Cuentas Claras – “Con lo que tenemos’ – Rap da Cuba

Cuentas Claras – “Con lo que tenemos’ –  Rap da Cuba

I Cuentas Claras sono tre ragazzotti trentenni. El Dano, El Temba e Carlitos. Hanno tutti esperienze musicali precedenti al rap: El Dano lavora molto con la musica elettronica, generalmente sul suo computer di casa.

Il progetto Cuentas Claras nasce nel 2003. “In quell’anno – dice El Temba, che incontriamo con gli altri membri del gruppo alla Madriguera – siamo entrati anche a far parte dell’associazione Hermanos Saiz. Facciamo rap, hip hop. Siamo nati come raperos, anche se ci piace pensare che il nostro sia un rap diverso”. In effetti, la sera dell’intervista, si potrà apprezzare il lavoro dei tre musicisti dell’Avana. Il loro concerto si trasforma presto in uno spettacolo molto partecipato da parte del pubblico che affolla il cortile della Madriguera – e il suo tetto.

“Nei nostri concerti – dice Carlitos – utilizziamo sempre elementi teatrali, costumi, satira”. La satira e l’ironia sono tratti caratterizzanti dei concerti e del lavoro dei Cuentas Claras. “Per noi l’ironia è fondamentale – dice El Dano – perché sorridere anche dei problemi che a Cuba ci sono, nelle nostre vite quotidiane ci sono, aiuta a rimanere vivi”. I temi di cui raccontano nei loro testi i Cuentas Claras sono quelli dei mali del mondo, della vita e dei suoi problemi. C’è una dimensione globale ma c’è anche una dimensione intima, personale. “Perché alla fine – dice Carlitos – ci interessa parlare di noi, e dei giovani come noi che hanno problemi di relazioni interpersonali. Certo parliamo di tematiche sociali, però a un concerto uno non va soltanto per ascoltare problemi, anzi, in generale ci va per divertirsi”. E al concerto dei Cuentas Claras ci si diverte, perché sul palco i tre non si risparmiano.

Poesia urbana per raccontare la realtà dell’Avana. Il pubblico viene immediatamente coinvolto dalla musica che è registrata. “Purtroppo – dice El Temba – dobbiamo registrare la musica a casa e utilizzare delle basi anche se ci piacerebbe mettere in piedi un gruppo. Vorremmo usare strumenti anche tipici della tradizione musicale cubana, e farlo dal vivo. Ma i problemi per un gruppo che vuole provare sono molti”. Interviene ridendo El Dano, “ti lascio immaginare le liti furibonde che si scatenano nei pianerottoli”. Il tentativo, riuscito, dei Cuentas Claras è quello di mescolare il rap con i ritmi peculiari di Cuba e con i diversi generi musicali che i componenti del gruppo hanno attraversato, dalla musica tradizionale cubana, al jazz, al funk. Questo lavoro di fusione è un tratto comune nei raperos cubani che non possono – e del resto non può che essere così – rinunciare alle sonorità dell’isola. E non è un caso che sempre più spesso giovani gruppi cercano e trovano la collaborazione di ‘vecchi’ musicisti.

I ragazzi di Cuentas Claras raccontano la loro esperienza anche attraverso la radio. Curano infatti un ‘capitolo’ (Kunkumpá) nel programma Aquí Ná Má, trasmesso da Radio Ciudad de la Habana. “L’obiettivo di questo lavoro comunitario e sociale – dice Carlitos – è quello di diffondere la cultura dell’hip hop facendo conoscere i raperos cubani, sia quelli molto noti che quelli meno conosciuti”. L’hip hop a Cuba è diventato, dicono i musicisti, “la musica di tutti. “Se soltanto qualche anno fa – dice El Temba – c’erano solo neri ai concerti hip hop, oggi ci sono bianchi, mulatti, tutti. E lo stesso rispetto all’età: oggi il pubblico ha quindici come quarant’anni”. Per El Temba “un buon rapero si differenzia da quello che dice e nel modo in cui lo dice”. Carlitos aggiunge che “per esempio per noi è importante cantare di libertà. Ma la prima immagine che viene associata alla parola libertà è la libertà giudiziaria. Noi invece quando parliamo di libertà lo facciamo non solo parlando di libertà fisica ma anche spirituale, interiore. La libertà – conclude Carlitos – è uno stato d’animo, uno stato mentale. Si può essere liberi anche dentro quattro mura”. La ricerca del gruppo si è tradotta in un disco, che arriva fresco fresco di stampa proprio durante l’intervista. Il titolo riassume perfettamente l’essenza dei Cuentas Claras ma in generale della ‘filosofia’ che impronta anche il fare musica a Cuba, “Con lo que Tenemos”, con quello che abbiamo.



