EGUNKARIA: L’EFFICACIA DELLA TORTURA

L’efficacia della tortura

Marcello Otamendi è direttore del quotidiana in euskara, Berria. Fu anche l’ultimo direttore del quotidiano Egunkaria, chiuso nel 2003 dal giudice Del Olmo, con l‘accusa di essere finanziato da ETA. Il caso provocò una forte commozione nella società basca. Decine di migliaia di persone parteciparono alle manifestazioni di protesta e alla campagna di sottoscrizione che permise, pochi mesi dopo, l’uscita del nuovo quotidiano in euskera, Berria. Otamendi assieme ad altri redattori e amministratori di Egunkaria, venne arrestato dalla Guardia Civil. Lui ed altri cinque vennero torturati. Il caso Egunkaria, con il passare degli anni, dimostrò l’ infondatezza dell’ accusa e la palese violazione della liberta d’espressione, tanto che, il pubblico ministero ritirò l’accusa. Ma i due organismi conservatori Asociacion Victimas del Terrorismo e Dignidad y Justicia  hanno mantenuto le accuse e, nel dicembre, scorso si è aperto il dibattimento processuale nell’Adiencia Nacional di Madrid. Lunedì prossimo, il processo riprenderà. Ieri la televisione catalana, TV3, ha trasmesso un’intervista con Marcelo Otamendi. Ne riproduciamo un riassunto di alcuni passaggi. 

(..)Il problema è che ci sono poteri superiori ai poteri politici. Si chiamino  Policia Nacional o Guardia Civil. Me lo dissero a me, durante i cinque giorni di interrogatorio: ”Qui c’è la Guardia Civil. Dimenticati della Costituzione dei tribunali”. Come dire: qui c’è un codice a parte. Il caso Egunkaria si può riassumere così: è arrivato un dossier della Guardia Civil n mano ad un giudice, Del Olmo, che ha pensato: “adesso divento famoso”. Lo stesso dossier respinto da Garzon che pochi anni prima aveva chiuso il quotidiano Egin. Ma Del Olmo aveva avuto degli screzi con Garzon. Ed avrà pensato:  “visto che lui ha chiuso Egin io adesso chiudo Egunkaria”.  Questo è il ragionamento che avrà fatto. Il problema è che l’accusa principale sostiene che ETA avrebbe finanziato Egunkaria.

(..)Dopo quattro anni di indagini istruttorie, di 600 di documenti, il giudice dell’Olmo non cita una volta un prova dove si dimostri che ETA ha finanziato Egunkaria. E in questo processo non si è parlato e non si parlerà dei presunti finanziamenti di ETA a Egunkaria che sono stati il capo d’accusa per cui hanno chiuso il giornale, per cui sostenevano la tesi che ETA ordinava la linea editoriale, e il direttore da nominare. Ed allora qual è l’accusa? Per capire la natura del processo si pensi ai periti dell’ accusa che sono i guardias civiles che hanno svolto le azioni investigative sul giornale e che l’hanno fisicamente chiuso. Può un investigatore in un procedimento giudiziario esser anche il perito che dovrebbe esser l’esperto senza alcuna relazione con la causa in corso?

(..)Era un attacco ad un giornale in euskera, l’unico quotidiano in euskera. Un attacco alla liberta d’espressione, al diritto che noi baschi abbiamo di avere un giornale nella nostra lingua, ma era anche un azione che si inseriva in un clima  politico determinato. 2001-2003 c’erano forti contrasti tra il Governo di Aznar e quello della Comunità Autonoma Basca guidato da Ibarretxe. Si accusava, nei dibattiti radiofonici, sui giornali spagnoli, tutti i baschi di essere ETA; si accusava persino il governo autonomo basco di contiguità. Si è arrivati a paventare la sospensione dello statuto di autonomia sulla base di un articolo della Costituzione. In questo clima dove si insinua che il presidente della comunità autonoma è di ETA dove basco è sinonimo di ETA, a Madrid devono aver pensato: “Adesso gli facciamo venire un colpo ai baschi”

(..)Si io ho intervistato tre volte ETA. Ogni giornalista vorrebbe intervistare ETA. Ma nel processo non si parla delle interviste ad ETA. Sono state già oggetto di apertura di procedimenti giudiziari che sono stati archiviati con la motivazione che l’unico che commette delitto è l’intervistato e non l’intervistatore. Ora quando mi hanno chiesto alcuni giornalisti se era possibile intervistare ETA io rispondo che non so come siamo riusciti a farla. Il segreto professionale. Nessuno lo sa o meglio solo la Guardia Civil sa qualcosa. Me l’hanno strappato durante gli interrogatori. Ma queste informazioni poi se le sono tenute per loro, non le hanno passate al giudice perché non sarebbero state accettate, non erano motivo d’accusa.  

(..) E’ chiaro che ho detto qualcosa perché mi hanno torturato. Perché la tortura serve proprio a questo per avere informazioni. I guardias civiles mi dissero: “finalmente ti abbiamo preso, Otamendi,  ed adesso ci racconti quello che hai detto al giudice Garzon sulle interviste ad ETA. Io risposi come al giudice Garzon, che mi appello al segreto professionale ed il giudice aveva accettato. Loro mi risposero in questi termini: “dimenticati della puta costituzione, del puto tribunale”. A loro interessa come siamo riusciti ad arrivare a fare l’intervista. Ed il 90 delle torture e delle domande che mi hanno fatto erano in relazione non hai presunti finanziamenti di ETA che era il capo d’accusa ma sulle interviste ad ETA.

