Let’s Stand Up Colombia!

Let’s Stand Up Colombia!

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The Colombian national team finally qualified for the 2018 World Cup in Russia.

This was reason for great national rejoicing, although the access, for the sixth time, of our team to a global tournament was marked by doubt and distrust until the last minute. We passed, no doubt about it, but we did it scraping and with tremendous scare.

In the previous game, against Paraguay, we were for a few minutes of glory, after the goal of Falcao, directly and early on the other side. But after the goals of the rival, a draw first and then the goal of the victory, we began suffering in an agonizing way. Fortunately we patched things up thanks to the draw with Peru, and the other games’ favorable results.

That classification is strikingly similar to the other big tournament that hang on the country, that of peace and reconciliation. The social country is committed to ensuring that the Havana Peace Agreement achieves not only legislative approval in the Congress of the Republic, but also a correct implementation. The political country, on the other hand, continues on trying shattering it.

The sharp parliamentary debate on political reform, FARC participation and the Special Justice for Peace reflects the current situation in the country, where the forces that represent capital, latifundia and foreign interference are trying to get hold of the whole national territory, while trying to overwhelm and crush those who oppose them.

It is enough to take a look at the most resounding conflicts raised in the country in recent months to confirm it. Strikes such as that of the miner of Remedios and Segovia, followed by the strike of 1500 artisan miners of San Roque, have a deep relationship with the multitudinous mobilization in defense of the paramo of Santurbán in Santander, where people is call the water gold.

As with the strike of the pilots of the Brazilian multinational Avianca, which clarifies the way in which power resources are put in favor of businessmen. The media are in charge of demonizing the workers, returning consumers against the trade union, while the Aerocivil authorizes the hiring of foreign pilots to break the strike.

The same can be said of the official massacre in Tumaco. It was the police, no doubt. But acting upon whose orders? Whitaker had spoken out against the Substitution Agreement. Which reminds those who shout against the Comprehensive Rural Reform, warning that they will not allow a centimeter of soil to be removed. In coincidence, the crimes committed by agrarian leaders grow daily.

It is necessary to see how in Guamal, Meta, above the pronouncement of the Office of the Attorney General in favor of the communities, Ecopetrol’s decision to activate the Trogón 1 goes on, while in Cali the struggle of the inhabitants of the Valle de Lili neighborhood against the construction of a terminal in the Los Cortijos wetland survives. Street vendors also stand up there.

The same forces that move the threads in the CNE to prevent the Bogotans from holding the revocatory referendum of Mayor Peñalosa, thunder in various public and private scenarios against what they call a dangerous trend, that Colombians, through the mechanism of popular consultation, strongly oppose large mining projects.

It is that old political country that is angrily standing against the constitutional and legal implementation of the Peace Agreements. The debate over the statutory law of the JEP shows this more than anything else. There all the masks have fallen, those who once seemed enemies, Alvaro Uribe and Claudia López, for example, are now walking hand in hand.

Suddenly, after having spent seven years in the government, Vargas Lleras and his Radical change emerge in the midst of the scandalous intertwining of corruption within the justice system, a corruption involving the very Prosecutor, to turn against President Santos and the Agreement which he reached with the FARC. Luis Carlos Galán and Rodrigo Lara cry in their graves for what their children do.

After his first shaky steps in the Senate and Chamber commissions, where Prosecutor Martínez Neira tried as much as he could to introduce substantial reforms to the agreement, the JEP project will once again receive his violent attack. Regardless of the serious consequences that this will bring to Colombia. Powerful interests hide behind such a stabbing.

Hopefully the move to the World Cup won’t be used to offuscate such a crossroads. Today more than ever it’s necessary to to put on the peace t-shirt and mobilize for its classification.
A severely mutilated agreement will in fact mean the bleeding of the most beautiful hope.
We cannot allow it. Let’s get up Colombia.



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LUCIO UTURBIA.MURATORE DELL’ANARCHIA (VIDEO)

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Gara  Muratore pensionato. Da bambino perse tutto il rispetto per l’autorità. La sua vita è un susseguirsi di contrabbando, rapine, militanza clandestina, rifugio a perseguitati e falsificazione di denaro e di documenti per aiutare cause rivoluzionarie. Pianificò affondare gli Stati Uniti. Organizzò una truffa miliardaria ad una delle principali banche del mondo. Era ricercato da polizie di diversi paesi ed ha conosciuto il carcere. E’ anarchico. Rivendica la responsabilità delle persone. Si definisce ricco, lo definiscono irriducibile.

