AFGHANISTAN, UNA GUERRA CHE NON SI PUO’ VINCERE – Tariq Ali

AFGHANISTAN, UNA GUERRA CHE NON SI PUO’ VINCERE – Tariq Ali

The Guardian. Non è nessun segreto su cosa sta facendo  Pakistan con i talebani. Tutte le parti in conflitto sanno cosa è avvenuto da quando l’Afghanistan venne occupato.  Ciò che è anche chiaro è che questa guerra no si può  vincere.

Le dichiarazioni di David Cameron (primo ministro britannico in visita in India) successive alle rivelazioni di WikiLeaks sulla aiuto prestato dal Pakistan al nemico nell’Hindu Kush non dovrebbero essere prese troppo sul serio. La “sfuriata” (durante la sua recente visita in India, Cameron accusò elementi dello Stato pachistano di promuovere l’esportazione del terrorismo) attentamente orchestrata in India era destinata ad ingraziarsi i suoi anfitrioni e siglare una serie di accordi d’affari (Cameron e (Vince) Cable fanno portavoce dell’industria degli armamenti britannica) (India ha firmato una accordo BAE System per un valore di 500 milioni di sterline per l’acquisto di caccia d’aviazione del tipo Hawk). Tutto forma parte di questo tentativo di apparire bene.

La risposta ufficiale del Pakistan fu allo stesso modo falsa. Dato che è impossibile che Islamabad attacchi il suonatore d’organetto a mirato alla scimmia.

Intento, tutte le parti sanno bene cosa strafacendo l’esercito pakistano con diverse fazioni dei talebani da quando, nove anni fa, venne occupato l’Afghanistan. Tre anni fa, un soldato pakistano uccise un agente sei servi segreti statunitensi durante queste conversazioni, come informò la stampa pakistana. Una fonte vicina all’esercito pakistano mi ha raccontato l’anno scorso a Islambad che furono presenti agenti dei servizi d’informazione statunitensi in recenti conversazioni tra l’ISI (servizi d’informazione del Pakistan) e gli insorti.  Non ci sono motivi che qualcuno si sorprenda. La causa è chiara. La guerra non può essere vinta.

Non è un segreto che il Pakistan non abbandonò mai del tutto i talebani dopo l’11 settembre. E come poteva? Fu Islamabad l’organizzatore della ritirata dei talebani da Kabul perché gli USA ed i loro alleati potessero occupare il paese senza dover combattere. I generali pakistani consigliarono ai loro amici afgani di attender il momento opportuno.

Nella misura in cui si deteriorava la guerra in Afghanistan, crescevano gli insorti. Il caos sociale e la corruzione politica dell’equipe di Hamid Karzai facevano sembrare ancor peggio l’occupazione straniera agli occhi di molti afgani, coinvolgendo una nuova generazione di pastun al combattimento, giovani che non avevano fatto parte del regime cacciato. Sono questi neotalebani quelli che hanno organizzato in modo efficace l’estensione della resistenza, che, cosi come dimostrava il diagramma di artefatti esplosivi improvvisati rivelati da WikiLeakas, arriva praticamente in qualsiasi parte del paese.

Matthew Hoh, che fu capitano di fanteria della marina e che adesso funge da ufficiale politico in Afghanistan, si è dimesso dall’incarico nel settembre del 2009. La sua spiegazione era chiara: “L’insurrezione pastun, che si compone di gruppi locali multipli, apparentemente infiniti, si vede nutrita da ciò che la gente pastun percepisce come una incessante aggressione contro la terra, la cultura, le tradizioni e la religione pastun da parte di nemici esterni ed interni (…) Ho osservato che il grosso degli insorti non lotta per l’insegna bianca dei talebani ma piuttosto contro la presenza di soldati stranieri e quelli imposti da un governo non rappresentativo a Kabul”.

Nell’ anno 2007 gli USA cercarono di appartare una parte degli insorti del Mullah Omar, leader dei talebani,offrendo loro posti nel governo. I leader neotalebani si negarono ad entrare in un qualsiasi governo mentre ci fossero truppe stranere nel paese, però per il proposito di avere un qualsiasi primo contatto, l’esercito pakistano era d’importanza cruciale. A questo esercito, utilizzato come copertura dagli USA in varie occasioni, si voleva forzare mutare la sua pelle islamica (necessaria per la jhad contro l’Unione Sovietica), cosa che fece infuriare molti nelle sue fila, e ci furono tre attentati contro la vita del generale Musharraf.

L’ISI la cui autonomia si è sempre sopravalutata, rimase sotto controllo quasi totale e il generale Ashfaq Kayani (che sostituì a Musharraf come capo di Stato Maggiore) lo riorganizzò da cima a fondo.  Una serie di elementi delinquenti vennero scoperti quando approvarono l’attacco contro l’ambasciata indiana a Kabul nel 2008; furono immediatamente messi in riga e trasferiti. Oggi attaccare l?ISI è divenuto conveniente per l’Occidente, che ha bisogno del generale Kayani e non può attaccarlo direttamente. Non c’è modo che l’ISI o qualche altro ramo dell esercito pakistano possa aiutare gli insorti senza conoscimento di Kayani, e lui sa perfettamente che per il fine di preservare i contatti bisogna offrire alcune carote agli insorti che lottano contro la NATO.

Karzai era così disperato alcuni mesi fa nel tentativo di corteggiare i talebani che chiese al generale Eikenberry, il conciliante ambasciatore statunitense, che togliesse tutta la direzione talebana, incluso Omar, dalla lista dei più ricercati. Eikenberry non nego tale richiesta ma suggerì che ogni caso doveva considerarsi dipendendo dai meriti. Quale migliore indicazione che la guerra era persa.

WikiLeaks sembra aver ravvivato temporaneamente Karzai. “Cosa distinta è se l’Afghanistan ha capacità di vedersela con questo, “ disse nel rispondere a una domanda sull’appoggio del Pakistan ai talebani, (…) “però i nostri alleati dispongono di questa capacità. La domanda adesso è, perché non agiscono?”

Però si che agiscono, e lo stanno facendo da quando Barack Obama è divento presidente. Gli attacchi con aerei senza pilota erano destinati a soffocare l’appoggio degli insorti attraverso la frontiera. Al contrario, ciò che hanno ottenuto è destabilizzare il Pakistan. L’anno scorso, l’esercito costrinse a forza l’esodo di  250.000 persone nel distretto di Orakzai, sulla frontiera afgana e li mise in campi profughi. Molti giurarono vendetta, e i gruppi più impegnati hanno preso di mira l’ISI ed i centri militari. L’8 giugno, militanti armati con granate e mortai attaccarono un convoglio della NATO a Rawalpindi. Cinquanta veicoli della NATO furono dai alle fiamme e più di una dozzina di soldati vennero uccisi.

Questo non può che peggiorare. E’ora che Obama abbandoni tutte le pretese utilizzate per giustificare una guerra che solo può portare più morti, però non a una soluzione. Ciò di cui disperatamente c’è bisogno è una strategia di uscita.

Fonte: http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2010/jul/30/no-secret-pakistan-taliban


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