ALTERNATIVA DEMOCRATICA – 1995

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Alternativa Democratica

aprile 1995

 

 

Lo que hay que acordar con el Estado español:

 

-Reconocimiento de Euskal Herria: Reconocimiento del derecho de Autodeterminación y de la unidad territorial. El derecho de Autodeterminación no es una posición política, sino un derecho democrático que nos corresponde como pueblo. Aunque tenga que decidirse entre los/as ciudadanos/as cuando, como y para que se desarrolla este derecho, debemos garantizar la aceptación de ese derecho, pues es indispensable para que Euskal Herria decida su futuro en neta libertad. El reconocimiento de Euskal Herria supone superar la imposición de la división territorial actual, aceptando la unidad territorial, superando las divisiones institucionales. Como se lleve a cabo la unidad territorial, como se organice Euskal Herria… será decisión soberana de los/as ciudadanos/as de Euskal Herria.

 

-Respetar los resultados del proceso democrático que se va a abrir en Euskal Herria. A la palabra del pueblo no hay que ponerle límites. Por tanto, el Estado español tendrá que aceptar que el desarrollo de ese proceso democrático, así como sus resultados, sean cuales sean, los deberá respetar.

 

-La condición mínima para encaminar ese proceso democrático es que todos/as los/as ciudadanos/as vascos/as puedan tomar parte sin ningún tipo de presión. Por tanto una Amnistía General sin condiciones es imprescindible para ese proceso democrático, la excarcelación de todos/as los/as presos/as (todos/as los/as que están en cárceles españolas, francesa o de otros países) y posibilitando el regreso de todos/as los/as exiliados/as. También es imprescindible tomar medidas para que las fuerzas armadas españolas no influyan en ese proceso.

 

-Tras aceptar el Estado español lo que hay que acordar, para desarrollar el proceso democrático que hay que llevar a cabo en Euskal Herria, ETA anunciaría un “alto al fuego”

 

 

 

Lo que se debe debatir entre l@s ciudadanos/as vascos/as

 

En los temas que nos corresponden a los/as ciudadanos/as vascos/as en le proceso democrático tendrán que tomar parte sindicatos, organismos, movimientos sociales, fuerzas políticas, todo tipo de instituciones, en definitiva toda la sociedad, definiendo para ello opciones debates marcos de decisión. A lo largo de ese proceso habría que definir como mínimo estos temas: la ejercitación del Derecho de Autodeterminación (formulación, metodología, opciones, plazos…), formulación de la unidad territorial y el proceso para su construcción; las relaciones entre el conjunto de Euskal Herria; las competencias, sin limitaciones previas, de la organización institucional a pactar; Planificación para euskaldunizar Euskal Herria; modelos y planificación socio-económicas; desmilitarización de Euskal Herria (el papel del Ejército –incluida su desaparición- carácter y composición de las fuerzas policiales); Derechos para la enseñanza, libertades democráticas.

 

Como hemos dicho, el objetivo de la negociación política entre Euskadi Ta Askatasuna y el Estado español es lograr el reconocimiento de Euskal Herria, para que este proceso sea realmente democrático. Ahora bien, la ultima decisión le corresponde a la sociedad vasca, que es insustituible.

 

Esa propuesta de negociación política que propone ETA para superar la actual situación entre Euskal Herria y el Estado español, es un instrumento que la sociedad vasca debe tomar en sus manos.

 

En la mediada que surjan nuevas condiciones y medios democráticos, ETA sin cejar en sus últimos objetivos políticos, la lucha por la independencia de Euskal Herria y una sociedad basada en al justicia social, adaptara su actuación a la nueva coyuntura del conflicto. Según se pacte y desarrolle la propuesta que presentamos, se superará el conflicto armado entre Euskal Herria y el Estado español.

