MESSICO: ACCUSE AGLI STATI UNITI

Il segretario agli Interni messicano, Fernando Gomez Mont, ha chiesto agli Stati Uniti di assumere “la vergogna di vendere le armi con le quali assassinano i messicani in questo peese”, attraverso una violenza alimentata “dalla domanda” di droga dagli Stati Uniti. Non è la prima volta che il governo messicano alza la voce con il potente vicino a causa della guerra del narcotraffico che dalla avvento al governo di Felipe Calderon ha provocato circa 23 mila morti. Le risposte del Governo americano fino ad ora sono state fatte con vecchie ricette come quella avanzata dall’ex presidente statunitense, Bll Clinton, su una “Piano Messico” per combattere il narcotraffico. Un precedente fu il “Plan Colombia” che presentato come uno strumento per combattere il narcotraffico si è rivelato in realtà un piano per il controllo politico dell’area e per accrescere le violazioni dei diritti umani nel paese latinoamericano. Ad accrescere il malumore delle autorità messicane è arrivata anche la decisione del governo federale dell’Arizona di imprimere un giro di vite sulle politiche d’immigrazione con una serie di misure di carattere razzista. Le dichiarazioni di Fernando Gomez Mont, giungono dopo l’ennesima imboscata dei commandos dei cartelli del narcotraffico, che a Ciudad de Juarez, ha provocato la morte di quattro persone. Obiettivo dell’attentato era la segretaria alla Sicurezza Pubblica dello stato messicano di Michoacan. Nonostante lo schieramento di decine di migliaia di soldati dell’ esercito e della polizia federale i cartelli del narcotraffico mostrano una grande capacità di fuoco come a ricordato Gomez Mont. “Nelle ultime settimane la dinamica della violenza è cambiata” provocando diverse vittime tra i militari ed i poliziotti. Interpellato sulla proposta di Bill Clinton, Gomez Mont ha detto che “i piani e le risposte dello Stato contro la violenza devono nascere dallo Stato messicano”.


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