EGIN DEZAGUN BIDEA (COSTRUIAMO IL CAMMINO)

Particolarmente grave è l’applicazione di fatto dell’ergastolo per le e i prigionieri politici: la sentenza 197/2006, la dottrina che permette di allargare le condanne di coloro che hanno scontato la pena stabilita; l’annullamento degli indulti, il negare la libertà condizionata di coloro che hanno scontato i 3/4 della condanna; allungare il massimo della pena fino ai 40 anni o essere punito con condanne senza nessun limite nello Stato francese. La crudeltà nel trattamento è una costante, estendendo e normalizzando le situazioni di solitudine o isolamento, andando a fondo con la dispersione per mezzo di costanti e arbitrari trasferimenti. Al Collettivo dei Prigionieri e Prigioniere Politiche Basche si applica una politica speciale e differenziata. La base della suddetta differenziazione si trova nel carattere politico del Collettivo, sebbene non venga accettato ufficialmente. Per questo crediamo che l’attuale politica penitenziaria, basata sull’eccezionalità, debba cambiare dalla radice e situarsi nel contesto di risoluzione del conflitto. In questo senso, è imprescindibile che si metta fine alle situazioni più estreme che soffrono le e i prigionieri politici baschi. Insieme a ciò, le e i prigionieri politici baschi, padroni e padrone di tutti i loro diritti individuali e collettivi, devono essere ricongiunti nei Paesi Baschi, in modo che il collettivo delle Prigioniere e Prigionieri Politici Baschi possa essere un attore attivo che partecipi, senza nessun tipo di ostacolo, al processo di risoluzione del conflitto che si sta sviluppando nel nostro Paese.

All’inizio del 2011 possiamo constatare che il ricatto è senza fine e che attualmente non esiste in Europa -ad eccezione del caso della Turchia- una violenza politica maggiore e più crudele di quella che si applica alle e ai prigionieri politici baschi. È ora di dirlo forte e chiaro, il Collettivo delle Prigioniere e Prigionieri Politici Baschi soffre la maggior violenza politica esistente attualmente in Europa.

Ricordiamo i lunghi e duri scioperi della fame realizzati dai prigionieri politici irlandesi 30 anni fa, i centri di detenzione e tortura in Cile o in Argentina, gli attacchi sofferti dai prigionieri e dalle prigioniere in Turchia o i diritti calpestati brutalmente a Guantanamo o Abu Graibh. Il mondo deve sapere le brutalità che soffrono i e le prigioniere politiche basche. Le e i prigionieri politici baschi non possono continuare a soffrire la maggior violenza politica d’Europa.

Pertanto, reclamiamo fermamente:

• Con tutti i loro diritti, Prigioniere e Prigionieri politici baschi nei Paesi Baschi!

• Le e i prigionieri che hanno scontato la loro condanna, LIBERI! Quelle e quelli che hanno compiuto

i 3/4, LIBERI! Deroga della dottrina che rende possibile l’applicazione dell’ergastolo.

• I e le prigioniere con malattie gravi e incurabili, LIBERI!

• Cessare le situazioni di isolamento e solitudine!

2 PRIGIONIERI, PRIGIONIERE, ESILIATI E ESILIATE POLITICHE A CASA!

L’amnistia deve implicare il ritorno a casa di tutte e tutti i prigionieri, prigioniere, rappresagliati, rappresagliate, esiliati e esiliate politiche a casa in totale libertà. Si tratta di qualcosa che arriverà insieme al superamento del conflitto che li ha portati a essere in questa situazione. Tuttavia, allo stesso modo in cui un conflitto vigente da secoli non si supera da un giorno all’altro, neanche l’amnistia sarà un qualcosa che si realizzerà dalla giorno alla notte, bensì un processo dinamico. Il superamento del conflitto politico presente nei Paesi Baschi deve trarre con se anche il superamento dei danni e delle conseguenze prodotte dallo stesso. Le ragioni dell’esistenza del conflitto sono le stesse che per l’esistenza di prigionieri, prigioniere, esiliate e esiliati. Per questo, la scomparsa di suddette ragioni deve supporre anche l’eliminazione delle loro conseguenze, tra le quali il ritorno a casa di prigioniere, prigionieri, esiliate e esiliati. Oltre alle garanzie che tali cause non tornino a ripetersi. Stando così le cose, l’amnistia è una strada che si deve iniziare a costruire già da ora. Un percorso

che porterà con tutti i loro diritti intatti, i prigionieri, le prigioniere, gli esiliate e le esiliate a casa. Un percorso che svilupperemo passo dopo passo. Un cammino che si presume essere lungo, ma che non avrà sosta fino a quando le e i prigionieri politici non verranno portati a casa e fino a quando tutti e tutte siano completamente libere. L’amnistia e la risoluzione democratica sono due facce della stessa moneta.