 

Nella foto: Lucio Iturbia (a sinistra) con lo scrittore Iñaki Egaña

Testo di Fermin Munarriz

 Lei ha 79 anni per nelle sue conferenze le sale sono piene di giovani

Si, perché le idee che porto sono necessarie e alla gente piace quanto dico. E’ facile cambiare il governo, però sappiamo disgraziatamente dove ci porta. La soluzione non viene dai governi, verrà dai noi stessi, se saremo responsabili, senza credere ne in chiese, in partiti o in governi…

Ci troviamo in una grave crisi: cresce la disoccupazione, il capitalismo diventa sempre più selvaggio, però la classe operaia sembra che contempli la situazione…Cosa sta succedendo?

Abbiamo molti più mezzi di una volta, abbiamo anche più libertà però dobbiamo insistere su questa idea necessaria che è la responsabilità. Per me, è perdere il rispetto a ciò che si deve perdere. Bisogna perdere il rispetto a questi capoccia imbecilli che quanto più hanno più vogliono, che non sanno fare altro che accumulare mezzi economici ma che poi non sanno utilizzarli.

Per quale ragione un giovane di oggi dovrebbe impegnarsi in una lotta contro il sistema?

Perché è necessario. La vita non è solo pane. L’essere umano è ciò che è per quello che fa. E la gente giovane deve sapere che non si tratta solo di lavorare, si tratta anche di vivere, di condividere, di creare.

Com’era lei da bambino?

Da bambino ero un rivoltoso e mi davano multe da cinque pesetas. Mia madre non poteva pagarla ed allora mi portavano castigato a piantare alberi o in carcere a Tudela. Questa fu la mia fortuna perché non dovetti fare nessun sforzo per perdere il rispetto a tutto quanto era stabilito. Per questo noi poveri abbiamo una ricchezza se sappiamo utilizzarla. Abbiamo il diritto di perdere il rispetto a questa società idiota. E non sono contro la ricchezza e l’intelligenza, sono contro il mal ultilizzo.

Fin dall’adolescenza ha conosciuto celle, caserme, carceri. Ricorda quante volte è stato arrestato o detenuto?

Mah, quando ero giovincello ho fatto….il carcere di Cascante, che era un fienile, quello di Tudela, che già era un carcere di professionisti, quello di Bera de Bidasoa e quello di Pamplona. Poi in Francia, sono stato anche qui in altre quattro o cinque carceri, però per me questo è stata un ricchezza. Se io dovessi iniziare nuovamente la mia vita rifarei le stesse cose.

Come fu il primo contattato con l’anarchismo

Il mio primo contattato fu in Francia, quando ci arrivai come disertore. Però già allora avevo avuto una piccola esperienza: A Valcarlos io avevo lavorato nel contrabbando. Ed io dico che tutti i contrabbandieri erano anarchici perché era gente che aveva perduto il rispetto all’autorità: la Guardia Civil ci vigilava per anche noi li vigilavamo per poter contrabbandare….

Ed a Parigi iniziò la vita militante nell’anarchismo..

All’inizio facevamo espropri (assalti a banche a mano armata) perché non c’era altro rimedio. Noi non abbiamo avuto ne ministri, ne deputati, ne industriali che ci abbiano aiutato. Noi anarchici facevamo gli espropri come potevamo, però io non considero un eroe quello che prende un mitra, come facevo io, incoscientemente. Puntavi il mitra ad un impiegato di una banca perché ti desse il denaro, d’accordo, però per me non era eroismo, è che non si poteva a fare in altro modo. Quando scoprimmo che potevamo fare altre cose attraverso le falsificazioni, tirai un sospiro perché io non ho ucciso nessuno però potevo essere morto o potevo uccidermi. Era pericoloso.

Che cos’è l’eroismo per lei oggi?

Per me, l’eroismo è non essere d’accordo con questa società di capoccia imbecilli, che non meritano nessun rispetto, perché bisogna essere degli imbecilli per avere i mezzi che hanno e non sapere utilizzarli. Avete visto come l’Europa trema dopo i fatti della Grecia perché non c’altro rimedio in questa società, in certi momenti, che perdere il rispetto ed anche utilizzare la violenza. Disgraziatamente non c’è altro rimedio che utilizzarla. Il timore alla Grecia è dovuto a questi gruppi di anarchici; no serve essere milioni. Tremano perché la società è molto fragile.

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