 


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I fratelli minori – il nuovo libro di Enrico Palandri

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E’ uscito in questi giorni per Bompiani “I fratelli minori”, il nuovo romanzo di Enrico Palandri. Veneziano, Palandri ha lasciato l’Italia nel 1980 e dopo il successo di Boccalone (romanzo di una generazione, quella del ’77 ma anche di quella successiva e un po’ precursore come sostiene qualcuno del concetto di moltitudine negriana). Nei suoi libri come nella sua biografia personale si incrociano ricerca e un lavoro intenso sul sé, sulle relazioni fra persone, sull’andare e venire, sullo stare abbastanza bene ovunque ma mai benissimo in alcun posto. I fratelli minori è un po’ la conclusione di questo percorso di ricerca. Una fine dove trionfano le persone, e soprattutto le persone implicate le une nelle altre. La storia è su due livelli temporali, gli anni ’70 e gli anni 2000. I due fratelli Martha e Julian (un po’ inglesi e un po’ italiani) figli di un famoso cantante d’opera veneziano, scelgono l’una di cambiare identità per evitare il peso del padre (anche Martha vuole cantare opera) e l’altro – il fratello minore – cercherà tutta la vita di ‘evitare’ gli altri. Il ’77 e l’Italia degli anni di piombo entrano nel personaggio di Giovanni (fidanzato di Martha). Ma è il ragionare sull’identità, sull’esilio, sugli altri il cuore del libro. Perché sono le questioni con cui si dibatte Palandri da anni. “Ho iniziato questo libro – dice lo scrittore – diversi anni fa. Mi sono accorto che avevo scritto più o meno con la stessa voce, rivolgendomi a un nucleo di temi abbastanza simili tra di loro fin da un altro mio libro, “Le pietre e il sale. Voglio che il romanzo sia autonomo, – aggiunge – però per me è un po’ la conclusione di un percorso cominciato per me quando sono andato in Inghilterra nel 1980”.

Andare in un luogo diverso ha permesso anche di continuare a ragionare su quanto accaduto nel tuo passato, negli anni ’70.

Sì. I miei sono libri che hanno a che fare con lo spatrio, il fallimento degli anni ’70, il superamento di questo fallimento. Ma non come il superamento proposto in Italia, cioè sostanzialmente con la figura del pentimento e del ravvedimento. Io non mi sono né pentito né ravveduto, io mi sono continuato. Credo che il pentimento sia una brutta figura perché tende a nascondere il percorso che hai fatto, tenta di rinascere non sulla storia ma su un altro piano. E di questo non mi fido. Non che l’altro piano non esista, la metafisica è sempre qualcosa che accompagna ed è parallela. Ma non credo che si possa uscire dalla storia per andare nella metafisica. Per questo il pentimento come pura morale che si oppone a ciò che hanno prodotto le circostanze, le classi sociali, i conflitti, non mi interessa. Purtroppo questa è stata la figura con cui si sono chiusi gli anni ’70. Io penso che noi siamo stati sostanzialmente la prima generazione che usciva da Yalta, non solo in Italia, in Inghilterra e siamo stati bloccati dal compromesso storico, cioè dai custodi di Yalta, il partito comunista e la Democrazia cristiana che erano i custodi dell’accordo siglato nel secondo dopoguerra. Sia da destra che da sinistra hanno visto nei movimenti qualcosa di inaccettabile perché andava da un’altra parte, anche se era la stessa cosa che accadeva in Inghilterra, in Francia, in America. Ma qui è stato tutto legato alla storia del terrorismo che invece era un fatto minore, legato molto alla storia del comunismo e non dei movimenti, in cui si poteva passare dai movimenti ma per disperazione, per sfiducia nella società, nella possibilità di cambiare, di essere nella società. Nel terrorismo c’era proprio quell’atto disperato che ho cercato, nel libro, di rendere nel personaggio di Giovanni. Non voglio dire nulla in generale sul terrorismo, ma ho cercato di avvicinarmi alle motivazioni del fallimento personale, di esposizione alla differenza sociale che è un tema che ricorre un po’ in tutto in libro. Mi è interessato molto analizzare come i personaggi che ho costruito sentono la propria condizione sociale e quella degli altri e come questi cambiamenti di status hanno un effetto profondo nella vita sentimentale, quando pensano di innamorarsi, nei revanscismi, in quello che si trascinano. C’è come una storia sociale privata che è una specie di biografia del singolo.

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