28 GENNAIO SCIOPERO PER I DIRITTI

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Quel che è certo è che il 28 gennaio la FIOM non sarà sola in piazza. Gli operai, le tute blu, non sfileranno da soli. A generalizzare lo sciopero indetto dal sindacato dei metalmeccanici ci hanno pensato in tanti in queste settimane. Così nelle tante piazze italiane dove si svolgeranno le manifestazioni regionali, venerdì, ci saranno studenti, precari, Cobas, pensionati,  cassaintegrati,  disoccupati, ma anche lavoratori della scuola, visto che la Cub ha confermato lo sciopero per l’intera giornata. In uno dei tanti appelli di adesione allo sciopero FIOM, un nutrito gruppo di lavoratori e lavoratrici del settore privato e del pubblico impiego ricordano come “l’accordo Fiat colpisce anche te!”. Perché è un accordo che demolisce il diritto di sciopero, oltre che erodere nemmeno tanto lentamente i diritti delle persone prima ancora che dei lavoratori. I Cobas hanno raccolto l’appello dei tanti e hanno proclamato anche loro lo sciopero, in modo da consentire anche ai lavoratori e alle lavoratrici di altri settori di partecipare alle manifestazioni promosse dalla FIOM.

Per aggiungere forza nei metalmeccanici e aprire la possibilità che si allarghi la protesta contro un accordo dannoso per tutti/e con la partecipazione di lavoratori e lavoratrici delle altre categorie alle proteste al di là delle divisioni di sigla o di scelte politiche. Per respingere l’attacco in corso ai diritti e alle condizioni di lavoro non basterà la piena riuscita dello sciopero e delle manifestazioni del 28 gennaio, ma sicuramente il livello di generalizzazione dello sciopero potrà essere il volano per successive iniziative, dicono i lavoratori e le lavoratrici dell’appello “L’accordo Fiat colpisce anche te!”. A Marghera lo scorso fine settimana hanno aderito allo sciopero anche gli studenti, i precari, i lavoratori dello spettacolo.

Guarda l’appello in video del segretario della FIOM Maurizio Landini qui

 


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I fratelli minori – il nuovo libro di Enrico Palandri

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E’ uscito in questi giorni per Bompiani “I fratelli minori”, il nuovo romanzo di Enrico Palandri. Veneziano, Palandri ha lasciato l’Italia nel 1980 e dopo il successo di Boccalone (romanzo di una generazione, quella del ’77 ma anche di quella successiva e un po’ precursore come sostiene qualcuno del concetto di moltitudine negriana). Nei suoi libri come nella sua biografia personale si incrociano ricerca e un lavoro intenso sul sé, sulle relazioni fra persone, sull’andare e venire, sullo stare abbastanza bene ovunque ma mai benissimo in alcun posto. I fratelli minori è un po’ la conclusione di questo percorso di ricerca. Una fine dove trionfano le persone, e soprattutto le persone implicate le une nelle altre. La storia è su due livelli temporali, gli anni ’70 e gli anni 2000. I due fratelli Martha e Julian (un po’ inglesi e un po’ italiani) figli di un famoso cantante d’opera veneziano, scelgono l’una di cambiare identità per evitare il peso del padre (anche Martha vuole cantare opera) e l’altro – il fratello minore – cercherà tutta la vita di ‘evitare’ gli altri. Il ’77 e l’Italia degli anni di piombo entrano nel personaggio di Giovanni (fidanzato di Martha). Ma è il ragionare sull’identità, sull’esilio, sugli altri il cuore del libro. Perché sono le questioni con cui si dibatte Palandri da anni. “Ho iniziato questo libro – dice lo scrittore – diversi anni fa. Mi sono accorto che avevo scritto più o meno con la stessa voce, rivolgendomi a un nucleo di temi abbastanza simili tra di loro fin da un altro mio libro, “Le pietre e il sale. Voglio che il romanzo sia autonomo, – aggiunge – però per me è un po’ la conclusione di un percorso cominciato per me quando sono andato in Inghilterra nel 1980”.

Andare in un luogo diverso ha permesso anche di continuare a ragionare su quanto accaduto nel tuo passato, negli anni ’70.

Sì. I miei sono libri che hanno a che fare con lo spatrio, il fallimento degli anni ’70, il superamento di questo fallimento. Ma non come il superamento proposto in Italia, cioè sostanzialmente con la figura del pentimento e del ravvedimento. Io non mi sono né pentito né ravveduto, io mi sono continuato. Credo che il pentimento sia una brutta figura perché tende a nascondere il percorso che hai fatto, tenta di rinascere non sulla storia ma su un altro piano. E di questo non mi fido. Non che l’altro piano non esista, la metafisica è sempre qualcosa che accompagna ed è parallela. Ma non credo che si possa uscire dalla storia per andare nella metafisica. Per questo il pentimento come pura morale che si oppone a ciò che hanno prodotto le circostanze, le classi sociali, i conflitti, non mi interessa. Purtroppo questa è stata la figura con cui si sono chiusi gli anni ’70. Io penso che noi siamo stati sostanzialmente la prima generazione che usciva da Yalta, non solo in Italia, in Inghilterra e siamo stati bloccati dal compromesso storico, cioè dai custodi di Yalta, il partito comunista e la Democrazia cristiana che erano i custodi dell’accordo siglato nel secondo dopoguerra. Sia da destra che da sinistra hanno visto nei movimenti qualcosa di inaccettabile perché andava da un’altra parte, anche se era la stessa cosa che accadeva in Inghilterra, in Francia, in America. Ma qui è stato tutto legato alla storia del terrorismo che invece era un fatto minore, legato molto alla storia del comunismo e non dei movimenti, in cui si poteva passare dai movimenti ma per disperazione, per sfiducia nella società, nella possibilità di cambiare, di essere nella società. Nel terrorismo c’era proprio quell’atto disperato che ho cercato, nel libro, di rendere nel personaggio di Giovanni. Non voglio dire nulla in generale sul terrorismo, ma ho cercato di avvicinarmi alle motivazioni del fallimento personale, di esposizione alla differenza sociale che è un tema che ricorre un po’ in tutto in libro. Mi è interessato molto analizzare come i personaggi che ho costruito sentono la propria condizione sociale e quella degli altri e come questi cambiamenti di status hanno un effetto profondo nella vita sentimentale, quando pensano di innamorarsi, nei revanscismi, in quello che si trascinano. C’è come una storia sociale privata che è una specie di biografia del singolo.

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