HONDURAS: GOLPISTI PRIVATIZZANO L’ACQUA

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Dopo il golpe delle estate scorsa che ha deposto il presidente Zelaya e la repressione contro il movimento popolare di protesta, il nuovo parlamento eletto dopo le elezioni farsa del novembre scorso, sta accelerando i tempi per la privatizzazione dell’acqua. La Italian Industrial Agency di Treviso e la B&P Alto Lumie di Udine fanno parte del consorzio italo honduregno che ha vinto la concessione per 25 anni della centrale idroelettrica José Cecilio del Valle che fornisce energia elettrica a 90 località nel sud del Honduras. La decisione ha sollevato forti proteste tra la popolazione che ha minacciato di assediare le installazioni e bloccare le strade d’accesso alla zona.

Il caso  ha dei contorni paradossali. L’ultimo giorno prima delle dimissioni, il golpista Antonio Micheletti firmò un decreto nel quale ratificava la privatizzazione della centrale idroelettrica.  Il giorno dopo per occultare il decreto venne falsificata l’edizione della Gazzetta Ufficiale dello Stato, stampando nella Impresa Nazionale di Arti Grafice due serie differenti con lo stesso numero e solo in 20 copie della Gazzetta venne pubblicato il decreto.


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BILBAO: UN’ONDATA DI SOLIDARIETA CON I PRIGIONIERI BASCHI

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Immagine ottenuta dalla webcam del Municipio di Bilbao, che mostra la calle Autonomia 

 

E’ un tratto della cultura politica del Paese Basco la manifestazione di piazza. E quella di oggi rientra a pieno titolo tra le più numerose. Ancora una volta è Bilbao a “misurare”, come hanno scritto alcuni quotidiani spagnoli, l’adesione alla rivendicazione del rispetto dei diritti politici dei 735 detenuti e detenute politiche rinchiusi in decine carceri soprattutto in Spagna ma anche in Francia. C’era attesa per questo appuntamento. Attesa se si sarebbe svolta o meno, visti i divieti e proibizioni all’ultima ora a cui avevano abituato  l’Audiencia Nacional, il tribunale speciale spagnolo in questi anni di “proscrizione” a tutto quanto odori a sinistra indipendentista. In questo caso, però, l’ennesima richiesta avanzata dalla Asociacion Victimas del Terrorismo, e supportata dal Partido Popular, non ha avuto esito. Il giudice di turno dell’ Audiencia Nacional, Pedraz non  ha riscontrato nella piattaforma che ha organizzato la marcia un legame organico con organizzazioni ilegalizzate ne “la rivendicazione di un cambiamento della politica penitenziaria può essere identificata con apologia di terrorismo”. Insomma tutto faceva presagire che questa volta le arterie e piazze che dividono in due il capoluogo basco sarebbero state invase “fino a tracimare” da decine di migliaia di persone. E cosi è stato.  Migliaia di persone che hanno dimostrato ancora una volta che al di là della identificazione o meno con le azioni delle persone detenute, la “questione dei prigionieri” rimane un aspetto determinante nella soluzione del conflitto basco spagnolo. Una sensibilità storica verso la detenzione politica che ha accompagnato in modi diversi  la storia di questo paese per tutto il secolo scorso fino ai nostri giorni. Attesa c’era anche per cosa avrebbero detto le forze politiche Sinistra Indipendentista, Eusko Alkaratuna, Aralar Alternatiba e sindacali ELA LAB Ehne, Esk le principali organizzazioni della area progressista basca che, oltre ad aderire alla manifestazione, hanno anche sottoscritto l’Accordo di Gernika nel quale si chiede esplicitamente a ETA e Governo spagnolo di intraprendere un camino di soluzione pacifica del conflitto. Attesa c’era anche se ETA avrebbe “detto qualcosa” in questa occasione, quando sono settimane che politici e mezzi d’informazione annunciano “a breve” un comunicato dell‘organizzazione armata basca, meglio sarebbe dire IL comunicato, nel quale ETA rivelerebbe se accetta le esigenze contenute nell’Accordo di Gernika. In tal senso si è espresso il portavoce del Partido Socialista basco, Pastor, per il quale la manifestazione “sarebbe una buona occasione” per chiedere a ETA la fine della lotta armata. Ma gli esponenti delle forze politiche presenti alla manifestazione hanno evitato di pronunciarsi su altri argomenti che non siano quelli inerenti la necessita di un cambiamento della politica penitenziaria nei confronti dei detenuti baschi da parte del Governo spagnolo. Del resto, in Spagna la questione basca viene ormai percepita come incamminata verso una sua evoluzione e che la sinistra indipendentista presto o tardi tornerà ad essere protagonista anche in ambito elettorale e istituzionale. Per questo sia il quotidiano conservatore El Mundo sia quello filo socialista Publico, attribuivano alla manifestazione la funzione di “banco di prova” per la sinistra indipendentista. El Pais, da parte sua, ha riferito “in diretta” della manifestazione, fatto questo unico per questo riguarda una manifestazione della sinistra basca. Ma c’è anche chi ha manifestato la sua totale contrarietà a questa manifestazione soffiando sul fuoco del “conflitto perenne”.  Cosi il quotidiano monarchico ABC titola “Marcia a Bilbao al grido di “senza amnistia non ci sarà pace” (sic), mentre per il presidente del Partido Popular del Paese basco, che appoggia il  governo del Partito socialista nella Comunita Autonoma Basca, Antonio Basagoiti, la manifestazione di oggi a Bilbao “è tanto ripugnante come un atto a favore di stupratori detenuti”.

Turkish state official admits Paris murders

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The former head of the General Staff’s intelligence department, Ismail Hakkı Pekin, admitted in a television broadcast that the murders of the three Kurdish women revolutionaries in Paris in 2013 were a state operation.

Ocalan chiede al PKK di prolungare cessate il fuoco

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Dopo il nuovo incontro con emissari dello stato turco, il leader del PKK attraverso i suoi legali ha chiesto all’organizzazione kurda di estendere il cessate il fuoco per alcuni mesi. Ocalan aveva fissato il 15 giugno (tre giorni dopo le elezioni politiche) come data ultima per rivedere la sua posizione all’interno del processo delicato in atto in Turchia. Ocalan ha chiesto al parlamento e ai nuovi 36 deputati eletti con il Blocco Lavoro, Democrazia e Libertà di avviare al più presto la discussione sulla nuova costituzione e sulla soluzione della questione kurda

Kurdish leader Abdullah Ocalan extended the unilateral ceasefire which was declared by the PKK for an undisclosed time perod but said that the process should last within a few months.

Kurdish leader Abdullah Ocalan extended the unilateral ceasefire which was declared by the PKK for an undisclosed time perod but said that the process should last within a few months.
Ocalan had earlier stated that he will decide about the fate of the ceasefire on 15 June, three days after thr general elections in Turkey. Ocalan anounced his decision to extend the ceasefire in a meeting with his lawyers in Imrali Island High Security Prison where he is held for 11 years.

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