Italia, cloaca della delinquenza politica colombiana – Guido Piccoli

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Tanto per capire il tipo, in Colombia è chiamato “Uribito”. Più giovane di Uribe, ancora più spiritato, sgradevole, fanatico, reazionario e corrotto. Per un po’, da ministro dell’Agricoltura, sembrava essere il candidato governativo designato a ricevere l’eredità di 8 anni di violenza per tutti, miseria per i più e scandali a bizzeffe di Alvaro Uribe. Poi saltarono fuori alcune sue malefatte. Ovviamente malefatte per la legge, il buonsenso o il senso comune, ma non per lui. In un caso, aveva deciso di regalare a dei latifondisti amici suoi un podere di 17 mila ettari, chiamato Carimagua ed ubicato a Puerto Gaitán, che s’era deciso di ridare ai contadini cacciati dal congiunto militari-paramilitari. Quando il Procuratore della Nazione fu costretto a denunciare la manovra, Uribito sostenne che i contadini non avessero i mezzi per sfruttare a dovere il fondo. Nel secondo caso, Uribito fu il protagonista di uno dei peggiori scandali dell’era moderna colombiana: prima s’inventò un progetto per, a detta del ministero, “aumentare la produttività. ridurre la disuguaglianza nelle campagne e preparare il settore agricolo ad affrontare le sfide della globalizzazione”, poi lo realizzò regalando sussidi alle famiglie di narcos e latifondisti del Caribe e della regione del Cauca, tutti legati al governo. Uribito si difese sostenendo l’onestà, o almeno la fedina penale pulita, di tutti i beneficiati. Scosso dalle critiche, Alvarito non si dimise da ministro (d’altronde a capo del governo c’era Uribe…), ma cominciò a perdere credibilità anche nei settori dell’oligarchia. Con metodi mafiosi cercò di rimanere a galla, facendo di tutto per farsi candidare alle elezioni per il partito conservatore, ma fu sconfitto dalla ex ministra Noemi Sanin. Dopo tutto ciò, Uribito era rimasto con un pugno di mosche in mano e qualche processo per corruzione pendente. Cosa fare di lui? Il neo- presdente colombiano Juan Manuel Santos si è ricordato di una tradizione consolidata, quella di spedire i più delinquenti tra i politici trombati (o sotto processo) in Italia. E così, dopo avere accettato le dimissioni forzate di Sabas de Pretelt (destinato a finire in galera per lo scandalo della cosiddetta Ydispolitica una storia di compravendita di voti cominciata nel 2006 per garantire la rielezione di Uribe), Santos ha deciso di sostituirlo nella sede di via Pisanelli con Uribito, al secolo Andrés Felipe Arias. D’altronde tutti, ma proprio tutti i capi diplomatici inviati in Italia negli ultimi dieci anni sono di questo stampo, da Noguera a Osorio, da Valencia Cossio a Sabas de Pretelt e ora Uribito. L’Italia accoglie tutta l’immondizia umana colombiana, come una discarica abusiva. Anche per decoro, la Farnesina dovrebbe cominciare a dire no (anche se, onestamente, con la banda di delinquenti e mafiosi in giacca e cravatta che comanda da noi, stavolta non ci sarebbe tanto da sorprendersi).

 

 


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