US House approved resolution recognising Armenian Genocide

US House approved resolution recognising Armenian Genocide

This resolution marks the first time that a house in US Congress has designated 1915 incidents as genocide.

The US House of Representatives approved H.Res. 296 recognizing 1915 as Armenian Genocide by a vote of 405 to 11.

The resolution foresees that the US recognizes and condemns the incidents between the years of 1915 and 1923 as a “genocide”.

Nancy Pelosi, the House Speaker from the Democrats, said that she was honored to vote for it “in solemn remembrance of one of the great atrocities of the 20th century: the systematic murder of more than 1.5 million Armenian men, women and children by the Ottoman Empire.”

The Resolution furthermore voted that these three comittments should be considered US policies: “To commemorate the Armenian Genocide through official recognition and remembrance; to reject efforts to enlist, engage, or otherwise associate the United States Government with denial of the Armenian Genocide or any other genocide and to encourage education and public understanding of the facts of the Armenian Genocide, including the United States role in the humanitarian relief effort, and the relevance of the Armenian Genocide to modern-day crimes against humanity.”

This resolution marks the first time that a house in US Congress has designated 1915 incidents as genocide.


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27 GENNAIO, PAESE BASCO ANCORA SCIOPERO GENERALE

 

 

 

 

 

 

Dopo quello del 29 giugno contro la riforma della legge sul lavoro, le organizzazioni sindacali basche ELA, LAB, EHNE, HIRU, ESK, che rappresentano la maggioranza sindacale nelle province basche, hanno promosso un nuovo sciopero generale contro la riforma delle pensioni che in questi giorni è oggetto di un serrato dibattito tra Governo, sindacati, UGT e CCOO, e CEOE, l’associazione industriali spagnoli. Come scrive Joserra Bustillo su Diagonal “ le ragioni dell’opposizione alla riforma si centrano su tre aspetti essenziali: l’ampliamento del computo per calcolare il valore della pensione da 15 a 20 anni; l’ampliamento del periodo contributivo per ricevere la pensione completa da 35 a 40 anni e l’aumento dell’età pensionabile da 65 a 67 anni. Inoltre le organizzazioni che hanno promosso lo sciopero respingono i limiti posti ai prepensionamenti, il congelamento delle pensioni per il 2011 o la promozione che si sta facendo delle assicurazioni private con la possibilità che migliorino ancor più le loro agevolazioni fiscali”. E’una agenda separata, ormai quella della maggioranza sindacale basca.UGT e CCOO hanno scelto di fatto dal 1977 con i Patti della Moncloa, la politica di concertazione lavorando, in questi ultimi anni, per la creazione di “contratti collettivi nazionali superando quelli esistenti provinciali che, nel contesto spagnolo, significherebbero  annullamento della maggioranza sindacale basca che dagli anni 90 ha rappresentato una spina nel fianco alle politiche neoliberiste dei diversi Governi spagnoli ed autonomi baschi. 

Un ruolo quello sindacale che è stato stigmatizzato dal “ministro” degli Interni del Governo autonomo basco, il socialista,  Alfonso Ares, il quale contestando la nacessita dello sciopero generale ha accusato “ELA e LAB di voler essere l’avanguardia nella lotta al Governo basco”. Di certo questa mobilitazione generale sta trovando considerevoli consensi. Scontata l’adesione delle forze politiche per la sovranità e progressiste basche come Eusko Alkartasuna, Alternatiba, Aralar e Sinistra Indipendentista. Quest’ultimo movimento nel dare l’appoggio allo sciopero sottolinea che “l’attuale riforma delle pensioni non risponde ad alcuna logica economica ne sociale. Non pretende garantire le pensioni ne dei più giovani ne delle persone anziane, solo vogliono che le banche facciano affari con le nostre pensioni”. Del resto lo stesso Emilio Botin, presidente del Banco de Santander, la principale holding finanziaria dello Stato spagnolo che nel 2009 chiuse con un utile di quasi 9 miliardi di euro, ha più volte affermato la necessita della riduzione delle spese dello stato, e della riforma delle pensioni che assieme alla “contrattazione collettiva centralizzata” sono “misure necessarie e opportune”. Che la grande banca faccia sentire la sua voce condizionate non è una novità ma in questa epoca di crisi questa azione diventa una necessita. Come ricorda Miren Etxezarreta, cattedratica emerita di Economia Applicata de la UAB, “ Il settore finanziario fu il causante immediato dell’ incendio e  adesso i finanzieri comandano: i grandi agenti economici dettano le politiche”

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