LA TRAMA E LA TORTURA

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La stampa spagnola accusa senza mezzi termini, l’odiato Hugo Chavez,  di “proteggere” questi “addestramenti”. Risposta adirata del governo bolivariano che attraverso il suo stesso presidente smentisce qualsiasi rapporto con  ETA accusando i due presunti militanti di ETA di aver fatto queste dichiarazioni per avere qualche tornaconto. Il quotidiano El Pais riporta la notizia delle “testimonianze” dei presunti membri di ETA, pubblicando la foto di tre di loro quando uno di questi, Jesus Maria Besance, era stato rilasciato due giorni dopo l’arresto senza nessuna accusa a suo carico.  Il tutto mentre si era svolta sabato scorso una manifestazione di 46 mila persone a Bilbao in difesa di tutti i diritti umani, proibita dal Audiencia Nacional l’11 settembre scorso. Il tutto mentre la sinistra indipendentista ed altre forze politiche  e sociali basche stanno compiendo passi in avanti per definire un processo democratico senza violenza per risolvere l’anno conflitto basco spagnolo.  E mentre ETA dice che da mesi ha dichiarato un alto al fuoco. Mentre il Governo spagnolo dichiara di non “muoversi di un millimetro” dalla sua linea di fermezza e rifiuto al dialogo.

Insomma un pandemonio internazionale che nasce dal nodo irrisolto basco spagnolo dal quale però manca un tassello: che le presunte deposizioni dei due militanti baschi arrestati sono state effettuate dopo sessioni di torture. Lo si è saputo dopo i cinque gironi di isolamento nella mani della Guardia Civil come prevede la legge antiterrorismo. Dopo che uno degli avvocati d’ufficio si è rifiutato di firmare gli atti viste le condizioni di uno degli arrestati. E quando il giudice istruttore Ismael Moreno dell’ Audiencia Nacional  ha dovuto prendere atto che gli arrestati non hanno convalidato le deposizioni fatte alla Guardia Civil. Ismael Moreno che è stato il magistrato ad a apporre la firma sulla proibizione della manifestazione del 11 settembre a Bilbao “in favore di tutti di diritti civili ed umani in primo luogo quello alla vita”. Magistrato che scarcerò uno dei due arrestati, Atristain, nella primavera di quest’anno dopo che il militante basco si era consegnato alla polizia francese perché pendeva su di lui un mandato di cattura emesso dall’Audiencia Nacional. Di questa scarcerazione non c’è menzione in quest’ultimo mandato di cattura.

Che la tortura esista, con frequenza diversa ma presenza costante nella storia di Spagna è un dato che ha trovato innumerevoli conferme. Anche se i vari governi spagnoli  hanno sempre smentito.

In questo caso praticata da un corpo militare la Guardia Civil che si mostra essere ancora un “potere di fatto”; come hanno duramente constato diverse persone arrestate e non solo in relazione alla causa basca. Lo ricordava il direttore del quotidiano basco Egunkaria, Marcelo Otamendi, durante le sessioni di tortura a cui venne sottoposto. “Mi dissero, dimenticati del diritto della costituzione. Qui sei in mano della Guardia Civil”. Tortura che è presente costantemente nella storia del conflitto basco spagnolo. Che come scrive il quotidiano basco Gara è divenuta una sorta di “talismano e di tabù”. “Si conoscono i suoi limiti, però si crede nel suo potere. E allo stesso tempo si costruisce un tabù attorno a una pratica terribilmente distruttiva e insidiosamente seduttrice, di grande utilità per fare politica. Intellettualmente, sanno che non funziona in termini giuridici che non offre informazione affidabile di valore probatorio; ci sono sufficienti sentenze internazionali di condanna però emotivamente  serve per “proteggersi” dal “terrore basco”.

Lo aveva ricordato pochi giorni fa un documento del relatore sui Diritti Umani della Nazioni Unite, Martin Scheinin, durante la quindicesima sessione dell’organismo a Ginevra, il quale chiedeva l’abrogazione del tribunale speciale dell’Audiencia Nacional e dell’isolamento per cinque giorni dell’arrestato in virtù della legge antiterrorista. Il governo spagnolo rispose che “l’ isolamento” che si applica agli arrestati baschi si realizza “con tutte le garanzie processuali” e che l’isolamento obbedisce al fatto che “in questo paese c’è un terrorismo attivo”.

E come avviene sempre, se non ci scappa il morto o non si sono premurati di seguire le tecniche prescritte, il silenzio sulla tortura e maltrattamenti dei mass media spagnoli è assordante.  Del resto in Spagna nel 2000 venne censurato il sito web della Asociacion contra la Tortura, dalla Agenzia Proctetora Datos, con l’accusa di aver diffuso nomi di funzionari delle forze sicurezza accusati di maltrattamenti e torture nei confronti di persone arrestate.

Insomma viene da chiedersi al di là delle smentite sdegnate venezuelane e delle marce indietro spagnole, la portavoce del Governo, De la Vega si dice soddisfatta della risposta di Caracas, sono credibili le dichiarazioni dei due militanti baschi che denunciano torture?  Perché avrebbero deposto dinnanzi alla Guardia Civil ma non ratificato al giudice? Perché nonostante le ripetute minacce fatte dalle autorità spagnole di querelare chi denuncia torture non si sono mai aperte cause di questo tipo? Il caso del “ministro degli Interni” della Comunidad Autonoma basca, il socialista Rodolfo Ares  è emblematico. Dopo gli arresti di presunti membri di un commando di ETA  a Ondarroa, nel febbraio 2010, Ares denunciò l’avvocato difensore per aver denunciato le torture che avrebbero subito i suoi assistiti. Ares disse che sarebbero stati presentati i video degli interrogatori. Quando un tribunale aprì il fascicolo sulle denunce di torture e chiese al Dipartimento degli Interni basco i video degli interrogatori, venne risposto che erano “spariti”.

 

 


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