UNA SENTENZA ANOMALA

Ieri l’Audiencia Provincial di San Sebastian ha condannato quattro dei 15 guardia civiles imputati per le torture inflitte a due militanti di ETA, Igor Portu e Mattin Sarasola. Che i militari venissero condannati era nell’aria. Sia per la celerità nell’apertura del procedimento giudiziario, sia per le lesioni riportate dai due militanti baschi, in particolare Igor Portu che venne ricoverato con un fatture alle costole e perforazione del polmone. Le pene vanno dai due ai quattro anni di prigione più anni di inabilitazione a incarichi pubblici e risarcimento ai due militanti baschi.

Una sentenza anomala perché è la prima di questa natura da dieci anni a questa parte. Nonostante le ripetute denuncie di militanti baschi corroborate dai dossier di organismi internazionali come Amnesty Internacional o la Commissione contro la Tortura delle Nazioni Unite. Una anomalia che non cambia per ora i parametri della questione. Governo spagnolo e basco a guida socialista danno il giro alla frittata sostenendo, lo fa il “ministro degli interni” autonomo basco Ares,  che questa sentenza“è la dimostrazione del buon funzionamento dello Stato di diritto” che “ deve rispettare i diritti umani” essendo questa prerogativa “la dimostrazione della superiorità dei democratici ai terroristi e a chi li protegge”.  Frasi di circostanza visto che lo stesso Ares si strappò le vesti quando, in un’operazione del Ertzantza  a Ondarroa, l’anno scorso, che  portò all’arresto di 8 presunti appartenenti ad un comando di ETA, questi denunciarono maltrattamenti. Ares isterico si affrettò a dire che avrebbe presentato i video degli interrogatori e quando il tribunale che ha aperto un procedimento giudiziario  sul caso, gli ha richiesti…..i video erano scomparsi. Chi invece zitto sta, è Rubalcaba, l’uomo forte del governo Zapatero, ministro degli Interni e vicepresidente spagnolo, che nel gennaio 2008,  aveva difeso a spada tratta la versione della Guardia Civil contro le denuncie dei due militanti di ETA, condannati in seguito proprio sulla base delle “deposizioni” fatte durante gli interrogatori a più di 1000 anni come autori dell’attentato all’aeroporto di Barajas il 30 dicembre del 2006 che provocò la morte di due persone. Rubalcaba ripeté la cantilena di sempre: che le denuncie di torture si devono alle indicazioni contenute nel “manuale di ETA” che stabilisce di denunciare sempre torture. Rubalcaba non spiega però come mai in alcuni casi queste denuncie non vengono fatte mentre in altre si; perché non viene applicato il protocollo richiesto dagli organismi internazionali sulla registrazione della presenza delle persone arrestate nelle dipendenze di polizia; perché non ci può essere la presenza di un avvocato e nemmeno di un medico forense di fiducia. E in definitiva perché “cinque giorni in mano di guardia civil o polizia” come stabilisce la legge antiterrorista, “garantisce” di più l’acquisizione di “prove” che non la deposizione diretta dinnanzi al giudice.

Ma un’altra anomalia di questa sentenza è che stabilisce come “fatto provato” che un guardia civil si riferì a uno degli arrestati con la frase “vi faremmo fare la fine di Mikel Zabaltza”.  Zabaltza aveva 30 anni quando venne arrestato nel novembre del 1985 a San Sebastian dalla Guardia Civil. La Guardia Civil disse che riuscì a fuggire durante una  verifica sulla presunta presenza di un covo di ETA. In realtà Zabaltza venne trovato annegato nel fiume Bidasoa ancora ammanettato. Il tribunale di San Sebastian assolse i guardia civiles dalla accusa di torture e proprio recentemente il caso è stato chiuso definitivamente. Erano anni in cui a svolgere la funzione di giudice istruttore nel tribunale di San Sebastian c’era l’attuale procuratore generale della Audiencia Nacional spagnolo Javier Zaragoza.

Insomma quando l’ex presidente del Governo spagnolo, Felipe Gonzales si vanta che in quegli anni, se avesse potuto, avrebbe fatto saltare in aria gli autori dell’ attentato al ipermercato Hipercor di Barcelona, 22 vittime, è facile pensare quale trattamento hanno ricevuto e ricevono “presunti terroristi” quando sono arrestati. Anche se poi il Tribunale supremo condannò lo stato a pagare i risarcimenti ai famigliari delle vittime dell’ Hipercor, “perché lo stabile non venne sgomberato nonostante gli avvisi fatti da ETA” e Mikel Zabaltza non era militante di ETA.

La piaga della tortura in Spagna, che non riguarda solo il conflitto “basco spagnolo” è una eredità di un passato che è rimasto impune e senza riparazione, una Spagna dove “ci sono paesi nei quali i terroristi di Franco uccisero in un giorno tante persone quante ETA in tutta la sua storia”. Terroristi che poi sono entrati in pompa magna nella attuale monarchia parlamentare spagnola.


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HONDURAS: MASSACRO E BARBARIE NEL BAJO AGUAN – Giorgio Trucchi

È stato un vero massacro quello di lunedì 15 novembre, nella finca El Tumbador, municipio di Trujillo, nel nord dell’Honduras. Un esercito di più di 200 guardie di sicurezza del produttore di palma africana Miguel Facussé Barjum, presidente della Corporazione Dinant, ha attaccato con armi di grosso calibro i membri del Movimento contadino dell’Aguán, Mca, i quali avevano recuperato quelle stesse terre da oltre nove mesi. Terre che erano state usurpate loro dal sanguinario impresario per seminare palma africana. 

L’attacco dei gruppi paramilitari ha lasciato un tragico saldo di cinque morti – Teodoro Acosta (45), Ignacio Reyes (50), Raúl Castillo, 45, Ciriaco Muñóz (45) e José Luis Sauceda Pastrana (32) -, uno scomparso – Noé Pérez – e vari feriti, alcuni dei quali sono ricoverati in gravi condizioni. 
“Le guardie di Facussé sono arrivate alle 5 di mattino e hanno intimato ai contadini di abbandonare il luogo. Di fronte al rifiuto di questi ultimi hanno chiamato rinforzi. Sono arrivate più di 200 guardie e senza proferire parola hanno aperto il fuoco con armi di grosso calibro”, ha raccontato Santos Cruz, membro del Mca, alla Lista Informativa “Nicaragua y más” e a Sirel. 
Secondo varie testimonianze, le guardie dell’impresario palmero hanno usato armi da guerra: AK-47, M-16 e fucili R-15. Hanno invaso la proprietà e hanno iniziato a inseguire i membri del Mca per più di quattro ore. Nemmeno la Polizia, che come sempre è arrivata quando la situazione si era calmata e il massacro consumato, è potuta entrare nel terreno, in quanto totalmente controllato e protetto dalle guardie.  “È stato un massacro. Hanno sparato per uccidere. La gente scappava tra le palme, cercando di proteggersi. Ci sono ancora due compagni scomparsi (uno, José Luis Sauceda, è stato poi ritrovato assassinato con tre colpi di R-15 al volto dopo l’intervista ndr) e non sappiamo se si siano nascosti o se siano stati assassinati e i loro corpi sono ancora nella proprietà. Nessuno può entrare. Queste terre sono nostre e le difenderemo”, ha spiegato Cruz

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