PAESE BASCO 2012: GLI OSTACOLI AL NUOVO SCENARIO

Che la situazione politica nel Paese basco sia cambiata profondamente in questi due ultimi anni è chiaro a molti ma non a tutti. La sinistra indipendentista basca ha compiuto il passo storico di adottare una strategia politica democratico partecipativa in luogo della accettazione di quella politica militare ed ETA ha assunto questo dato di fatto dichiarando la fine della sua azione armata. Ma non solo. Nella societa basca si è messo in moto un movimento di coagulo  attorno alle quattro correnti politiche rappresentate dal PNV, PSOE, PP-UPN e Sinistra indipendentista.  Lo scenario che si delinea lascia sul terreno alcuni protagonisti: CDN in Navarra, Hamaika bat, nella CAV, la frammentazione di Ezker Batua Izquierda Unida, lo scioglimento della organizzazione della sinistra indipendentista Ekin, l’annuncio della fine delle sue attività del movimento Gesto Por la Paz. Anche le scorte alle decine di consiglieri comunali o dirigenti dei partiti  PSOE e PP nel Paese basco e Navarra dovranno trovare altre occupazioni visiti i piani di riduzione drastica di questo comprato della sicurezza del Governo autonomo della CAV che sono stati ratificati dal Governo spagnolo di Mariano Rajoy.

Che ETA abbia deciso definitivamente di abbandonare la strategia politico militare viene confermato anche dal CIV   Commissione Internazionale di Verifica (CIV) che pur non essendo riconosciuta dal Governo spagnolo, – “la Spagna non è un paese dove possa attuare un commissione di queste caratteristiche”ha detto il presidente del PP nella CAV, Antonio Basagoiti – svolge invece un compito riconosciuto e implicitamente richiesto da tutte le forze politiche sociali sindacali e impresariali del Paese basco esclusi PP e UPN.  Il PP che governa a Madrid  si trova tra le mani la gestione di uno nuovo scenario del quale però teme una sua possibile evoluzione.

Nonostante le consuete dichiarazioni di voler affrontare “la fine di ETA con gli strumenti dello Stato di diritto”, ciò che prevale, per ora, nel Governo Rajoy è la continuità con la filosofia fin qui seguita sulla questione dai vari Governi spagnoli.  Non sembra comunque una posizione consolidata. Troppo evidente è il cambio dello scenario politico e dei parametri in cui si muove il conflitto basco spagnolo.

Per questo sia nelle dichiarazioni dei ministri che nelle veline diffuse dai servizi di scurezza traspare più un certa confusione sul “che” e “come” fare che un chiara strategia di azione. Cosi si può ascoltare il Ministro degli Interni Jorge Fernández Díaz dichiarare, dopo l’arresto di tre presunti militanti di ETA in Francia, che l’organizzazione armata basca “sta organizzando una struttura logistica latente” perché uno di loro portava con se materiale che poteva servire “per fabbricare esplosivi o per falsificare documenti”(sic!). Lo stesso ministro che in un primo momento dice di non “fidarsi di ETA” il giorno dopo “non mette in dubbio che la decisione di ETA sia definitiva”. E’ lo stesso ministro che denuncia “perché se lo pubblicano i giornali la cosa sarà vera”, che, durante il periodo natalizio, gli “ambienti vicini a ETA” hanno esercitato estorsioni con velate minacce nei confronti di commercianti per raccogliere fondi a favore di prigionieri di ETA. Il fatto che la denuncia sia stata ripresa pari pari da un articolo del quotidiano ultra conservatore La Razon e  che venga smentita dalla stessa associazione degli industriali della CAV Confesbask, mette in luce la volontà di accontentare i settori più oltranzisti della destra spagnola che tanto hanno fatto nel logorare sul tema della soluzione del conflitto basco spagnolo il Governo di Zapatero. Una scelta miope ma forse ineludibile visto che a questi settori oltranzisti è stata data praticamente carta bianca quando il PP era all’opposizione. Del resto che le azioni del PP siano mosse non tanto da una “scrupolosa attuazione della legislazione vigente” ma da motivazioni politiche viene confermato dalla ostinazione con cui per esempio è stato impedita la formazione di un gruppo parlamentare  ai sette deputati di Amaiur come ha rivelato la deputata della Colacion Canaria Ana Oramas 

Del resto che ci sia la volontà di mantenere un clima di allarme sul nulla lo testimoniano anche due altre notizie. La prima da la misura della presunzione d’innocenza esistente in Spagna. Il 20 gennaio scorso la Etrzantza ha impedito un atto di omaggio nella Herriko Taberna di Algorta al rifugiato basco Aitor Elorza morto nel 2006. La polizai autonoma ha eseguito una ordinanza del giudice della Audiencia Nacional Pedraz che ha considerato la manifestazione come un “atto di apologia di terrorismo”. La notizia riportata dal Correo Espanol dice poi testualmente. “Secondo le stesse fonti, la Polizia ha confermato al giudice che Elorza formò parte di ETA e venne arrestato assieme ai suoi genitori nel 1991 per presunta appartenenza al “commando Barcelona”. Rimase in detenzione preventiva fino al 1992 in Francia fino al processo nel 1993 dove venne assolto”.

