NICARAGUA E HONDURAS: DICHIARAZIONE CONGIUNTA I

Giorgio Trucchi. Nicaragua y más“. L’improvviso incontro a Managua tra il presidente nicaraguense Daniel Ortega e il suo omologo honduregno, Porfirio Lobo, rappresenta un ulteriore passo in avanti della strategia europea e nordamericana verso la normalizzazione della regione centroamericana. Durante un incontro privato a cui hanno avuto accesso solo i mezzi d’informazione legati al governo sandinista, il presidente Ortega ha letto una Dichiarazione congiunta firmata successivamente dai due governanti. Principale obiettivo  di questo documento è cercare di ratificare gli accordi firmati nel passato tra i due paesi sul traffico e commercio marittimo nel Golfo di Fonseca – zona dell’Oceano Pacifico su cui si affacciano Nicaragua, Honduras ed El Salvador – e continuare il processo di implementazione della sentenza emessa dalla Corte di Giustizia della Aja sui confini marittimi tra Honduras e Nicaragua nell’Oceano Atlantico. Temi sicuramente molto delicati per il governo sandinista, che ha ereditato dai governi precedenti altri conflitti di frontiera con il Costa Rica (Río San Juan) e la Colombia (delimitazione dei confini marittimi nell’Oceano Atlantico). La Dichiarazione assume comunque un significato che va oltre il suo contenuto e rappresenta un vero e proprio riconoscimento del governo di Porfirio Lobo, che fino a pochi giorni fa veniva ancora considerato illegittimo in quanto sorto da un processo elettorale costellato da brogli ed irregolarità e da una situazione di rottura istituzionale che non è mai stata sanata.

Un primo passo verso il ritorno nell’Osa

Nonostante le continue denunce che provengono dall’Honduras circa l’inarrestabile ondata di violenza contro i membri della Resistenza – proprio in queste ore l’intera zona del Bajo Aguán è stata militarizzata e si teme un massacro dei contadini che hanno iniziato un processo di recupero delle terre che sono state usurpate loro da latifondisti – e l’appello fatto dal Fronte nazionale di resistenza popolare, Fnrp, alla comunità internazionale affinché non riconosca il governo di Lobo, sembra che la reintegrazione dell’Honduras nelle principali istanze internazionali sia solo questione di tempo. Dopo l’insediamento di Porfirio Lobo alla Presidenza, sarebbero già più di una decina le persone legate alla Resistenza assassinate da corpi paramilitari, tra cui 5 giornalisti e vari maestri e sindacalisti. L’incontro tra i due presidenti centroamericani, che avrebbe dovuto precedere una riunione tra i governanti centroamericani per discutere il ritorno dell’Honduras nel Sistema d’integrazione centroamericano, Sica, e che è stata sospesa all’ultimo momento per presunti “impegni” del presidente salvadoregno, Mauricio Funes, rappresenta anche il primo riconoscimento del governo Lobo da parte di un paese dell’ALBA. Per le prossime ore è prevista la circolazione di un comunicato del Fnrp riguardante la decisione presa dal governo nicaraguense. Durante la giornata di sabato 10 aprile, una delegazione della Resistenza honduregna ha partecipato a Managua all’incontro mesoamericano dei partiti di sinistra dell’area e si è riunita privatamente con il presidente Ortega, senza però rilasciare dichiarazioni sul contenuto dell’incontro.


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