dal socialista Arnaud Montebourg si spiega in dettaglio come la City abbia permesso l’espansione del riciclaggio, grazie al suo severo codice di confidenzialità. Nonostante la dura reazione di Blair, il rapporto ha trovato conferme nell’indagine che da mesi la Bbc News Online sta conducendo. Anche i giornalisti britannici sono arrivati alla conclusione che il sistema messo in atto dal governo per combattere il riciclaggio di denaro sporco è totalmente inadeguato. (orsola casagrande)
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Con una frequenza e partecipazione impressionante, che piova o ci sia il sole soffocante, il movimento basco di sinistra e per la sovranità promuove manifestazioni di massa che danno la misura della sua forza. Ieri, Bilbao è stato teatro nuovamente di un corteo di 23 mila persone che ha sfilato per la vie del capoluogo per chiedere la fine dei processi politici e rivendicando diritti per tutti.
La mobilitazione era stata indetta per protestare contro la sentenza di condanna a Sonia Jacinto, Arkaitz Rodriguez, Rafa Diez, Analdo Otegi e Miren Zabaleta che ha provocato reazioni indignate nel Paese basco e perplessità anche in Spagna.
Tra due ali di folla il corteo è partito dalla Casilla per concludersi come di consueto dinnanzi al Municipio, dopo aver attraversato le arterie principali del capoluogo basco.. Se si eccettua PP, PSE e PNV e i sindacati UGT e CCOO, c’erano rappresentanze di numerose organizzazioni politiche sindacali basche. Dai partiti EA, Alternatiba Aralar Sinistra Indipendentista, ai sindacati ELA- LAB Ehne Hiru Esk STEE-EILAS, la maggioranza sindacale basca. Durante il tragitto sono stati numerosi i momenti di solidarietà nei confronti dei rappresentanti del centro Sociale Kukutza del quartiere operaio di Errekalde a Bilbao, sgomberato e demolito poche ore prima provocando una forte protesta sociale ed una repressione violenta da parte della polizia autonoma basca.
Numerosi gli slogan a favore del rimpatrio dei prigionieri baschi “Euskal Presoak etxera!” “Prigionieri baschi a casa” o lo storico “Presoak Kalera, Amnistia Osoa”, “Prigionieri liberi Amnistia per tutti”, intervallati dal secco “Independentzia”.
