MOSSE POLITICHE PER L’AUTUNNO…BASCO

Bisogna sfatare un luogo comune, che in estate la politica va in vacanza. Almeno, nel Paese Basco sembra proprio il contrario. Lo avevano annunciato i portavoci della Sinistra Indipendentista(SI) che queste settimane sarebbero state di intenso lavoro. Del resto la posta in gioco è alta: una soluzione del conflitto politico che dur,a nella forma attuale, da più di cinquant’anni. Nonostante la demonizzazione che ne fa l’establishment spagnolo, la SI ha scelto la strada ostica da un punto di vista politico della riflessione, e autocritica,  interna per riacquistare una iniziativa politica in funzione del conseguimento dei suoi obiettivi politici, vale a dire la sovranità politica e una trasformazione sociale di Euskal Herria. Obiettivi ambiziosi, adesso come cinquant’anni fa, ma che godono di una vasta condivisione popolare che va ben oltre la base sociale della attuale SI. Per questo la necessita di far confluire in un progetto comune questa realtà sociale ha prodotto una serie di passi ed azioni che hanno raccolto, per ora, adesioni concrete come Eusko Alkartasuna,  e promesse di adesione futura, Aralar. Indubbiamente la scelta di abbandonare l’idea strategica di una lotta “politico-militare” ha aperto la possibilità a queste nuove alleanze ma ha anche messo in crisi la politica di chiusura e di negazione, ad una soluzione democratica del conflitto messa in atto dal Governo spagnolo e per estensione dai governi autonomi di della CAV e della Navarra. Del resto il dialogo con la SI sta assumendo un ruolo centrale nel dibattito politico basco facendo qualche puntata, come di costume, in quello spagnolo. Del resto in questo ultimo caso, l’attenzione è doverosa visto che in un modo o nell’ altro, tutti  presidenti dei governi spagnoli succedutisi dopo la morte di Franco hanno dovuto abbandonare la Moncloa, e con essi anche le loro forze politiche di riferimento, a causa della “questione basca”. Se sarcasticamente si potrebbe dire che il conflitto basco spagnolo funge da regolatore dell’alternanza politica, in realtà testimonia, comunque lo si legga, della mancanza di una strategia politica che prenda atto definitivamente di una carenza strutturale nel progetto politico spagnolo.

In questi giorni l’apertura di un dialogo con la SI è oggetto di polemiche tra i partiti, e nei partiti, come di veline sui mezzi d’informazione che palesemente cercano di influenzare il corso degli avvenimenti.  Ne sa qualcosa Aralar che dopo gli incontri con SI e EA, si è vista pubblicare dichiarazioni di suoi esponenti politici che rimarcavano più le differenze che non le coincidenze con il binomio SI-EA. Una linea informativa che ha l’ossessione di una possibile presenza della SI alle prossime elezioni amministrative del 2011, contro la quale il Governo di Zapatero ha eretto una diga attraverso la modificazione, in senso ancor più restrittivo, della legge sui partiti. Reali o forzate, che siano è certo che le dissonanze in Aralar sono conseguenza delle divergenze interne a Nafarroa Bai, la coalizione basca seconda forza politica in Navarra e di cui fanno parte EA, Aralar e PNV,, che si trova a fare i conti con il ritorno sulla scena della SI.  Anche il Partido Nacionalista Vasco (PNV) è sceso in campo seguendo una propria coerenza che pone come condizione, tra le altre, per appoggiare in settembre la  finanziaria del Governo Zapatero, la disattivazione della legge sui partiti, e quindi la “riabilitazione” della sinistra indipendentista, ma allo stesso tempo utilizza questa legge per governare in municipi dove la SI è maggioranza se non fosse stata proscritta. Il PNV ha annunciato di essere disposto ad incontrare la SI in separata sede dagli ex alleati di EA, provocando una reazione interna al PSOE, che attraverso il presidente della CAV, Patxi Lopez, stigmatizava questa decisione asserendo che “la sinistra indipendentista non ha ancora rotto con la violenza”, mentre trovava il sostegno ,dell’inossidabile, Odon Elorza sindaco socialista di San Sebastian che da sempre è favorevole ad aprire canali di dialogo con la SI. Una voce ancora debole quella de dialogo nel PSE che ha il suo principale interprete in Jesus Eguiguren, protagonista del dialogo, fallito,  del 2006, pragmatico leader socialista basco che dopo le sue sortite di alcune settimane fa è stato messo in disparte…fino al momento opportuno. Perché se il binomio Patxi Lopez Adolfo Ares, ministro degli interni nella CAV,  sembra sbaragliare il campo con  la loro politica securitaria funzionale alla alleanza con il PP, le disgrazie politiche della casa madre guidata da Zapatero, e la congenita mancanza di legittimità sociale maggioritaria, PSE e PP vinsero le elezioni nella CAV per l’esclusione della SI, impongono tenere aperta una altra strada nel momento in cui il dialogo a tutto campo e definitivo, si imponga definitivamente sullo scenario politico basco. La sovraesposizione della Ertztainza, la polizia autonoma basca, con la costituzione di una “brigata antiterrorismo” che si dedica tra l’altro, o forse più che altro, ad intervenire nelle feste patronali che attraversano da primavera all’ estate, tutta la geografia della CAV, “per eliminare tutte le forme di proselitismo dei violenti”, cioè manifestazioni a favore dei diritti dei prigioni politici baschi o di denuncia della limitazione dei diritti politici,  rivela una mancanza di idee e di strategia se non quella fallimentare del pugno di ferro. Uno scenario quindi che sta modificando il suo assetto in vista di un autunno che si prevede irto di ostacoli per Zapatero, e per il PSOE, che, a  causa della crisi economica e istituzionale, rischia di cadere prima della fine del suo mandato.   La questione catalana, dopo la infausta sentenza del Tribunale Costituzionale sullo Statuto di Autonomia catalano, potrebbe prendere il posto di quella basca nel far cadere Zapatero. Convergencia i Unio (CiU), partito di maggioranza relativa in Catalunya, manifesta come non aveva mai fatto, almeno sulla carta, spinte indipendentiste cosi come Ezquerra Republicana, un socio del governo del PSOE catalan . Solo la coincidenza nelle politiche neoliberiste del PSOE con CiU, manifestata nell’appoggio dei catalani alla riforma del lavoro attuata da Zapatero, potrebbe divenire l’ancora di salvezza per l’esecutivo socialista. Anche se i numeri negativi economici che registra la Spagna sono ormai allarmanti, soprattutto per quanto riguarda la disoccupazione che ormai balla sul 20% della popolazione attiva mentre tra i giovani supera abbondantemente il 40%. E questo potrebbe rivelarsi, nonostante le assicurazioni del PP della CAV sualla tenuta del governo PSE-PP, un disastroso effetto domino per Patxi Lopez. Non è quindi detto che per raddrizzare una barca che fa acqua il dialogo con la SI non divenga una necessita. Ancor più se come annunciato dalla maggioranza sindacale basca, dopo lo sciopero generale del 29 giugno scorso, il prossimo autunno continuerà la lotta contro le politiche economiche neoliberiste del governo Zapatero. La convergenza della maggioranza sindacale basca e delle forze politiche per la sovranità progressiste può dare luogo a una pressione sociale che potrebbe essere la chiave di volta per forzare un dialogo politico risolutore nella società basca “senza violenza” ed anche senza “ingerenze”.

 


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