RUBALCABA: “BATTEREMO L’INDIPENDENTISMO NELLE URNE”

Il neo candidato alla presidenza del governo spagnolo per il PSOE, Alfredo Perez Rubalcaba, ha indicato qual è uno degli obiettivi della prossima campagna elettorale,  ovvero sconfiggere l’indipendentismo basco. Una ammissione quella di Rubalcaba che conferma,  come repressione e la criminalizzazione della sinistra indipendentista basca aveva come principale scopo escludere una opzione politica con una forte radicamento sociale ed elettorale, tanto da poter diventare forza di maggioranza relativa, dalle istituzioni. E fa specie, considerando la storia e il significato che ha avuto la questione basca nelle vicende politiche spagnole, è la presa d’atto di Rubalcaba il quale rivela “che la banda terrorista (ETA nda) si trovi come si trovi, ovvero verso la fine, non significa che gli indipendentisti siano scomparsi. Se qualcuno pensava che la fine del terrorismo significasse la scomparsa degli indipendentisti si sbagliava: gli indipendentisti ci sono” (!!!) Pensare che il PSOE viene visto, in Euskal Herria, come l’unico possibile, o meglio plausibile, interlocutore spagnolo in un processo negoziato di soluzione politica al conflitto, non è tanto incoraggiante. La risposta a questa incapacità, apparente, della politica spagnola di comprendere i perché della forza dell’ indipendentismo basco , nonostante proscrizione, repressione, criminalizzazione mediatica,  è da ricercare in qualcosa che va al di là della teoria politica in senso stretto. Lo ricorda Txelui Moreno, portavoce della sinistra indipendentista, in una bella intervista di Prensa Libre de Imagenes para la Solidaridad, spiegando che la “sinistra indipendentista non è una organizzazione politica ma un modo di essere”. Per questo i primi passi nel governo delle amministrazioni municipali o della Diputacion Guipuzcoana sono stati stigmatizzati da forze politiche PSOE e PP soprattutto ma anche dal PNV nonché negli editoriali o articoli dei mezzi d’informazione spagnoli.  Verificare i conti delle casse di una amministrazione pubblica per valutare le possibilità di spesa, indicare che le “grandi opere” non sono la cartina torna sole di una buona amministrazione pubblica ma che devono passare al vaglio della volontà cittadina; che i costi della politica vanno ridotti e cha la politica è un servizio e non una “carriera professionale”, sono diventati alcuni  degli aspetti della politica che Bildu sta iniziando a metter in atto ,che ricevono le accuse di demagogia, pressapochismo, mancanza di un programma di governo, etc, . La stessa cerimonia annuale che svolge a Azpetia, in occasione della festa di San Ignacio, in cui è tradizione che vi partecipino autorità del Governo autonomo basco e della Diputacion guipuzcoana è stata motivo di polemiche. Martin Garitano ( Bildu),  presidente della Diputacion, non ha partecipato alla messa celebrata dal Vescovo conservatore Munilla,  protagonista di violente polemiche con la chiesa popolare basca, incontrando invece nella piazza antistante la chiesa i famigliari dei prigionieri politici baschi. Garitano ha detto che è necessario una modifica radicale della politica penitenziaria come passo ineludibile alla soluzione del conflitto basco spagnolo.

Che le cose stiano cambiando è evidente. E le dichiarazioni di Rubalcaba avvalorano la tesi che questo appello elettorale contro l’indipendentismo basco miri a rafforzare la polarizzazione dello scontro con il PP di Rajoy. Quando Rubalcaba dice che “nelle prossime elezioni bisogna dimostrare nelle urne” che in Euskal Herria “la maggioranza si sente meglio dove sta, in Spagna” sembra evocare, seppur con un altro “colore”, la frase del leader della destra spagnola Gil Robles che settimane prima del golpe del luglio 1936 “prefiero una Espana Roja que rota”.

La storia fino ad ora ha dimostrato che quando lo scontro politico viene fatto sulla antitesti chiara Espana/Euskal Herria l’elettorato basco esprime una maggioranza favorevole al Paese Basco come ambito di decisione. Per questo  Bildu e Aralar, in attesa della legalizzazione o meno di Sortu, hanno manifestato la volontà di partecipare con una lista unitaria alla competizione elettorale.


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