COLOMBIA: ELEZIONI E PARAMILITARI

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Il Movimiento de Observacion Electoral (MOE) ha annunciato che 80 candidati al Congresso colombiano nelle elezioni svoltesi la scorsa settimana, hanno vincoli con i paramilitari. L’investigatore e membro del MOE, Ariel Avila, assicurò che “per lo meno 80 candidati che aspirano ad occupare un seggio nel Congresso sono indagati per avere relazioni con i paramilitari di estrema destra o sono familiari di politici accusati di questo delitti”. Oltre al ritardo nella informazione sui risultati, o “i voti comprati” denunciati dalla Organizzazione degli Stati Americani (OEA), la presenza del paramilitarismo, responsabile di decine di migliaia di vittime e di centinaia di migliaia di profughi interni scacciati con la forza dalle loro terre, è sempre più strutturale nelle istituzioni rappresentative colombiane. Secondo Avila, il grande vincitore delle scorse elezioni è il Partido de Integracion Nacional nato appena en novembre scorso e che è riuscito ad ottenere l’8.1% dei voti pari a 8 senatori, “nonostante la brutta immagine sui mezzi d’informazione, nonostante lo scarso prestigio dei suoi candidati”. Il PIN è stato indicato come uno dei partiti dove la “parapolitica” gioca in casa.  “La maggioranza degli aspiranti ad occupare i seggi nel parlamento colombiano con presunti vincoli con i gruppi armati illegali presentono le loro candidature nei partiti della colazione del governo di Alvaro Uribe, tra il quali il PIN ed il Partido de la U (Partido Social de Unidad Nacional) afferma Avila. Nella precedente legislatura in dei 102 senatori e 162 deputati, circa 80, la maggioranza appartenenti alla coalizione governativa, vennero o sono indagati, processati e condannati per vincoli con i paramilitari delle AUC.


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30 ANNI FA MORIVA BOBBY SANDS

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Trent’anni fa, il 5 maggio 1981, Bobby Sands, detenuto repubblicano irlandese morì dopo 66 giorni di sciopero della fame. Bobby Sands e nove suoi compagni si lasciarono morire di fame nel carcere di Long Kesh, nei pressi di Belfast. I detenuti dell’Ira avevano 5 richieste : Il diritto di indossare i propri vestiti e non l’uniforme carceraria; il diritto di astenersi dai lavori penali, il diritto alla libera associazione, il diritto ad attività ricreative ed educative in accordo con le autorità carcerarie e il ripristino del condono della pena (venuto meno a causa della “dirty protest”). Oggi quel carcere è chiuso, vuoto. Ma resta il simbolo, con i suoi «H-blocks», blocchi H, della repressione inglese su quel pezzo di isola verde. Il simbolo dell’ostinazione con cui la Gran Bretagna ha continuato (e, seppure in modo diverso, continua) a passare letteralmente sopra i cadaveri di migliaia di persone pur di mantenere il controllo di quelle sei contee: anche quando (come del resto ha riconosciuto il governo di John Major, nel 1994) non aveva più interessi «né strategici, né economici, né egoistici » su quel territorio.

12-13 giugno, 4 SI per iniziare…..

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