SINISTRA A CONFRONTO IN NAVARRA

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Lo scenario politico basco è in continuo movimento dopo la decisione della sinistra indipendentista di adottare un modello organizzativo ed una strategia che escluda la necessita di una azione politico militare per risolvere il contenzioso politico basco spagnolo. Al di là degli ostacoli imposti dal Governo spagnolo per impedire una presenza della sinistra indipendentista basca nelle competizioni elettorali e quindi nelle istituzioni spagnole, le forze politiche prendono atto che questa ipotesi modificherebbe sostanzialmente il panorama elettorale e politico basco. Per la correlazione di forze nella CAV e nella Navarra il dibattito politico presenta dei distinguo. L’attenzione è principalmente puntata sulle elezioni amministrative del maggio 2011 anche se da parte della Sinistra indipendentista è stato sottolineato più volte che seppur importante una convergenza delle forze favorevoli alla sovranità basca e di sinistra è un obiettivo strategico che va al di là della scadenza elettorale. In Navarra, Nafarroa Bai la coalizione che nel 2007 nelle elezioni regionali in Navarra divenne la seconda forza politica ha ufficialmente escluso la possibilità di confluire in una lista elettorale comune con la Sinistra Indipendentista. Quest’ultima che aveva avanzato l’offerta considera che senza una convergenza di tutti gli abertzales  di sinistra in un soggetto politico unitario non sarà possibile un cambiamento politico nella regione. L’invito rivolto dagli esponenti della SI aveva trovato in Nafarroa bai una sostanziale risposta negativa comune. I motivi di questo diniego sono diversi. Innanzitutto l’eterogeneità della coalizione. Aralar, EA, PNV Batzarre più “indipendenti” aveva dato vita a quello che rappresentò la sorpresa delle elezioni del 2007. Ma i problemi si manifestarono poche settimane dopo quel importante risultato. L’idea del cambiamento con un accordo con PSN che scalzasse del poter i regionalisti di destra dell’ UPN si sciolse non tanto per il caldo di quell’estate, quanto per il richiamo all’ordine lanciato dal comitato federale “centrale” del PSOE che da Madrid impose la questione di stato firmando invece un patto “antinatura” con UPN. La delusione per questo matrimonio impossibile ha aperto la strada a dispute interne che sono in parte rientrate in vista della scadenza elettorale del maggio del prossimo anno. Non tutti però sono rimasti. Batzarre un piccola formazione navarra si è staccata dalla coalizione per confluire in una piattaforma elettorale con Izuierda Unida de Navarra. Per le principali forze le cose comunque non sono lineari. Sia per la candidatura del candidato alla presidenza della Comunita Foral Navarra, per Aralar Patxi Zabaleta mentre per EA le preferenze sono per l’unica deputata alle Corte di NB, Uxue Barkos ma anche per gli accordi sottoscritti su diversi tavoli dalle diverse forze politiche. EA e Sinistra indipendentista nell’ambito della accordo politico strategico nazionale basco hanno stipulato una piattaforma programmatica per la navarra, pur dichiarando che non ha fini elettorali, alla quale no ha aderito Aralar che invece in questo provincia ha stipulato nell’ambito di Nafarroa bai un accordo con il PNV che in Navarra gode di uno scarso seguito elettorale e che si oppone a qualsiasi accordo elettorale con la SI.  Ed a aprire la stagione degli accordi bilaterali, alla fine dell estate scorsaci avevano pensato  Aralar e EA avevano sancito un patto di continuità del progetto Nafarroa Bai. Sembra soprattutto Aralar ad avere più reticenze nel partecipare a questo progetto di convergenza della sinistra per la sovranità basca sia per una sorta diffidenza nei confronti della Sinistra Indipendentista da cui ne usci nel 2002 sia per ritagliarsi un proprio spazio politico in questa provincia dove Aralar gode dei maggiori consensi. Rimane il dubbio fondato che questa scommessa sia azzardata anche perché l’esigenza di una unita di tutte le forze politiche e sociali a sinistra del PNV è stata espressa in modo trasversale da decine migliaia di persone che chiedono un cambio non solo istituzionale ma anche politico ed economico. Significativo in tal senso è l’Accordo di Gernica  a favore di un processo democratico sottoscritto da tutte le forze progressiste per la sovranità basca la cui presentazione provinciale non ha visto la partecipazione di Aralar ne in Navarra ne in Alava.  La scelta della SI  costringe tutti a prendere atto che un cambiamento profondo è in atto e che l’illegalizzazione ha ibernato questo potenziale sociale e politico. Come testimoniarono le elezioni europee de 2009  dove Iniciativa Internacionalista appoggiata dalla SI divenne la terza forza politica scavalcando in numero di voti  al somma di quelli ottenuti dalle coalizioni di riferimento di EA e Aralar. Preoccupati di questo possibile scenario democratico sono gli apparati dello stato. Il Fiscal General (procuratore generale) Conde Pumpido ha detto, poco dopo il rifiuto di NB di stringere un accordo con la SI che “la SI non parteciperà alle elezioni in Navarra” nonostante la stessa SI abbia annunciato la presentazione di un nuovo partito che adempi quanto stabilito dalla legge sui partiti.  Ancora una volta la questione navarra diviene per lo stato spagnolo un baluardo nella lotta contro il progetto politico basco. Una posizione ovviamente legittima nel momento in cui ai cittadini e cittadine navarre venga data la possibilità di esprimersi e scegliere liberamente tutte le opzioni politiche presenti.


