RAFA DIEZ IN CARCERE

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Rafa Diez ex segretario del sindacato LAB, e condannato a 10 anni di carcere nel processo contro esponenti della sinistra indipendentista basca è stato condotto in carcere questa mattina dopo che i giudici gli hanno notificato  di aver accolto la richiesta in tal senso del pubblico ministero. Rafa Diez si trovava in liberta provvisoria dall’ aprile dello scorso anno dopo che era stata accolta la richiesta di scarcerazione per poter accudire sua madre.  Gli altri imputati condannati nello stesso processo, Arnaldo Otegi, 10 anni di condanna, Sonia Jacinto, Miren Zabaleta, e Arkaitz Rodriguez, 8 anni, si trovano in carcere dal 18 ottobre 2009 quando su ordine del giudici Baltazar Garzon vennero arrestati dieci esponenti della sinistra indipendentista nell’ ambito della istruttoria contro la presunta ricostituzione della disciolta Batasuna “gli ordini di ETA” . Intanto continuano le proteste contro la condanna. Oggi si sono svolte manifestazioni nei quattro capoluoghi baschi promossi dalla maggioranza sindacale. Sabato invece a Bilbao è stata convocata una manifestazione nazionale.


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February 15 marks the 22nd anniversary of the abduction of Abdullah Öcalan from the Greek embassy in Nairobi to solitary confinement on Imrali. In addition to Turkey, international powers such as the United States and its allies were directly involved in the PKK leader’s abduction.

Askapena: Liberate Guido e Arturo!

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La settimana scorsa, nella notte tra il 7 e l’8 febbraio, c’è stata un’iniziativa per fermare un treno nucleare che

Boris Pahor rifiuta il premio del sindaco di Trieste perchè non cita i crimini fascisti

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Boris Pahor, scrittore triestino sloveno è un fiume in piena. A 97 anni racconta, racconta, senza mai stancarsi, senza mai perdere una volta il filo del ragionamento che ci tiene a fare, per ribadire che il fascismo è iniziato prima della salita al governo di Mussolini. Anche per questo quando lo scorso dicembre il sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza (Pdl), gli voleva conferire la cittadinanza onoraria, Boris Pahor ha declinato l’invito. Ha ritirato invece quello che gli è stato conferito dall’associazione “Liberi e uguali”.

Cominciamo da qui. Perché ha rifiutato il riconoscimento del sindaco?

Quando ho saputo che volevano darmi un riconoscimento, ho saputo anche che il testo conteneva la mia sofferenza nei campi di concentramento tedeschi. Allora ho scritto al signor sindaco che lo ringraziavo per l’idea, solo che la mia vita non è stata segnata solo dal campo di concentramento tedesco. Prima ancora c’è stata la mia gioventù, segnata drammaticamente dal fascismo. Ho perduto un mucchio di anni perché la lingua slovena era proibita e io non ce l’ho fatta a fare il passaggio dalle elementari slovene alla quinta italiana. E non perché non fossi capace da un punto di vista intellettuale, ma perché non potevo diventare italiano per forza. Il regime voleva che tutta la popolazione risultasse italiana (gli sloveni, noi del Carso e del litorale sloveno, e quelli dell’Istria e della Croazia). Hanno cambiato nomi e cognomi alla gente in maniera che noi di fatto risultassimo spariti. Per farla breve, ho detto al sindaco: “io la avverto prima perché non voglio che lei mi dia il riconoscimento senza nominare il fascismo. Altrimenti lo rifiuterei”. Tutto là, insomma. Poi il sindaco, parlando di questo con i rappresentanti sloveni (qui ci sono due società che si interessano alla nostra cultura, una piuttosto di sinistra, l’altra piuttosto diciamo democratico-cattolica), ha deciso risposto che pretendevo di formulare io la motivazione. ‘A caval donato non si guarda in bocca’, ha detto. Al che non posso che rispondere che se mi avessero dato un cavallo l’avrei accettato, ma non posso accettare che si dica che sono stato in un campo di concentramento tedesco tralasciando la mia gioventù che mi è stata praticamente rovinata, non l’ho avuta io la gioventù.

 

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