ARRESTATI QUATTRO GIOVANI INDIPENDENTISTI

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Paradossali arresti questo pomeriggio in Iparralde (Paese Basco nord). Quattro giovani indipendentisti baschi che erano sfuggiti alla retata del 24 novembre scorso contro il movimento giovanile  Segi, che aveva portato all’arresto di 24 persone, sono stati fermati dalla Polizia francese in collaborazione con la Guardia Civil. I loro nomi sono: Carlos Renedo, Asier Colorna, Gaizka Likona, Olatz Izagirre. La stampa spagnola ha dato notizie contrastanti. Mentre i quotidiani El Pais e El Mundo accusavano i quattro di “far parte di ETA”, il quotidiano Publico sosteneva che “sono militanti di Segi ma non sono ancora entrati in ETA”. Accuse pesanti quando in realtà  i quattro giovani stavano vivendo una vita pubblica in Iparralde (Paese basco Nord). Si erano iscritti nell’ufficio di collocamento con i loro nomi , cosi come avevano registrato i loro telefoni ed i contratti di affitto. Da mesi stavano vivendo in Iparralde ed avevano partecipato ad attività politiche e mobilitazioni nelle province basche in Francia. Per il movimento pro amnistia basco questi arresti sono “un nuovo capitolo della guerra di propaganda” del ministro degli Interni spagnolo Alfredo Perez Rubalcaba, che ha messo in relazione questi giovani indipendentisti con ETA “quando sapeva che stavano conducendo una vita totalmente normale in Iparralde”. Secondo il movimento antirepressivo poliziotti in borghese avevano vigilato i  quattro giovani fin da quando avevano trasferito la loro residenza in Iparralde


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Radio Città Aperta. In casi analoghi le corti di Nord Irlanda, Gran Bretagna e Francia avevano deciso che non vi erano elementi sufficienti a consegnare a Madrid dei giovani attivisti baschi arrestati nei rispettivi paesi sulla base di un ordine di cattura europeo spiccato dalla magistratura spagnola. Che la persecuzione di Madrid nei confronti dei giovani indipendentisti baschi sia tutta politica e infondata dal punto di vista giuridico comincia ad essere noto anche in quei paesi che pure collaborano, e attivamente, con la cosiddetta “lotta al terrorismo” di Madrid. Ma i magistrati italiani non hanno seguito l’esempio dei loro omologhi di Londra, Belfast e Parigi ed in più occasioni hanno accordato alle autorità spagnole la consegna di Zurine, Artzai e Fermin, tre giovani arrestati a Roma lo scorso 10 giugno mentre si apprestavano a tenere una conferenza stampa per informare i media italiani sulla loro condizione di perseguitati politici. Neanche il fatto che il Procuratore Generale Otello Lupacchini, che nell’udienza in Corte d’Appello dello scorso 8 settembre rappresentava l’accusa, abbia chiesto ai giudici di rigettare la consegna, ha fatto desistere la Cassazione dal respingere il ricorso presentato dallo stesso Lupacchini lo scorso 16 settembre.

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From The Guardian – The Booker prize-winning novelist on her political activism in India, why she no longer condemns violent

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