LA CRISI DELLA CRESCITA – Alberto Filippi
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Cosa si direbbe di un medico che curasse un grande obeso con l’alimentazione forzata? Semplicemente che lo vuole uccidere.
E se la stessa cosa capitasse con l’economia? E la crescita funzionasse come l’alimentazione forzata?
L’economia reale, nei paesi più sviluppati, assomiglia ad un obeso che fatica a stare in piedi: tanto grasso e pochi muscoli. I muscoli, le risorse del pianeta, continuano a diminuire, perché non trovano un’adeguata alimentazione che dia loro la necessaria energia per rinnovarsi. Il grasso, la produzione di cose inutili, dannose alla salute come auto di lusso, inceneritori, gioco, droghe, o distruttive come mafia e armi, aumenta e costituisce la parte più rilevante del P.I.L.
Gli economisti della crescita, nel 2008, avevano assicurato la fine della crisi nel 2011, attraverso, sacrifici, privatizzazioni e liberalizzazioni. Il risultato è stato devastante, ma continuano a proporre la stessa ricetta, perché, come sosteneva J.K.Galbraith, sono al servizio dei magnati dell’industria e della finanza.
La stessa cosa vale per la ricerca. Una sana economia svilupperebbe tecnologie volte a ridurre il consumo delle risorse e ad aumentare la durata dei prodotti. Non solo, per diminuire lo spreco, ma anche per ridurre i rifiuti, che crescono in modo esponenziale. Ma queste tecnologie riducono il PIL. I prodotti devono durar poco, aver poca qualità, per sostituirli rapidamente. Per aumentare il PIL, non c’è meglio della tecnologia costosissima della morte, con armi sempre più distruttive di vite umane, risorse e territorio.
La crescita del PIL non produce aumento occupazionale. I dati parlano chiaro: dal 1960 al 1998 il PIL , a prezzi costanti, è più che triplicato (da 423 a 1416 miliardi di lire), la popolazione è aumentata del 16% (da 49 a 57 milioni), ma il numero degli occupati è rimasto uguale (20 milioni).con una diminuzione del 5,7%.
E spendiamo due parole sulla finanza, l’economia virtuale. Migliaia di miliardi bruciati in un giorno dalle borse,? Non è affatto vero! E’ una stima virtuale, che nulla ha a che fare con l’economia reale Alla fine dei conti, le perdite vengono scaricate nel parco buoi, fra i piccoli risparmiatori e i lavoratori che hanno sottoscritto fondi pensione.
Di gran parte della finanza si potrebbe fare volentieri meno: a cominciare da paradisi fiscali, derivati e altri strumenti speculativi.
Un esempio per chiarire i benefici: i fondi pensionistici sono uno spreco di denaro e di risorse, il cui fine è alimentare il circuito finanziario internazionale, scaricando le perdite sui lavoratori. Basterebbe che il Tesoro vendesse direttamente ai lavoratori titoli come i BTPi che rendono il 100% dell’inflazione più il 2,55%. Molto più del T.F.R, rendimento inseguito dai costosissimi “Laborfonds”. Si risparmierebbe denaro dei lavoratori e lo stato non sarebbe più in balia degli investitori esteri. E l’ INPS potrebbe garantire una pensione integrativa più equa. Semplice! Ma non farebbe P.I.L e l’interesse della grande finanza.
L’unica cura per l’obeso sarebbe tornare alla centralità economica dei bisogni della persona, sostituendo l’attuale centralità di multinazionali e banche. Ritrovare la sovranità perduta per introdurre misure volte a diminuire il grasso e aumentare i muscoli: cessare la produzione e la vendita di armi, la cementificazione selvaggia del territorio; tassare prodotti di lusso, bonificare l’ambiente, favorire tecnologie che riducono lo spreco e aumentano il benessere della gente; ed soprattutto eliminare il PIL, sostituendolo con il BIL (Benessere Interno Lordo).
Alberto Filippi – Movimento per la Decrescita Felice.
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Gara. Dicono che è il più grande drammaturgo spagnolo degli ultimi decenni. Ed anche basco. Perché ha deciso di esserlo. E di vivere in un paese che ama e ammira. La sua estesa opera è stata un impulso permanente contro la censura; la sua vita, un impegno con la libertà; il suo pensiero, una esplorazione costante della essenza umana. Dalla torre di guardia intellettuale o dall’asfalto della strada, è sempre stato – ed è – per chi lo necessita. Non ha risparmiato generosità. Ne lucidità. Per questo non lotta contro i mulini; lotta contro i giganti.
