PROCESSO BATERAGUNE, COME LO STATO SPAGNOLO NON SI RASSEGNA AL CAMBIO

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Si è chiusa oggi la fase dibattimentale del processo denominato “Bateragune”, che vede sul banco degli imputati 8 dirigenti della sinistra indipendentista basca accusati di “ricostituzione del disciolto partito Batasuna” agli ordini di ETA. Nel silenzio dei mass media europei l’ultimo conflitto violento del vecchio continente mostra in questa sala del tribunale speciale spagnolo i termini della questione politica. Lo fa in modo palese con una debole argomentazione giuridica dell’ accusa che tradisce l’indole inquisitoria quando sostiene che gli accusati “non hanno dimostrato di non essere parte di ETA”.

Le argomentazioni del pubblico ministero non si discostano da quelle adottate negli altri processi politico contro la sinistra indipendentista. Nonostante la debolezza delle testimonianze e delle “perizie” degli agenti delle forze di sicurezza, incaricati di argomentare i risultati delle indagini e la ricostruzione in modo fantasioso di un processo interno alla sinistra indipendentista che se ha avuto una caratteristica è stata quella di essere stato molto trasparente, ( basti ricordare che il documento di discussione interno fu diffuso via internet, e scaricato circa 300 mila volte, prima ancora  dell’inizio del dibattito), la richiesta di condanna a dieci anni per Arnaldo Otegi e Rafa Diez, come massimi dirigenti di Bateragune, 9 per Miren Zabaleta,  10 per Arkaitz Rodriguez e 8 per Sonia Jacinto, ribadisce che gli imputati “no si svincolano da ETA ne pretendono che abbandoni la sua strategia politico-militare”. Il mondo alla rovescia. O forse il mondo come vorrebbero che fosse. Perché fu proprio l’iniziativa di quel collettivo con altre migliaia di militanti della sinistra indipendentista ha promuovere la svolta storica: la scelta di promuovere una processo democratico senza esclusioni, nell’ambito del quale costruire una soggetto politico per la sovranità e di sinistra che sfidasse sul terreno della politica le altre opzioni politiche presenti in Euskal Herria, senza ingerenze ne l’utilizzo di strumenti violenti.

Lo sapevano anche a Madrid che le cose stavano cambiando, per loro in peggio. Perché la sinistra indipendentista era in gran parte cosciente che un ciclo politico militare si doveva chiudere ma anche della propria forza politica e sociale. Una convinzione diffusa anche  nello stato spagnolo. Per questo i settori oltranzisti che attraversano le due principali forze politiche, PP PSOE e gli apparati dello stato preferivano una frammentazione della sinistra indipendentista, la nascita di “schegge impazzite” che permettessero di giustificare, la proscrizione, la negazione dei diritti il proseguimento della spirale di violenza. Che allontanassero lo spettro del coagulo di una maggioranza politica e sociale basca che si proponga come alternativa politica ed anche di governo. Per questo hanno messo in atto l’operazione che portò all’arresto nel’ottobre del 2009 di Otegi, Zabaleta Diez, Jacinto, Arkaitz, Esnal, Moreno,Serra.  Boicottando iniziative a livello internazionale nelle quali la sinistra indipendentista voleva far conoscere la propria scelta politica per risolvere democraticamente conflitto. Ne siamo testimoni noi di Talkingpeace che dalla Conferenza di Venezia novembre 2009, dove la sinistra indipendentista annunciò ufficialmente la sua scelta, siamo nati. Apparati dello stato che hanno poi ostacolato la possibilità di partecipare nella legalità spagnola, che si vanta di non criminalizzare idee, a una formazione politica come Sortu o ostacolare fino all’ultimo la partecipazione di una coalizione come Bildu. Il perché è sotto i nostri occhi. Bildu seconda forza politica di Euskal Herria,. senza campagna elettorale, con candidati dell’ ultima ora, perché 40.000 potenziali candidati sono proscritti come “contaminati”, che governa città come Donostia, o la provincia di Guipuzcoa, che propone fin da subito una moralizzazione della politica, o che la politica torni a fare il suo lavoro, e una partecipazione democratica, dei partiti e della società civile alla gestione del bene comune. E non è che l’inizio. Per questo come avvenne, seppur in altro contesto, all’epoca del processo di Lizarra Garazi (1998-2000), lo stato spagnolo  interviene con la magistratura per ostacolare percorsi di politica e democrazia per risolvere la questione per antonomasia dello stato spagnolo.  E come in quella occasione si avvalse del giudice stella Baltazar Garzon per criminalizzare movimenti politici, questa volta, sempre con il super giudice, la scelta definita della politica e della democrazia partecipata. Che proprio in questi giorni Garzon sia stato nominato dal Consiglio d Europa membro della Comitato contro la Tortura, lui che non ha mai messo in discussione le testimonianze estorte a centinaia di arrestati e arrestate che hanno denunciato torture, è segno del dominio dell’ ipocrisia.

Ma tant’è. Non sarà certo, come ha ribadito la sinistra indipendentista, una sentenza a cambiare una decisione politica che sta dando i suoi frutti. Rimane il fatto che detenuti  e detenute politiche come Otegi. Arkaitz, Zabaleta e Jacinto si trovino ancora in carcere per aver promosso un processo di giustizia democrazia e pace, nella Spagna dei Borbone, Zapatero, Rubalcaba, Rajoy …e Botin.


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