SORTU IRROMPE NELLO SCENARIO POLITICO BASCO

Eppure l’aver accettato le regole giuridiche imposte non è sufficiente. Il Governo di Zapatero ha dato il via al iter d’impugnazione della nuova formazione politica rigettando la palla al Tribunal Supremo e in ultima istanza a quello Costituzionale. Un gesto politico non solo per condividere il percorso di fermezza “antiterrorista” con il PP che ha già detto che si opporrò con ogni mezzo alla legalizzazione di Sortu, ma anche per scelta convinta di una settore per ora ancora egemonico interno al PSOE che della visione guerrafondaia sulla questione basca si fa portabandiera. Ramon Jauregui Ministro alla presidenza del Governo Zapatero che fu delegato del Governo Gonzales dal 1983 al 1987  nella Comunita Autonoma Basca, gli anni di attività dei GAL, insiste nella sua idea che la sinistra indipendentista “deve convincere la classe politica spagnola che ha rotto con ETA”, insinuando che il Tribunali potrebbero non legalizzare Sortu “perché nonostante gli statuti immacolati è un creatura di Batasuna e fin che esiste ETA non può esser dimostrata una rottura con essa”.
E’ un teatro dell’ assurdo quello che sta realizzando la classe politica spagnola confermando una tesi latente in questi decenni di conflitto: che in realtà non è la lotta armata il principale ostacolo alla soluzione del conflitto ma lo scenario che ne deriverebbe con una sinistra indipendentista che, superato il rischio di assimilazione autonomista, conferma con una solida base sociale e probabilmente con un ampio consenso elettorale la consistenza della sua offerta politica indipendentista e di sinistra. La questione basca è sempre più basca. La scelta della sinistra indipendentista  è infatti ormai credibile a tutte le forze politiche sociali e sindacali basche e incomincia a farsi strada anche tra PSE e PP basco. Chi gode per una conferma delle su posizioni è Jesus Eguiguren, presidente del PSE, voce fuor dal coro in questi mesi che soleva ripetere che “ne Rubalcaba ne Zapatero possono risolvere ma solo tra di noi baschi”. In un intervista  sostiene che Sortu sarà presente alle elezioni amministrative del maggio prossimo e comunque nel caso di una sua il legalizzazione o allungamento dei tempi di legalizzazione la sinistra indipendentista sarà comunque presente.  Un dimostrazione di fiducia anche perché sostiene che “non vi saranno cambi significativi nel panorama basco nonostante tal presenza della sinistra indipendentista”.
Una tesi tutta da verificare ovviamente che comunque per quanto riguarda la sinistra indipendentista non la farà trovare impreparata. Legalizzata in tempo o meno Sortu, nelle centinaia di municipalità basche della quattro province di Euskal Herria sud , sono già da tempo attivi gruppi di lavoro che preparano i programmi elettorali e sondano l’elettorato sulla formazione delle liste elettorali. Un lavoro certosino per una appuntamento breve termine che si inserisce in una azione più generale come quella di Sortu che diffonderà un milione di questionari tra  cittadini e cittadine basche per elaborare in seguito un proprio programma elettorale e politico.

E su questa incognita di legalità o meno si giocano comunque le partite politiche ed elettorali anche della altre formazioni politiche. Il PSE e PP sanno che i loro patto “antinatura” che li ha portati a Governare la CAV e che vorrebbero trasferire nei municipi ha i tempi contati. Sia per gli scarsi risultati politici ottenuti  nella CAV, troppo sbilanciati sulla fronte “antiterrorista” e di consenso costituzionale, con un ineludibile carattere “spagnolo”, sia per una possibile presenza della sinistra indipendentista basca che ristabilirebbe un panorama elettorale falsato dalla legge sui partiti.
Il PNV da parte sua prende atto del possibile ritorno sulla scena della sinistra indipendentista e scommette sulla riaffermazione della strategia autonomista dopo la “parentesi” velatamente autodeterminista dell’era Ibarretxe (1998-2008). Il patto di legislatura con il PSOE, che ha comportato il sostegno al Governo Zapatero alle politiche di “mercato” della UE e del FMI su  riforma del lavoro, delle pensioni e le misure anticrisi, in cambio di un trentina di competenze dello Statuto di Autonomia ancora pendenti (la legge organica sull’autonomia era del 1980), viene presentato dagli esponenti del PNV come la centralità del partito nella politica basca nonostante si trovi all’opposizione. Ed è una scelta chiara la sua anche perché la sinistra indipendentista ed altre forze politiche come EA e Alternatiba sembrano intenzionate a consolidare questo polo per la sovranità e di sinistra mettendo nel cassetto l’ipotesi di un “accordo nazionalista basco” che dal 1977 nella riunione di Txiberta  fino al 2003 con la proposta di Bergara passando per Lizarra Garazi (1998) ha fatto la sua presenza nel dibattito politico basco. Uno scenario dove Aralar, la scissione di Batasuna del 2002, sembra voler giocare un ruolo a sé. Nonostante le offerte di questi giorni da parte di uno dei suoi fondatori, Patxi Zabaleta, la confluenza nel polo per la sovranità e di sinistra è stata osteggiata proprio da Aralar trovando in Navarra l’ambito più controverso. In questi mesi la coalizione basca Nafarroa Bai che nel 2006 aveva fatto irruzione sulla scena politica navarra divenendo la seconda forza politica è stata attraversata da  patti incrociati, abbandoni, esclusioni tra la sue quattro formazioni politiche, Aralar, Eusko Alkartasuna, Partito Nazionalista Basco e Batzarre. Dopo l’uscita di Batzarre che con Izquierda Unida navarra ha dato vita ad una formazione politica, il patto tra PNV ed Aralar, ha di fatto escluso EA che a sua volta aveva stretto un accordo con Aralar nel contesto di Nafarroa Bai ma anche con la Sinistra Indipendentista con un funzione più strategica. La logica confluenza della sinistra indipendentista, dopo la sua scelta strategica, e di Nafarroa Bai in un progetto politico che  miri al cambiamento politico in senso progressista della provincia, caratterizzato da trent’anni da una egemonia della destra di UPN, è stato resa impossibile dalla chiusura di Aralar stretto tra un istinto di sopravvivenza e l’accordo con il PNV che impediva di fatto una qualsiasi ipotesi di accordo con la sinistra indipendentista. Logica conclusione è stata l’esclusione di EA da Nafarroa Bai riportando le forze politiche basco navarre alla storica divisione.

Insomma uno scenario in divenire ma che sempre più delinea consolida i tre poli politici della società basca: uno costituzionalista, l’altro autonomista, e quello indipendentista progressista.

 


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