L’era del Lobo (Lupo) – Giorgio Trucchi

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Più di 700 violazioni ai diritti umani – includendo dodici omicidi – è il risultato dell’indagine realizzata dal COFADEH dal 30 gennaio al 28 maggio 2010 . Sono già più di 9 mila le violazioni registrate dopo il colpo di Stato e 544 gli “incidenti” contro i difensori dei diritti umani.

 Mancano poche settimane al primo anniversario del sanguinoso colpo di Stato. Sirel e la Lista Informativa “Nicaragua y más” hanno conversato con Bertha Oliva, coordinatrice nazionale del Comitato dei familiari dei detenuti scomparsi in Honduras, Cofadeh, per fare il punto della situazione.

– Qual è il bilancio sui diritti umani in Honduras dopo quattro mesi di governo Lobo?

– Ciò che abbiamo rilevato durante la nostra indagine dà i brividi. È un’ulteriore prova delle continue violazioni ai diritti umani che avvengono in modo selettivo e sistematico e che obbediscono ad una politica di Stato molto fine e silenziosa. E proprio per questo è ancora più pericolosa e preoccupante.

 – A livello internazionale, il presidente Porfirio Lobo sta cercando di presentare un’immagine diversa di nazione. Un paese in via di normalizzazione e di riconciliazione…

– La comunità internazionale, la cooperazione ed i governi del mondo devono capire che in Honduras i politici non fanno mai ciò che dicono pubblicamente. Impera l’ipocrisia e quando annunciano che ora c’è un governo più umano, di riconciliazione, rispettoso dei diritti umani, i fatti rivelano le loro menzogne. Continuano gli arresti illegali, le persecuzioni, le torture e gli omicidi. Tutti i giorni violano le leggi. In Honduras continuano ad imporsi le forze economiche e politiche golpiste, usando le istituzioni pubbliche che dovrebbero occuparsi dell’applicazione della giustizia.

 – Dopo il colpo di Stato avete rilevato un cambiamento della strategia repressiva che esisteva nel paese?

– Prima del golpe c’era repressione, ma si trattava soprattutto di casi di abuso di autorità. Ora, la maggioranza delle violazioni ai diritti umani avviene per ragioni politiche ed i repressori hanno perfezionato i loro strumenti e i loro metodi. Per le organizzazioni che difendono i diritti umani è diventato più difficile lavorare in base a standard di valutazione della violenza. Hanno affinato e diversificato la strategia e stanno molto più attenti a non lasciare tracce ed evidenze. È una politica di Stato sistematica, accompagnata da una campagna mediatica più cinica ed aggressiva dei mezzi corporativi di comunicazione, che punta a disarticolare qualsiasi tipo di lavoro o esperienza organizzativa e sociale. Lo vediamo in questi giorni con la chiusura della radio comunitaria di Zacate Grande, la persecuzione contro i suoi leader, la rappresaglia contro i sindacalisti dell’Università Autonoma del Honduras, UNAH, ed il licenziamento di giudici e magistrati che si sono opposti al golpe. Da settimane stanno facendo lo sciopero della fame e non si sta facendo nulla per risolvere questo conflitto. Stanno creando crisi mascherate di legalità, imponendo il diritto in base agli stessi criteri usati durante il colpo di Stato civico-militare.

– Ci sono anche segnali molto preoccupanti. Le minacce e gli attacchi contro i dirigenti dello STIBYS e la campagna per screditare la dirigenza della Resistenza sono parte di questa strategia?

– Il COFADEH è molto preoccupato per ciò che è accaduto nei giorni scorsi. Ci sono segnali chiari che le minacce contro Carlos H. Reyes, l’assalto alla sede dello STIBYS a San Pedro Sula e la campagna di discredito contro i dirigenti del Fronte nazionale di resistenza popolare, Fnrp, fanno parte di questa stessa strategia repressiva. Una strategia che vuole zittirci, dominarci, lasciandoci senza il diritto che abbiamo di organizzarci e di protestare per ciò che sta accadendo nel paese. Per il momento la Procura non ha detto assolutamente niente su questi fatti.

– Il segretario generale dell’Osa, José Miguel Insulza, ha dichiarato che l’Honduras potrebbe essere reintegrato nuovamente se si permettesse il ritorno “in assoluta tranquillità” dell’ex presidente Manuel Zelaya. Che cosa pensa di questa proposta?

– Ha tutto il diritto di farla, ma non ha il diritto di manipolare le menzogne. Questo governo continua a mentire alla comunità internazionale e si propone di bloccare qualsiasi processo unitario sorto dopo il golpe. Non si può negoziare il ritorno del presidente Zelaya in cambio della sua sicurezza. Crediamo, inoltre, che non sia giusto considerare il ritorno dell’Honduras all’interno delle organizzazioni internazionali senza avere prima dato segnali effettivi e reali di democrazia, rispetto dei diritti umani e di una corretta applicazione della giustizia. Ci sono state più di 700 violazioni ai diritti umani da quando si è installato Porfirio Lobo. L’Honduras deve rimanere isolato fino a che le forze repressive non si decidano a dare un segnale chiaro di pentimento, accettando di rispondere per i delitti che hanno commesso. Noi continueremo a denunciare e a lavorare, nonostante sappiamo che in qualsiasi momento potrebbero cercare di zittirci. Non esiste nessun processo di riconciliazione. Al contrario, chi ha il controllo del potere e delle armi, chi ha assaltato le istituzioni dello Stato, non ha mai smesso di portare avanti la sua strategia omicida e non gli importa ciò che dice la comunità internazionale.

 – Che anniversario sarà il prossimo 28 di giugno?

– Sarà un incontro tra il mondo e il popolo honduregno. Non è il momento di piangere. Dovremo invece abbracciarci e celebrare, perché in tutti questi mesi ci siamo resi conto che ci sono state milioni di persone nel pianeta che hanno dimostrato la loro solidarietà e che hanno sofferto con noi quando hanno visto che l’Honduras veniva attaccato. In questa data installeremo la Commissione della Verità Alternativa. È un buon messaggio. Una ricerca della memoria, per recuperare la storia. Per dire ai popoli del mondo, al governo dell’Honduras, che ha preferito essere la continuazione del golpe, che le violazioni ai diritti umani non sono finite, che non è stata una successione costituzionale, bensì un colpo di Stato civico-militare. Questo 28 giugno lo dobbiamo vivere con allegria, pensando che dodici mesi fa il popolo honduregno si è svegliato e lo continua a dimostrare nelle piazze.

 

Fonte: http://www.itanica.org


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