IRAQ AL VOTO TRA LE BOMBE


Il risultato è stato che la corte d’appello ha giudicato idonei alla partecipazione alle elezioni soltanto 26 dei candidati prima esclusi. In 145 casi l’appello è stato respinto, mentre il resto dei 515 candidati estromessi o non hanno presentato ricorso o sono stati sostituiti dai loro partiti. La decisione non è stata annunciata ufficialmente dalla corte d’appello, ma dalla commissione elettorale. Una decisione che ha fatto riapparire lo spettro del boicottaggio da parte della popolazione sunnita, come già in parte avvenne nel 2005. La decisione di estromettere così tanti candidati poi ha preoccupato anche la diplomazia internazionale che temeva che le elezioni non venissero considerate legittime. Ayad al-Allawi, ex primo ministro e capolista di Iraqiya, ha dichiarato che “marginalizzare o escludere ampie sezioni della popolazione non aiuta la democrazia”.
Il 5 gennaio intanto il presidente della Corte suprema irachena Madhat al Mahmud ha annunciato che nel 2009 sono state eseguite 77 condanne a morte di prigionieri accusati di ‘terrorismo’. I giustiziati erano tutti civili. Amnesty International sostiene che i giustiziati in Iraq sono stati 120.  
I condannati a morte sono oltre 900 (Amnesty International, 2009b), tra questi 17 donne che avrebbero avuto già la condanna ratificata dal Consiglio Presidenziale. Molti dei condannati a morte sono accusati di omicidio e rapimento. La preoccupazione di Amnesty è che le condanne a morte siano state pronunciate dopo un processo sommario. ?Un’altra drammatica conseguenza dell’invasione dell’Iraq che dovrà essere affrontato nel 2010 riguarda la devastazione del paese: ci sono interventi sulle infrastrutture ma la generale mancanza di accesso a servizi basici come al mondo del lavoro rende le condizioni di vita di migliaia di persone insostenibili. Alcuni profughi che sono rientrati e di profughi interni vivono in una situazione di indigenza pressoché totale.  
Nel 2008 e 2009 sono ritornati spontaneamente nelle loro zone di origine circa 300 mila profughi interni e quasi 80 mila profughi. Ma per circa un milione e mezzo di profughi interni (internal dispiace people) la situazione rimane drammatica. E ci sono notizie di nuovi casi di migrazioni interne. In Iraq ci sono circa 40 mila profughi compresi 16 mila di origine turca. La maggior parte dei 10 mila profughi palestinesi si trovano a Baghdad, mentre circa 1400 vivono nel campo di Al Waleed al confine con la Siria.
Chi ritorna in Iraq si trova di fronte tra le altre cose a una mancanza di sicurezza fisica e a un mare di difficoltà nell’usufruire dei servizi sociali. L’UNHCR non nasconde che i profughi che ritornano nelle loro aree continuano a rimanere estremamente vulnerabili e a richiedere protezione e assistenza.


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