Per questo, il cambiamento della politica penitenziaria verso chiavi democratiche deve

raccogliere e garantire i seguenti passi nel cammino verso l’Amnistia:

• Il cessare di tutte le misure d’eccezione che permettono l’esistenza di situazioni estreme: mettere fine alla dispersione, libertà per coloro che hanno compiuto la loro condanna e per coloro che sono gravemente malati, mettere fine ai trattamenti crudeli e degradanti, così come mettere fine alle situazioni di isolamento e solitudine oppure ai maltrattamenti fisici…

• L’aggruppamento del Collettivo dei prigionieri e prigioniere politiche basche nei Paesi Baschi, con tutti i loro diritti umani, individuali, collettivi, civili e politici intatti, per poter partecipare insieme al resto degli attori sociali e politici e senza nessun impedimento nel processo politico aperto nei Paesi Baschi.

• Nel processo di risoluzione del conflitto sarà necessario superare le conseguenze dello stesso, rendendo così possibile il ritorno a casa delle prigioniere, dei prigionieri, degli esiliati e delle esiliate. Il processo di risoluzione del conflitto è anche il processo verso l’amnistia.

3 HERRI BILGUNEAK (GRUPPI LOCALI)

Questo cammino può essere realizzato attraverso il lavoro delle e dei cittadini dei Paesi Baschi. Organizzandosi in ogni quartiere, cittadina e città del Paese per lavorare a favore dei diritti delle e dei prigionieri politici baschi e socializzando questo lavoro con tutti i settori e ambiti della società.

Stando così le cose, facciamo un appello affinché il passo dato lo scorso 8 gennaio per le strade di Bilbao si converta in un cammino inarrestabile attraverso il coordinamento, paese per paese, quartiere per quartiere e in tutte le città, di gruppi locali. Facciamo appello alla società, agli studenti, ai lavoratori, ai giovani, ai pensionati… a ingegneri, professoresse, sindachi, sacerdoti, cantanti, sportivi di èlite o giornalisti affinché ognuno, dal proprio spazio, a modo suo, con le sue idee, partecipi e contribuisca attivamente alla costruzione di questo cammino. Vogliamo formare un movimento dinamico, partecipativo, orizzontale e che possa contare sulle porte aperte per i diversi contributi.

Attraverso questi punti d’incontro, questi Herri Bilguneak, desideriamo che l’Ultimo Venerdì del mese si converta in un’enorme mobilitazione permanente. Coinvolgendo molteplici settori, associazioni e attori sociali, dalle scuole fino ai luoghi di lavoro… Che ogni ultimo Venerdì sia maggiore di quello precedente e minore del prossimo…

Riempiamo i Paesi Baschi di banderolas (bandiere che reclamano i prigionieri baschi nei Paesi

Baschi): i balconi delle nostre case, i municipi, i centri educativi, i luoghi di lavoro, associazioni, le cime delle montagne, palazzetti dello sport, università o nella diaspora… Riempiamo tutti gli angoli affinché il mondo lo possa vedere: Prigionieri baschi e esiliati a casa (come si legge sulle banderolas). Approfittando delle opportunità che offrono le nuove tecnologie, promuoveremo e diffonderemo Herri Bilguneak che potranno contare sull’unione delle forze e sul lavoro comune come principale filo conduttore di attuazione.

4 AMBITI DI ATTUAZIONE CONGIUNTA

Istituzioni, tutti i tipi di attori sociali, partiti politici, sindacati, associazioni… apriremo spazi di lavoro comuni affinché i suddetti enti possano inoltre dare i propri contributi in questo cammino. Un percorso nel quale apriremo anche spazi di collaborazione, relazione e partecipazione nell’ambito internazionale.

Favoriremo spazi di collaborazione con i seguenti obiettivi:

• Raggiungere l’impegno di partiti, sindacati e differenti attori sociali e politici a favore di un incoraggiamento delle dinamiche di mobilitazione per i diritti delle e dei prigionieri politici baschi.

• Che le istituzioni dei Paesi Baschi si convertano in spazi di lavoro a favore dei diritti e insieme alle formazioni che le appoggiano, stabilire gli impegni per mettere fine al calpestio dei diritti delle e dei prigionieri politici baschi.

• Che il discorso e gli impegni a favore dei diritti delle prigioniere e dei prigionieri politici baschi formino parte del dibattito politico. Anche nel periodo elettorale.

• Che tutti gli attori sociali impegnati nel processo aperto nei Paesi Baschi adottino l’impegno di facilitare la partecipazione del Collettivo delle prigioniere e dei prigionieri Politici baschi, partendo dal loro riconoscimento politico e mettendo in marcia un’interlocuzione permanente.

• Cercando di organizzare il sostegno e la solidarietà con le e i prigionieri politici baschi provenienti da fuori Euskal Herria, lavorare insieme in difesa dei diritti delle e dei prigionieri politici baschi.

• Approfondire il lavoro insieme alla diaspora e portare le nostre rivendicazioni all’ottavo herrialde (…).

• Grazie all’apporto dato dalle nuove tecnologie, rafforzare comunicativamente le iniziative che si mettono in campo in tutte le città dei Paesi Baschi per incoraggiare il ritorno a casa dei prigionieri, delle prigioniere, dei rappresagliati e delle rappresagliate, degli esiliati e delle esiliate politiche a casa.

 


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