PAESE BASCO: PNV – PSOE SCHERMAGLIE D’AUTUNNO (1)

C’è una sorta di schizofrenia analitica che emerge dalla classe politica spagnola e basca. Se da un lato si tende a sminuire il peso sociale della sinistra indipendentista basca, giustificando, di conseguenza, la legislazione che ha illegalizatto questa area sociale, dall’altra si continua a chiedere a questo movimento politico “gesti significativi”, un sorta di abiura, dei propri postulati politici.  Seppur non esplicitamente legati tra loro, una serie di movimenti, mosse, iniziative sembrano delineare uno scenario in vista di uno scontro politico a tutto campo che nella società basca sembra delinearsi. PSOE PP, PNV, ma anche PSE nella CAV e PSN e la destra in Navarra stanno giocando le loro carte attraverso strategie che non sono estranee alla iniziativa che la Sinistra Indipendentista ed altre forze politiche e sociali stanno discutendo ed in parte articolando. Che l’elemento di rottura antagonista politico e sociale, la SI, scelga il campo del confronto politico diretto, non attraverso il cammino politico-militare, scompagina un visione consolidata da decenni in cui i parametri del conflitto si erano cristallizzati. Sembra che nonostante i luoghi comuni sull’incapacità di articolare una iniziativa politica appioppati storicamente alla SI,  la sua presa di posizione, Zutik Euskal Herria, il consenso interno – accordo con EA, apertura di dialogo con Aralar, sintonia con la visione politico sociale della maggioranza sindacale – e  l’appoggio internazionale  diretto, con la dichiarazione di Bruxelles, e quello indiretto, del Foro di Sao Paolo, confermano che la strada intrapresa se da una lato può generare tensioni interne, dall’altra rivela come la partita in gioco sia di profondo contenuto politico e sociale. La concretizzazione di un’area sociale e politica che rivendica sovranità politica e un modello sociale progressista antitetico a quello neoliberista. Per questo una lettura che parta da questa constatazione traduce una serie di episodi come un tassello di un puzzle in continuo movimento.

Il PNV protagonista, il PSOE lo necessita.

Dopo lo schiaffo dato dal Governo socialista al PNV durante il dibattito sullo stato della nazione nel giugno scorso, la direzione del partito aveva immediatamente porto l’altra guancia rimandando tutto alla approvazione finanziaria di settembre. In mezzo c’era stata l’accettazione di fatto, attraverso l’astensione, della riforma sul lavoro approvata dal Governo Zapatero, che è stata definita dal maggior sindacato basco ELA come una vera e propria macelleria sociale. In realtà nel dibattito parlamentare di polita generale del giugno scorso, le proposte del PNV su misure a favore di un aumento delle competenze dell’ autonomia nella CAV vennero respinte, come verrà ammesso da esponenti socialisti, a causa di una accordo con il Governo autonomo guidato dal PSE di Patxi Lopez.  Ma nonostante le apparenze, il PSOE è cosciente che una qualsiasi politica autonomista nella CAV deve passare attraverso il consenso del PNV e soprattutto in questa fase dove l’appoggio dei nazionalisti baschi  in parlamento nel dibattito sulla finanziaria è fondamentale pena una crisi di governo e il ricorso ad elezioni anticipate.  E’ quindi logico che le schermaglie tra il PSE che accusa il PNV di “ricattare” il Governo Zapatero e il PNV che smorza le pretese dei socialisti baschi sostenendo che “non possono salvare la finanziaria perché non hanno un gruppo parlamentare”, si sciolgano in vista di un obiettivo superiore la stabilità per il Governo Zapatero e uno sviluppo della autonomia come “conquista” propria per il PNV. Non dimenticando che dove governa il PNV vale a dire nelle Diputaciones, province, nervo istituzionale della Comunidad Autonoma Vasca, il partito non ha la maggioranza assoluta e quindi le rispettive “finanziaria” devono aver il sostegno del PSE come è avvenuto sino ad ora. Insomma colpi di spada simulati che cercano di coniugare interessi di bottega, le elezioni municipali sono dietro l’angolo, e l’assetto istituzionale nel quale sia PSOE che PNV si trovano in sintonia. Altrimenti non si capirebbe come l’ennesimo ricatto sul passaggio delle competenze rimanenti, sono 36,  ad uno statuto di autonomia entrato in vigore nel 1980(!?) testimonianza della debolezza del progetto autonomista, si riduca ancora una volta a promesse di grandi battaglie e una realtà fatta di accordi sottobanco. Non è un caso che le competenze sulle Politiche Attive sul lavoro siano l’oggetto di discussione attuale e di probabile passaggio.  Una gestione fatta dal governo Patxi Lopez ma che il PNV vuole nella formula più ampia per la CAV. Del resto sul tema del lavoro le coincidenze di vedute tra PSOE e PNV sono datate – il governi di coalizione PSE PNV nella CAV dal 1986 al 1998 ne sono la testimonianza – e sono ancor più necessarie in un momento di crisi economica profonda che con ogni probabilità porterà a una resa di conti elettorale. E se l’opposizione progressista nel resto dello stato è marginale, nella società basca con un maggioranza sindacale che rivendica politiche di trasformazione sociale e difesa della sovranità politica e formazioni politiche progressiste per la sovranità politica che contestano l’impianto neoliberista  delle principali formazioni politiche istituzionali , la questione dell’ egemonia politica e sociale non è scontata.


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