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COLPI DI STATO A LA TURCA

Una cinquantina di generali e colonnelli turchi in pensione e in servizio sono stati arrestati ieri in una nuova operazione di polizia. Gli arresti sono stati ordinati dai giudici che indagano su due presunti piani di colpi stato, Balyoz (mazza) e Kafes (gabbia). Anche questi golpe rientrerebbero nelle operazioni clandestine di Ergenekon, la cosiddetta gladio turca. I due piani per rovesciare il governo risalgono al 2003 e 2004.

Tra gli arrestati ci sono nomi di spicco della nomenclatura dell’esercito turco. Personaggi di un passato molto recente e che una volta in pensione avrebbero continuato a esercitare pressioni e potere nel tentativo di sconvolgere la vita politica turca. Il generale Ibrahim Firtina (un cognome simbolicamente indicativo, tempesta), comandante dell’areonautica in pensione, già interrogato a gennaio nell’ambito dell’inchiesta Ergenekon. Firtina è stato arrestato a Ankara ma la polizia ha perquisito abitazioni e eseguito ordini di cattura in quattordici città. Tra gli arrestati anche il generale Engin Alan, salito alle cronache per aver guidato l’operazione che nel 1999 ha portato all’arresto del leader del Pkk (Partito dei lavoratori del Kurdistan), in Kenya. Ma Alan aveva già diretto anche l’operazione Yarasa (pippistrello) che portò alla cattura di uno dei comandanti del Pkk, Semdin Sakik. Quindici anni fa Alan era stato attaché militare a Baku e era stato implicato in un tentato colpo di stato contro l’allora governo dell’Azerbajan. In uno dei documenti relativi al golpe ‘Cage’, rinvenuti dalla polizia nel computer del colonnello in pensione Levent Bektas, Alan è definito “partner fidato”.

Il colpo di stato denominato Balyoz è venuto alla luce a gennaio, grazie alle indagini e alle rivelazioni del quotidiano Taraf. Forse il golpe più elaborato, perché oltre al rovesciamento del governo, a diversi omicidi (gli obiettivi erano giornalisti, politici) prevedeva anche un attentato a una delle più grandi moschee di Istanbul durante la preghiera del venerdì. Balyoz aveva anche una sorta di sotto-golpe, denominata Oraj (bufera) che prevedeva l’abbattimento di un jet turco per alimentare i dissidi con la Grecia .

24 GENNAIO GIORNATA DELL’AVVOCATO PERSEGUITATO

IL 24.1.2012 DALLE 15 ALLE 17
PRESIDI DAVANTI ALL’AMBASCIATA TURCA
in Roma, Via Palestro, 28
E DAVANTI AL CONSOLATO TURCO
in Milano, Via Larga, 19.
Gli avvocati europei protestano in tutta Europa (L’Aja, Amsterdam, Berna, Berlino, Dusseldorf, Amburgo, Parigi, Bruxelles, Roma, Milano, Barcellona, Madrid e in altre città) contro gli arresti infondati ed illegali e gli ostacoli all’attività degli avvocati in Turchia.

Quest’anno la giornata dell’avvocato perseguitato è dedicata agli avvocati della Turchia che sono stati perseguitati ed arrestati per ragioni politiche, e gravemente ostacolati nella loro attività professionale.

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