(..)Tre giorni di tortura e cinque di in comunicazione. Il primo il secondo ed il terzo. Quando mi trovai nelle mani della Guardia Civil pensai ad altri numerosi casi di tortura che nel Paese basco avvengono spesso quando si pensa che il detenuto possa dare informazioni. Io pensai, ingenuamente, nelle ore previe al mio trasferimento a Madrid che non mi avrebbero torturato. Siamo nel 2003 non torturano un direttore di un giornale. Mi fanno salire sull’auto e mi dicono: “Otamendi, noi siamo la Guardia Civil, questo viaggio dura cinque giorni. Ricordati che il secondo è più duro del primo. Il terzo è più duro del secondo…. Quindi incomincia a cantare che qui cantano tutti e prima lo farai sarà meglio per tutti.

(..)E’ un potere parallelo che ottiene informazioni attraverso vie assolutamente illegali. Stiamo parlando di guardias civiles di 30, 35 anni. Non stiamo parlando di torturatori argentini o cileni che hanno perso il lavoro e sono venuti qui a prestare la loro opera. No. Stiamo parlando di guardias civiles di 30 anni che si sono formati in epoca democratica. La Guardia Civil è un potere di fatto. E chiunque sia al governo loro fanno ciò che vogliono. Perché la tortura è efficace. Si tortura per avere informazioni. Per terrorizzare e come monito per chi viene dopo. Noi, del caso Egunkaria di 10 arrestati sei siamo stati torturati. Il messaggio che hanno dato alla società basca è che persone conosciute, per il loro lavoro informativo e culturale, che appaiono in televisione, noi le possiamo torturare. Tutti lo potete essere se noi lo decidiamo. E per l’efficacia antiterrorista si lascia fare.

(..)Poi dicono che c’è una norma di ETA per a quale ogni persona arrestata deve denunciare tortura. Ma questa norma si afferma è un decalogo. Ma non ho mai visto questo decalogo. Comunque sia io accetto che ci siano persone che non credono che ci sia tortura. Però non auguro a questa persona che la Guardai Civil lo confonda in un posto di blocco con un membro di un commando operativo di ETA. Gli auguro che la Guardia Civil non sospetti che questa persona sia a conoscenza di informazione sensibile in relazione a ETA. Non gli auguro di cadere nelle mani della Guardia Civil se questa ha sospetti. Non saranno cinque giorni tranquilli.

(..)Sono stato oggetto di vessazioni omofobiche in relazione alla mia vita personale. Loro mi dicevano che avevano interrogato dei miei amici sui miei gusti sessuali. Mi fecero mettere in una posizione particolare dando ad intendere  che non solo mi potevano torturare ma anche coinvolgere in una vicenda giudiziaria, amici miei che non avevano nulla a che fare con il giornale. Me lo dicevano durante l’interrogatorio: “ siamo stati con i tuoi amici e ci hanno detto che questa è la posizione che più ti piace, quindi, spogliati e facci vedere. In quel momento ho pensato che questi sono cosi bestie che sono capaciti di andare dai tuoi amici e dirgli “Siamo della Guardia Civil stiamo indagando Otamendi, sappiamo delle vostre tendenze sessuali diteci la posizioni che adottate. Quando sono tornato in cella pensavo diversamente che non potevano essere arrivati a tanto ma loro dicevano che lo hanno fatto.

(..)La tortura è una questione di efficacia. Chi sta sotto dice, se vuoi informazione cosi altrimenti cinque anni d’indagini con DNA od altro sperando di colpire nel segno. Per aver risultati immediati, per poter uscire il giorno dopo in conferenza stampa e dire: “Conosciamo già gli autori di questo attentato perché lo hanno cantato ieri”. Governi di destra o di sinistra, non c’è differenza Questo è lo stato, stanno in guerra. I ministri sanno di queste torture. E’ una questione di efficacia. Altrimenti la strada è quella della lenta investigazione. E invece servono risultati, subito. Quelli di sotto gli dicono.  I responsabili sono chi governa e tollera tutto questo. Non abbiate dubbi, che un giorno questo della tortura si chiarirà. Si sta chiarendo in Cile, si sta chiarendo in Argentina. E non mi dicano che sto comparando presidenti di governi democratici con dittatori. E’ più grave la tortura in democrazia che nella dittatura. Perche in dittatura la tortura consustanziale alla dittatura, mentre in democrazia ci sono garanzie che non si tortura.  In una intervista di qualche giorno fa, apparsa su El Pais, il presidente del Comitato contro la tortura, un italiano che non è della sinistra indipendentista, ha detto che entrare in Intxaurrondo (si riferisce ad un caserma della Guardia Civil a San Sebastian,ndr) gli faceva paura.

(..)Ci sono membri del governo spagnolo socialista che sono soci di Amnesty Internacional, poco gli importa AY denunci ripetutamente le torture in Spagna. E per quanto riguarda il Partido Popular, all’epoca del governo Aznar, l’allora direttore generale della Guardia Civil Valdivieso era socio di Amnesty Internacional

 Per vedere il video: http://www.tv3.cat/videos/2464059

 

 

 

 

 


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