ROTA E DAL MOLIN

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Le questioni sono diverse come i paesi Spagna e Italia ma hanno un nesso comune di fondo sia nella sostanza che nell’immagine. I due paesi storicamente sono alleati degli Stati Uniti anzi corretto è dire sono alleati subalterni. Nonostante Roma e Madrid abbiano professato nel corso della loro storia indipendenza e “spiriti patriottici”. Una subordinazione che è parte integrante della ideologia della “sicurezza nazionale” con la quale gli USA hanno fatto e disfatto in questi decenni.  Un filosofia che si riduce a: prima noi che siamo “il Mondo” poi gli altri quando e come ci servono.

A questo si sono inchinati non solo governi di diverso colore ma soprattutto la democrazia e il senso della  dialettica politica.  In Spagna da Franco a Zapatero i proclami diretti o indiretti sulla Spagna “Una Grande y Libre” si sono dimostrai aria fritta quando Washington ha battuto la bacchetta. Franco, il suo nazional cattolicesimo  falangista autarchico si sciolse come neve al sole quando gli Stati Uniti proposero, imposero, l’accordo hispano americano del 1953 che tolse dall’isolamento il regime franchista, un accordo che relegò, di fatto, la Spagna, a mero “protettorato” statunitense.

E cosi sarà fino a nostri giorni. Zapatero ha mantenuto coerenza sulla materia con il suo predecessore di partito, nel incarico istituzionale, Felipe Gonzales. Sia nella forma che nella sostanza. Il PSOE degli anni 80 proclamava il suo  ”NO” ad entrare nella NATO per poi, arrivato al governo, promuovere un referendum dando indicazione di votare “SI”.

Zapatero che vinse le elezioni del 2004 sull’onda emotiva degli attentati a Madrid del 11 marzo, fu costretto a ritirare le truppe spagnole dall’ Iraq  e propose la “Alleanza delle Civilizzazioni” tanto che in Italia si arrivò a dire a sinistra “Siamo tutti Zapatero!”

Fuochi di paglia, marketing propagandistico. Sulla sostanza il Governo Zapatero mantenne la stessa subalternità dei suoi predecessori. Per arrivare all’oggi. Un governo PSOE dimissionario con scarse possibilità di riconferma che firma un una patto con gli USA che porterà la Spagna ad essere un “pezzo importante dello scudo antimissile”. Saltando il parlamento, Zapatero con il’approvazione di Mariano Rajoy candidato del  PP e probabile suo successore alla guida del governo,  ha annunciato l’accordo, dopo mesi di segrete conversazioni, durante una conferenza stampa a Bruxelles  a fianco del segretario della Nato Anders Fogh Rasmussen e il segretario alla Difesa statunitense Leon Panetta. La base militare di Rota (Cadice) ospiterà 1300 nuovi soldati statunitensi  che si aggiungeranno agli altri 2100 già presenti nella località andalusa. Inoltre verranno dispiegate quattro navi da guerra dotate di sistema di combattimento Aegis disegnato per la difesa contro missili balistici. L’accordo rafforza il progetto ideato da George Bush, lo scudo missilistico, e portato avanti dal Barack Obama.  Zapatero lo ha definito come uno “strumento difensivo che non minaccia nessuno” e che porterà  “300 posti di lavoro diretti e 1000 nell’indotto”

Cambia il paese ma le argomentazioni sono le stesse.  L’ampliamento della base militare statunitense del Dal Molin a Vicenza, che ha provocato  proteste popolari intese ed articolate ha avuto il sostegno dei diversi governi italiani.  Da Berlusconi a Prodi nessun ostacolo alla estensione della base militare che ospita «il più completo arsenale militare di cui disponiamo al di fuori del territorio degli Stati Uniti»., secondo quanto dicono gli statunitensi. Anche qui dichiarazioni di facciata “è una decisione presa dal precedente governo”, Prodi dixit, smentita poi dai documenti ufficiali. I posti di lavoro sono anche in questo caso stati il monito dei Governi per “convincere” una opinione pubblica restia e giustamente diffidente. Che non venne informata della funzione altamente strategica della base per gli USA  nel quadro del  AFRICOM (United States African Command)  che proprio i paesi africani si sono fino ad ora rifiutati di ospitare. Che si trova come ricatto occupazionale un prospettiva di economia basata sulla guerra  e di lunga durata.

Costruzione ideologica del nemico e delle basi militari per combatterlo. Con approvazione bipartisan. Anche nel XXI l’incubo continua.


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TOWARDS A UNITED IRELAND –

The single most important issue facing the people of Ireland and Britain is the achievement of Irish unity and the construction of a new relationship between Ireland and Britain based on equality. Economic crises, however severe, will come and go. Governments will come and go, but for more centuries than any of us care to contemplate Britain’s involvement in Ireland has been the source of conflict; partition, discord and division; and
great hurt between the people of these islands.The peace process has delivered an end to conflict and that is to be welcomed and applauded. But the underlying cause of conflict persists – the British government’s claim of jurisdiction over a part of Ireland. It is this denial of the Irish people’s right to self-determination, freedom and independence that is the core outstanding issue that must be resolved. Sinn Féin is initiating a conversation this week in Westminster about achieving this. Sinn Féin believes that a national representative democracy in a sovereign reunited Ireland is desirable, viable and achievable in this generation through peaceful and democratic methods.

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