Sanders wrote to Thatcher about 1981 Hunger Strike in Long Kesh 

Sanders wrote to Thatcher about 1981 Hunger Strike in Long Kesh 

A letter in the political archive at the University of Vermont reveals that US presidential candidate Bernie Sanders wrote to British Prime Minister Margaret Thatcher in July 1981 – while then Mayor of Burlington City – calling on her to end her intransigent stance towards the Irish hunger strikers in Long Kesh Prison.

“We are deeply disturbed by your government’s unwillingness to stop the abuse, humiliation and degrading treatment of the Irish prisoners now on hunger strikes in Northern Ireland,” Sanders told Thatcher.

The letter was penned just two days after the death of the sixth Hunger Striker, Martin Hurson. The 24-year-old IRA Volunteer had been on hunger strike for 46 days.

It also came two days after People’s Democracy Councillor for Belfast City Fergus O’Hare had spoken to Burlington councillors on the conditions and demands of the republican prisoners in Ireland.

“We ask you to end your intransigent policy towards the prisoners before the reputation of the English people for fair play and simple decency is further damaged in the eyes of the people of Vermont and the United States,” Sanders concluded in his letter.

Thatcher’s attitude towards the Hunger Strikers galvanised world opinion and saw protests against Britain and marches in support of the republican prisoners across the globe – particularly in the United States and mainland Europe.

Four more Hunger Strikers would die before the protest ended.



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VENEZIA, 11-12 FEBBRAIO 2011. PROCESSI DEMOCRATICI DI SOLUZIONE DEI CONFLITTI.ESPERIENZE DI DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA.

L’11 e 12 febbraio 2011 a Venezia (SALA S. LEONARDO,  Rio Terà S. Leonardo, Cannaregio 1584) si svolgerà la seconda conferenza internazionale “Processi di Pace e Risoluzione dei Conflitti” promossa dal Centro Pace del Comune di Venezia. Questa conferenza si svilupperà su due assi: da una parte l’analisi dei processi (in atto o in fieri, e comunque allo stato unilaterali) di ricerca di una soluzione pacifica, basata sul dialogo, del movimento kurdo e della sinistra abertzale basca a un anno dalla prima conferenza veneziana, svoltasi nel novembre 2009. In quell’occasione la sinistra indipendentista basca (le organizzazioni di quest’area politica sono illegalizzate nello stato spagnolo dal 2002), il DTP kurdo (illegalizzato dalla Corte Costituzionale turca poche settimane dopo la conferenza), e il Sinn Fein irlandese hanno discusso e proposto percorsi di soluzione a conflitti che storicamente hanno caratterizzato, e caratterizzano, le vicende politiche  delle loro comunità nazionali  di riferimento e dei quali questi movimenti sono parte in causa. In quella conferenza la sinistra indipendentista basca ha reso pubblica la decisione politica (Declaracion de Venecia y Alsasua) concretizzatasi poi nel documento Zutik Euskal Herria! (In piedi Paese basco!). In questo documento il movimento politico basco ha scelto una strategia che porti a un processo democratico senza violenza né ingerenze per una soluzione del conflitto politico basco spagnolo. La soluzione del conflitto necessita ancora di un lungo cammino da percorrere, come dimostra il susseguirsi di eventi di questi ultimi mesi (comunicati di ETA che avallano la posizione della sinistra indipendentista, la dichiarazione di cessate il fuoco “permanente, generale e verificabile dalla comunità internazionale”, convergenza di organizzazioni politiche, sindacali e sociali basche a favore del processo democratico, arresti di dirigenti politici che avevano promosso questa iniziativa politica, iniziative legislative del governo spagnolo volte a rafforzare l’illegalizzazione della sinistra indipendentista, rifiuto da parte governativa a ogni dialogo. Il DTP kurdo ha presentato a Venezia le basi di quella che nel 2010 è venuta definendosi come ‘autonomia democratica’. Il cessate il fuoco unilaterale dichiarato dal PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan) è stato esteso per consentire la creazione di condizioni favorevoli a un dialogo, ma l’esercito turco sta continuando le operazioni militari, anche se il governo ha ammesso che ci sono contatti con il leader kurdo incarcerato, Ocalan.

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