Signor Sastre: tragedia, commedia…In che funzione sta in questo momento l’ordine mondiale?
Non è facile spiegare la realtà con questi concetti…Già nel Rinascimento vennero smontati questi feticci e nacque la tragicommedia, che è una visione più complessa della realtà. La tragicommedia iniziò a dare grandi frutti: la tragedia grottesca, l’esperpento. (stile letterario basato sulla deformazione grottesca della realtà). E’ qui dove si trova il genere che possa riflettere la realtà attuale: una tragicommedia o un esperpento o una tragedia che fa ridere..Per me è una tragedia complessa. Siamo in un momento nel quale possiamo ridere però non piangere. Non è un momento per ridere ne un momento per piangere, ma di ridere per non piangere.
E nel caso di Euskal Herria?
Euskal Herria non è un caso speciale. In altri temi ha una caratteristica differente rispetto a quanto avviene in altri luoghi, però per quanto riguarda se è da ridere o da piangere, si può dire che una situazione nella quale si ride per non piangere, però che ci sono molte ragioni per piangere.
Viviamo, forse, una sorta di penitenza per la non rottura democratica con il franchismo?
In Euskal Herria si verificò una forte resistenza alla Riforma, che anche la sinistra spagnola preconizzava. Arrivò un momento nel quale le idee della necessita di una rottura democratica scomparvero dai territori di Spagna e si rifugiarono in Euskal Herria; è qui dove cristallizzarono le idee del fatto che non si andrà da nessuna parte che meritasse la pena se non si verificava una nuova situazione in termini di rottura. Queste idee cristallizzarono qui e sono l’origine di ciò che poi fu la sinistra indipendentista. Questa fu una delle ragioni – a parte molte altre – del fatto che noi decidemmo venire qui. Vedemmo che le nostre idee più o meno erano socialmente ammesse in questo paese e no in Spagna.
In questo contesto, qual è la responsabilità morale dell’intellettuale nella società?
E’ la stessa di sempre: essere fedele alla sua vocazione intellettuale. E’una vocazione per la verità, per l’esplorazione della verità e per la difesa della giustizia. Sembra che alcuni intellettuali assumano questa responsabilità ed altri la appartino un po’ e si limitano formalmente a lavorare a favore dell’intelligenza in termini di disimpegno totale da un punto di vista politico.
Crede che gli intellettuali baschi sono all’altezza della situazione?
Io ho un problema per poter rispondere a questa domanda al non essere capace di leggere ciò che scrivono gli intellettuali baschi in euskera. Qualsiasi opinione esprimessi sarebbe superficiale e sicuramente ingiusta. Però nel teatro, dove si vedo quanto si fa, più o meno, o quanto si pretende fare, credo che le genti del teatro basco non sono all’altezza delle circostanze nelle quali si vive in questo paese. Io ho cercato in alcune occasioni di far interessare ai miei colleghi nell’ esempio – non per seguirlo ma forse per ispirarsi ad esso – di ciò che fu il teatro irlandese nelle prime decadi del secolo XX. In alcune circostanze analoghe – con distinguo – nacque un teatro magnifico, di grande livello in Europa.
Il teatro in castigliano si manifesta abbastanza al margine delle questioni più patenti e latenti di questa società. E’ un teatro che guarda da un’altra parte e non per la realtà; forse per paura a guardare la realtà. La realtà a volte mette paura, anche questo è vero.
Gli intellettuali spagnoli e francesi sono all’altezza delle circostanze rispetto al caso basco?
No, sono all’altezza della loro ignoranza su questa situazione. Io credo che sono ignoranti. Lo vedo con gli spagnoli che conosco, sono più o meno alla pari –diciamo, in tutto, meno su questo tema. Quando si tratta il tema basco lo ignorano e, inoltre, sembra che rifiutino d comprenderlo…
A cosa si deve questo atteggiamento?
Al patriottismo, allo sciovinismo da grande potenza…Lenin già parlava del patriottismo sciovinista; faceva una critica a ciò che si chiamava sciovinismo da grande potenza. E Spagna e Francia sono grandi potenze in relazione a Euskal Herria. Lo sciovinismo è una filosofia comune che impedisce assolutamente vedere ciò che accade qui. E’ molto difficoltoso. Mi dicono amici che vivono a Madrid, per esempio, quanto difficile sia fare comprendere alcune cose che si comprendono vivendo qui. E si deve al patriottismo spagnolo completamente accecante.
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