Afghanistan tra guerra, violenza, insicurezza

Afghanistan tra guerra, violenza, insicurezza

Il 20 gennaio 2010 è uscito il rapporto 2009 di Human Rights Watch. L’Afghanistan nel 2009 è stato un altro anno segnato dalla crescente violenza e insicurezza. Alla luce degli arresti di sabato 10 aprile, uno sguardo sulla situazione attuale è d’obbligo. Come è d’obbligo sottolineare senza riserve la faziosità del governo italiano che per bocca del ministro degli esteri Franco Frattini, ha liquidato gli arresti sostenendo che il progetto di Emergency non è tra quelli finanziati dalla cooperazione italiana. In altre parole, il governo Berlusconi se ne lava le mani.

Conflitto armato e violazione dei diritti umani
Le Nazioni Unite hanno riportato che almeno 2,021 civili sono stati uccisi nei primi dieci mesi del 2009 dalle forze della coalizione, dal governo e dagli insorti. Nello stesso periodo del 2008 erano stati uccisi 1,838 civili. Il 23% dei civili uccisi nel 2009 sono stati uccisi dalle forze della coalizione, mentre il 69% dalle cosiddette “forze antigovernative”.
Governance e impunità
In Afghanistan continua a permanere uno stato dove il sistema legale non risponde ai requisiti minimi. Questo significa che le detenzioni arbitrarie, l’impossibilità di avere accesso a un avvocato, la negazione del diritto a difendersi e a contestare l’arresto sono all’ordine del giorno. Ci sono continui rapporti di abusi e torture dei detenuti. Il rapimento continua a essere molto comune e i rapiti sono spesso volontari o impiegati delle organizzazioni non governative, uomini di affari e loro familiari. I rapimenti sono più diffusi nelle regioni del sud, del centro e dell’est del paese e sono opera di bande criminali spesso usate dai gruppi di insorti per ottenere soldi o il rilascio di prigionieri. La polizia, scrive Human Rights Watch, sembra incapace o non interessata ad affrontare i rapimenti o altri abusi con mezzi e risposte adeguate.
Chi viola i diritti umani continua a godere di una quasi totale impunità. Il presidente Karzai ha cercato di garantirsi la sua rielezione nel 2009 attraverso una serie di accordi con ex signori della guerra appartenenti a tutte le principali etnie. La scelta di Mohammad Qasim Fahim come candidato al ruolo di vicepresidente di Karzai la dice lunga sugli scambi tra signori della guerra. Fahim infatti è accusato anche di crimini di guerra fin dagli anni ’90 e molti afghani lo ritengono legato a bande criminali.
Diritti delle donne
A marzo 2009 il parlamento ha approvato e il presidente ha firmato una legge (Shia) che continue molti articoli offensivi e pericolosi per le donne. La legge è stata emendata grazie alle proteste interne e internazionali, ma molti articoli sono rimasti anche se in conflitto con la costituzione afghana e la legislazione internazionale in materia di diritti umani. Uno di questi articoli stabilisce che solo i padri e i nonni hanno il diritto di custodia sui minori. Un altro impedisce alla donna di lasciare la casa senza il permesso del marito a meno non abbia “ragioni legali ragionevoli” per farlo. Una nota positiva c’è e riguarda l’approvazione, grazie alla campagna instancabile delle donne afghane, di una legge sull’eliminazione della violenza contro le donne. In pratica con questa legge, per quanto carente, lo stupro diventa reato.
Istruzione sotto attacco
Come parte della loro campagna di terrore nei confronti della popolazione civile, i taliban e gli altri gruppi insorgenti continuano a colpire le scuole e in particolare le scuole per ragazze. Secondo il ministero della pubblica istruzione tra aprile e agosto 2009 sono state attaccate 102 scuole e 105 sono stati gli studenti e professori uccisi. Ad aprile e maggio 2009 sono state attaccate con sostanze chimiche tre scuole per ragazze, e 196 studentesse sono rimaste ferite. 
Diritti umani e media indipendenti
La libertà di espressione di chi critica il governo o personaggi locali potenti è molto limitata. Violenze,  minacce e intimidazioni vengono usate regolarmente per zittire i politici dell’opposizione, i giornalisti critici e gli attivisti della società civile. Ad aprile 2009 a Kandahar è stata assassinata Sitara Achakzai, attivista per i diritti umani molto conosciuta. Decine di giornalisti continuano a essere arrestati in tutto il paese.
Povertà e fame colpiscono soprattutto donne e bambini
In un altro rapporto, questa volta dell’UNICEF, viene evidenziato come un terzo della popolazione afghana sia considerata insicura anche dal punto di vista dell’alimentazione. Gli effetti delle crisi alimentare, del carburante e economica, stanno mettendo a rischio di malnutrizione e malattie, 1,2 milioni di bambini con meno di cinque anni e oltre mezzo milione di donne incinta o che stanno allattando.  L’UNICEF per il 2010 si propone di garantire assistenza sanitaria e alimentazione, a almeno 175,000 bambini tra i 6 mesi e i cinque anni e a 90,000 donne incinta e in allattamento. Ci sono circa 100,000 bambini che non frequentano le scuole, chiuse per la guerra. L’UNICEF si propone di riaprire almeno una parte degli istituti. Infine 1 milione di persone dovrebbero riuscire ad avere, grazie all’agenzia dell’ONU, accesso all’acqua potabile.


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