TORTURATO A MORTE

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Tre poliziotti (tra cui un ispettore capo) sono stati arrestati con l’accusa di aver torturato a morte un detenuto. Murat Konu? era stato arrestato durante un’operazione di polizia contro una banda accusata di aver rapinato alcuni commercianti a Laleli, Istanbul. Konu? è morto il giorno in cui è stato portato all’ospedale Eftal per essere curato. Sei agenti sono stati arrestati (tre sono stati successivamente rilasciati in attesa di processo) accusati di aver torturato l’uomo. Human Rights Watch ha rilasciato in questi giorni un nuovo comunicato in cui conferma l’uso ‘abituale’ di violenza da parte delle forze dell’ordine. La dichiarazione cita tre casi recenti. A Ku?adas? il 13 aprile scorso un poliziotto ha sparato alla testa, uccidendolo, uno spacciatore ricercato di 27 anni. A Hakkari, nella regione kurda, la polizia ha arrestato un minorenne di 16 anni, legandolo sommariamente e trascinandolo per terra per vari metri. A Van, nei pressi del confine con l’Iran, un giovane di 15 anni è stato ucciso dalla genderameria nel corso di un’operazione contro un gruppo di ‘contrabbandieri’ di benzina. La Fondazione turca per i Diritti Umani ha denunciato che nel 2009 la polizia e la gendarmeria hanno sparato e ucciso 48 persone.


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KURDISTAN, UN VOTO PER LA DEMOCRAZIA, CASA PER CASA

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Ultimi giorni di campagna elettorale in Turchia. Domenica si vota per quelle che tutti definiscono ormai elezioni storiche. A Diyarbakir e in tutte le città kurde si respira un’aria di speranza convinzione che dopo il 12 giugno le cose non saranno più come prima. Nel bene o nel male. Ma in questo momento si preferisce pensare che il nuovo capitolo sarà nel bene. I guerriglieri del PKK sono in posizione di difesa attiva ma potrebbero riprendere le azioni armate dopo il 15 giugno, come ha affermato dal carcere di Imrali (dove è rinchiuso dal 1999) anche il leader kurdo Abdullah Ocalan. Questi però sono giorni in cui si vedono le cose in positivo. Il Blocco per il Lavoro, democrazia e libertà che raccoglie i candidati sostenuti anche dal partito kurdo BDP (Partito della pace e democrazia, che non avendo possibilità di superare l’assurdo sbarramento del 10% ha preferito presentare candidati independenti) è dato dai sondaggi come una delle sorprese di queste elezioni generali. I kurdi partono da 22 deputati ma potrebbero arrivare a 30. C’è chi dice 35.

La campagna elettorale è fatta casa per casa, villaggio per villaggio. In un’elezione che ha tanti simboli sicuramente uno dei più forti è quello rappresentato da Hatip Dicle. Ex deputato del DEP assieme a Leyla Zana (anche lei candidata quest’anno) negli anni ’90, con Zana e altri due deputati è stato arrestato subito dopo le elezioni. Accusati di separatismo i quattro deputati hanno passato dieci anni (la condanna era a 22) di carcere. Usciti nel 2004, Dicle come Zana sono ritornati a fare politica tra la gente. E la repressione non si è fermata un attimo. Hatip Dicle è oggi candidato ma non può fare campagna elettorale. E’ in carcere, detenuto come migliaia di altri politici e attivisti kurdi in quel processo farsa avviato dopo la vittoria del DTP kurdo (prontamente messo fuori legge) alle elezioni amministrative del 2009. Così la campagna elettorale per Dicle la fanno i suoi compagni fuori.

Los presos provocan un expresión de cariño que desborda el «relato» oficial – Iñaki IRIONDO

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          Gara. La inundación humana que ocupó ayer el centro de Bilbo, desbordando el recorrido previsto

Son unos irresponsables – Adolfo Muñoz Sanz Secretario General de ELA

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              Gara. Adolfo Muñoz denuncia en su artículo la sumisión de la clase política

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