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LA STORIA DI ÖZGÜR

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Orsola Casagrande. Diyarbakir.«Senti questo odore? E’ l’odore della guerra. Ti prende alla gola, è ovunque ». Il giovane annusa l’aria e invita a fare lo stesso. La guerra ha un odore. Agre, intenso. È l’odore lasciato dagli F16 che sorvolano la città in continuazione. È l’odore delle camionette militari, della polvere della strada di questa città tormentata. Diyarbakir, capitale del Kurdistan turco, più di un milione e mezzo di abitanti (centinaia di migliaia sono profughi interni).

Il giovane parla con un tono di voce sereno. E’ calmo. E ci si chiede come faccia a esserlo visto che ogni giorno ormai potrebbe venire da Ankara la notizia che ha perso il suo appello e potrebbe presto trovarsi in carcere condannato a 12 anni per “propaganda per un’organizzazione illegale”, vale a dire il PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan). “No, non sono andato alla manifestazione, l’altro giorno – dice – perché mi hanno vietato di partecipare a manifestazioni politiche per cinque anni”.

La guerra ha suoni così come ha odori. Non è solo il suono degli aerei da guerra diretti verso il Kurdistan del Sud (cioè la regione del Kurdistan in Iraq). E non è nemmeno solo il suono degli elicotteri delle forze armate e di polizia che volano bassi sopra le case. Né il rumore dei carri armati, e se ne possono vedere molti in questi giorni a Diyarbakir.

La guerra ha i suoni che sono le parole spezzate di coloro che ne raccontano gli orrori.

Özgür Da?han (Sipan Amed) aveva 27 anni. Era un guerrigliero del PKK. Ha perso la vita in uno dei recenti scontri. La sua fotografia è su una credenza del salotto di questa casa dove il dolore è tangibile. Gulistan e Mehmet Da?han si siedono sul divano lei, sulla poltrona lui. Con loro altre due figlie. “Özgür è il nostro primo figlio”, dice Gulistan lanciano uno sguardo alla foto. I suoi occhi si riempiono di lacrime. Lei è una madre. E’ già abbastanza doloroso per una madre sopravvivere a suo figlio. Ma a Gulistan Da?han è stato negato anche di vedere suo figlio per l’ultima volta. “Non hanno voluto farmi vedere il corpo – dice – hanno detto non avrei potuto reggere la vista di quel corpo, di quello che gli avevano fatto”. Guarda la foto ancora una volta e aggiunge: “Ma ho visto cosa gli hanno fatto, ho visto le foto  sui giornali”. Ha smesso di mangiare il giorno che ha visto quelle immagini. “La vita – dice – mi ha abbandonato il giorno in cui mio figlio è morto. Ora sto mangiando un po’, ma solo perché ho altre figlie e devo continuare a vivere per loro”.

Le immagini di Özgür ormai senza vita raccontano una storia terribile, quella di una violazione indicibile, di un’offesa su un giovane già morto. Il corpo di Özgür Da?han è stato infatti orrendamente mutilato dopo che il giovane era già morto. “Non so – dice Gulistan Da?han – come un uomo possa fare una cosa simile a un altro uomo”. Rivolge uno sguardo a suo marito, Mehmet, e gli dice di parlare. Lui lo fa, in un tono pacato di voce. Eppure quello che sta dicendo è angosciante. Si tratta di un racconto di brutalità, di violenza disumana. Ma comincia come la storia di uno dei tanti bambini cresciuti in Kurdistan che non poteva rimanere seduto e guardare la violenza e la brutalità che venivano imposte al suo popolo.

“Özgür non è stato indifferente a quello che vedeva attorno a lui. – Dice Mehmet Da?han – Quando era un bambino, alla scuola elementare, un nostro parente, che era un comandante guerrigliero ha perso la vita. Per Özgür la presenza di un ‘martire’ in famiglia ha significato un suo aumento di interesse per la storia kurda e la storia del movimento di liberazione kurdo. Lui aveva studiato ingegneria elettrica, ma il suo vero interesse era la storia. Ha letto tutti i libri disponibili sulla storia kurda, dalle origini, la rivolta di Seik Said [1925. Ndr], il massacro di Dersim [1938. Ndr]. Nell’ultimo periodo che ha passato a casa ha fatto una ricerca molto completa su questo tema. Quando tornava a casa in compagnia dei suoi amici, andavano nella sua stanza, chiudevano la porta e so che parlavano del PKK, della lotta di liberazione”.

Özgür è entrato nel PKK quando aveva 20. Era un giovane sensibile che non poteva stare a guardare la sua gente, amici, parenti subire abusi costanti da parte delle autorità turche.

“Siamo riusciti a vederlo ancora una volta, dopo che era già entrato nel PKK. – dice Mehmet Da?han – Siamo andati in montagna per vederlo. Siamo rimasti 11 giorni. Lui è arrivato l’ultimo giorno della nostra permanenza. Ma ci ha detto che non sarebbe potuto rimanere con noi a lungo perché aveva delle mansioni da svolgere”.

 

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