LERÍN RIMANE LÍ – Josè Mari Esparza Zabalegi

Cosa sta avvenendo nella sinistra indipendentista? Sta calando le braghe? Cacceranno dal nuovo partito quelli che applaudiscano al Che, a Mandela, Martì e  tanti amici armati? E’il primo passo per assomigliare agli altri? Alcuni militanti veterani sono sorpresi con Sortu e molti amici fuori da Euskal Herria ci fanno domande inquiete. Altri, più maliziosi, sfoggiano sorrisi soddisfatti e dicono “questa strada l’abbiamo iniziata dieci anni fa….” Per tutti questi sono dedicate queste riflessioni.

-Dalla Alternativa Democratica del 1995, la sinistra indipendentista e ETA stavano cercando di portare il conflitto sul terreno della consultazione democratica dei cittadini e cittadine basche. Quello fu il primo grande passo strategico. L’ evoluzione del mondo ha rafforzato questa idea: il parto di 19 nuove nazioni europee; l’attentato di New York e le sue conseguenze antiterroriste; lo spazio di polizia europeo; il fine dei cicli armati in altri luoghi; l’esito elettorale delle sinistre latinoamericane…

-Non sono meno rilevanti i cambiamenti nella società basca, frutto in buona parte della lotta e la tensione anteriori; la rotta indipendentista della maggioranza sindacale basca; l’attitudine di partiti come Eusko Alkartasuna; il fenomeno, prima impensabile, del Piano Ibarretxe….E a fare fronte a tutto questo, la radicalizzazione di uno spagnolismo che, come fece a Cuba, è ricorso all’estremo di unirsi (liberali e conservatori allora, PSOE e PP oggi) per mantenere il controllo delle ultime colonie. Se la destra e il PSOE necessitano unirsi per governarci, e anche con trappole elettorali, è l’inizio della loro fine. Che l’attività armata stava dando risorse allo Stato, metteva all’angolo la sinistra indipendentista e rendeva difficili maggioranze “basche” e progressiste? Allora si abbandona Lerìn e punto.

– I baschi e la loro lingua sono sopravvissuti negli ultimi millenni per la loro capacità di resistenza e di adattamento. Stretto tra grandi potenze, ogni popolo piccolo è guerrigliero. Prima di Carlo Magno non potemmo difendere Pamplona; e allora gli aspettammo a Orreaga (Roncisvalle) dove gli abbiamo fatti a pezzi. Se in qualcosa insistono i viaggiatori del diciannovesimo secolo è nella capacità guerrigliera e nel valore dei basconavarri. Eppure, si sorprendevano che non avevano il senso dell’onore che era in uso nelle milizie professionali. Nel 1837, l’inglese Richard Ford diceva che gente così bellicosa “non considerava vergognoso girare i tacchi e correre quando una azione falliva, e nemmeno consideravano che fosse disonorevole qualsiasi ingiusto vantaggio”. Questi principi estetici, utili per i potenti, sono letali per i piccoli. Scott, nel suo libro Los dominados y el arte de la resistencia, (Txalaparta,1990) lo spiega molto bene.

– Nell’ultima guerra carlista. L’Esercito spagnolo inviò nelle quattro province basche, 160000 uomini, il maggior contingente della sua storia, per “spurgare l’angolo che mancava e completare l’unità spagnola”. Uno ad uno caddero i paesi baschi. Ressero quanto poterono e di alcuni rimase una copla: Se vengono mil, quieti a Lerìn/Se vengono millecinquecento, a Lerin quieti/E se vengono duemila, Lerin rimane li. Li aspetteranno poi, in una Orreaga qualsiasi. Dopo quella guerra perdemmo i fueros però guadagnammo coscienza nazionale. Una nuova trincea, una nuova espressione di resistenza.

-Da Lerìn è uscita la sinistra indipendentista con una disciplina militante, con un ordine e con una coesione rispetto ai quali no si può che togliersi il cappello. In piena clandestinità, incassando condanne brutali, i dirigenti di tutte le organizzazioni che lo hanno portato avanti hanno dimostrato uno spessore umano, un impegno ed una capacità degna di guidare questo paese. Inoltre, dal punto di vista della alchimia politica, il lavoro meriterà più di una tesi dottorale. Non conosco in tutta Europa un gruppo di sinistra, con l’importanza, complessità e tradizione della sinistra indipendentista, che sia stato capace di uscire da un assedio simile senza lacerazioni.

-Da Lerìn alcuni ne andarono, alimentando uno sbandamento generale che non ci fu. La maggioranza rimase quieta, in attesa della decisione collettiva. Caricati senza dubbio di audacia e di ragioni, alcuni argomentarono che bisognava resistere lì. I più decisero di uscire, ritornare nei paesi, riunire forze e ritornare all’attacco con le armi, adesso esclusivamente, quelle della politica. E tutti, ordinatamente, intrapresero il cammino. Per una sola cosa servirono quelli che se ne andarono prima del tempo: per indicarci la strada sbagliata, ciò che non si deve fare. E li continuano ancora, incartati, senza trovare un uscita.

-Arrivati a questo punto, adeguarsi  agli iter della Legge dei Partiti, come prima della Costituzione, portare il documento d’identità spagnolo o passare per un controllo di polizia, non sono altro che ostacoli di carta che pone il nemico e che il resistente basco deve assumere per aspettare lo Stato dove adesso è più debole, là dove siamo avvantaggiati: nell’Orreaga della politica. Ci sono ragioni, forza e paesani e paesane per ottenere la libertà. Si può vincere la battaglia del futuro come andremo a vincere la battaglia della memoria storica. Qualunque cosa dicano le loro leggi, sempre saremo amici del Che. Per questo i sorprendenti statuti di Sortu non sono alcuna dimostrazione di debolezza, ma uno sfoggio di forza e coesione interna. Lo ha detto chiaramente il dirigente del Sinn Fein, Alex Maskey. E il Governo spagnolo lo sa: non ha potuto distruggere Lerìn; non ha conseguito alcun sbandamento, nessuna scissione, nessuna conversione, nessuna resa. Tuttavia potranno causare molto danno fisico, però moralmente, sono sconfitti.

 


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