La seconda riguarda l’arresto il 25 gennaio 2012 di quello che il quotidiano El Pais ha definito “uno dei terroristi più ricercati”. Lui si chiama Ernesto Pratt Urzainiki non è accusato di militare in ETA ma nella disciolta organizzazione Ekin. Pratt è fuggito, cosi recita il quotidiano spagnolo, dopo una operazione dei polizia contro la sinistra indipendentista in Navarra nel 2008. Tra le accuse, almeno cosi sembrano visto il contesto in cui vengono presentate,  è di essere “un noto militante della sinistra indipendentista che arrivò ad essere il numero tre nella lista elettorale di Accion Nacionalista Vasca (ANV) nella località di Baztan, nel 2007” . “Il presunto terrorista” scrive ancora El Pais è stato arrestato “nella sua casa a Urruñe nei Pirenei Atlantici” (Urruñe è una localita nel Paese Basco francese) . Non è la prima volta che “pericolosi terroristi” , secondo le autorita spagnole, cioè appartenenti a organizzazioni politiche illegalizzate,  vengono arrestati nelle province basche in Francia nelle loro abitazioni dove vivevano pubblicamente da anni.

Insomma voltare pagina non è facile anche perche la partita, politica, che si prospetta è di quelle dove la posta in gioco non è un possibile cambio di gestione come avviene in generale  ai nostri giorni Nella contesa c’è una forza politica e sociale, la sinistra indipendentista, che vuole un cambio delle regole – autodeterminazione – e dei contenuti -una democrazia partecipativa con  le politiche sociali come elemento centrale della propria proposta politica.

Che la cosa necessiti cambiamenti profondi, lo ricorda, a modo suo, Julen Eguiguren l’inconformista presidente del Partito Socialista d’Euskadi che arriva a chiedere con “la fine di ETA” un nuova costituzione ma questa volta per Euskal Herria che “sia una unita politica“. Un entità” ha precisato “che non sia “indipendente ne dalla Francia ne dalla Spagna e che abbia organi comuni con la Navarra”. Una tesi questa che riprende la “road map” che il dirigente del socialismo basco aveva in parte sostenuto con Arnaldo Otegi, il portavoce della sinistra indipendentista basca attualmente in carcere, durante le conversazioni e il dialogo politico del 2006-2007. Dichiarazioni subito riprese dalla sinistra indipendentista  -“ contengono le chiavi di soluzione del conflitto” ha affermato  la dirigente della sinistra indipendentista Maribi Ugarteburu-, ma allo stesso tempo contestate dal governo autonomo della CAV guidato dal partito di Eguiguren, il PSE, che ha rivendicato lo statuto di autonomia come “la costituzione basca” e dal Governo spagnolo del PP che ha invece sostenuto che “la Costituzione basca è quella del 1978” in riferimento alla Costituzione spagnola.

In questo contesto di una situazione politica in divenire le alleanze tattiche strategiche possono cambiare in poco tempo con un occhio allo scenario possibile ma anche alle elezioni. E sta giocado un partita fondamentale è il PNV che cerca nuovamente di giocare la sue carte adottando la storica politica del piede in due staffe. Dopo aver sostenuto fino alla fine il Governo Zapatero non mancano adesso ammiccamenti al PP anche attraverso accordi politici ed economici. Il Partito presieduto da Inigo Urkullu ha consolidato il suo nucleo forte della Vizcaya, provincia di Bilbao, nell’ultimo congresso con gli occhi posti nelle prossime elezioni della CAV dove stando alle intenzioni di voto attuali la sfida sembra essere tra la sinistra indipendentista e il PNV. Un appuntamento quindi strategico per un partito che ancora una volta propone con molta prudenza un cambiamento dello status della CAV, per il 2015 sapendo che sulla questione dei rapporti tra società basca e stato spagnolo, e francese, si giocherà la partita del consenso politico ed elettorale nei prossimi anni nel Paese basco.


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