FALCHI DEL KURDISTAN: TURISTI ATTENTI

I TAK (Falchi per la liberazione del Kurdistan) hanno annunciato in un comunicato che gli attacchi contro interessi turchi non si fermeranno. I TAK hanno aggiunto un avvertimento ai turisti che intendano passare le loro vacanze in Turchia, un paese – dicono – in guerra.

Riprendiamo dall’agenzia kurda firatnews.

TAK (Kurdistan Freedom Falcons) has issued a statement warning tourists not to choose Turkey as their holidays destination.

Claiming responsibility for an attack in Istanbul on 8 June in which 15 police officers were injured, the armed group adds that “this attack was organized as an act of revenge against Fascist Turkish State which deems proper every kind of oppression on Kurdish People and kills Kurdish women and children although they were innocent”.

TAK, which has been responsible for many deadly attacks in Turkish cities in recent years, issued a warn to the Turkish people first. “Turkish People should know that they also will lose in this game of state. They are in position of part of this war by keeping silent.”

Threatening new attacks TAK said: “We have done our duty by warning several times. After that we will not show the same patience and will increase the dosage of our attacks.”

And warning tourists not to choose Turkey as their holidays destination, TAK, which has carried out attacks against tourists in the past (in Antalya and Istanbul) issued new threats to foreigners by saying that “your holidays, entertainments return  guns, bullets, bombs to Kurdish people and cause deaths. All of holiday areas in Turkey are attack and revengeful areas for us. It is the time of action and we will not hesitate to do what is necessary.”


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“EL COMISARIO” GRIDA E MI DICE CHE MI VIOLENTERA’ UN’ALTRA VOLTA”

 Verso le 4 del mattino del 1 marzo 2011 sfondano la porta. Mi prendono per i capelli e mi trascinano nella sala. Sono con il reggiseno e non mi lasciano vestire durante la perquisizione. Nella sala mi bloccano con violenza e cercano di mettermi le manette. Si arrabbiano perché sono piccole. Mentre sono seduta sul divano mi dicono “Vedrai che cinque giorni passerai”

Mi entrò un po’ di nausea durante la perquisizione del ripostiglio. Mi stringono fortemente sul braccio, mi lasciano degli segni. Mi mettono manette di corda e me le stringono sempre di più.

Mentre usciamo di casa mi minacciano: di non guardare, ne parlare con il mio compagno. Mi portano dove si trovava l’auto e mi proibiscono assistere alla perquisizione.

Mi portano dal medico forense di Bilbao: mi visitano attentamente: ho segni sui polsi per le manette, avevo le vene gonfie e qualche abrasione. Le braccia rosse, per il modo in cui mi tenevano, e rigide.

Mi fanno salire sul Patrol (automezzo in dotazione alla Guardia Civil). Mi obbligano a chiudere gli occhi e me li chiudono loro con una mano. Ascolto che dicono che devono incontrarsi con un’altra auto.

Si fermano. Un guardia civil che si fa chiamare “el Comisario”, viene a prendermi e cambiamo d’auto.  Quella di adesso non è un Patrol, è un’auto normale per lo spazio e l’altezza che percepisco nell’entrare. El Comisario inizia a gridarmi nell’orecchio e a minacciarmi: “Sono militare e sono addestrato ad uccidere”. Mi dice che ho due opzioni: parlare subito, o no. Noto come prendono una borsa e me la mettono sulle mani. Durante il viaggio verso Madrid mi danno colpi e schiaffi sulla testa e proferiscono continue minacce. Mi dicono che adesso si fermano e “ti lascio nuda, ti getto nella neve e ti apro come un canale”. El Comisario si toglie la giacca e inizia a strusciarsi sul mio corpo. L’altro poliziotto che stava al suo fianco “calma”  El Comisario però anche mi minaccia: mi applicano per due volte la “borsa” (viene collocata una borsa di plastica sul capo della vittim,a chiusa attorno al collo, per provocare  asfissia) nel tragitto verso Madrid.

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