SDF: The United States must fulfill its mandate as guarantor

SDF: The United States must fulfill its mandate as guarantor

The SDF General Command issued a statement to reiterate that the Turkish state, its army, and its armed factions did not abide by the ceasefire they agreed with the United States of America and in consultation with SDF on 17 October.

The statement added that “our forces fulfilled all the obligations set out in the said agreement.”

The statement reads: “Turkey has continued to violate the cease-fire and deliberately increased the scale of the humanitarian catastrophe and continues to occupy Syrian territory outside the area of   military operations agreed upon in Ras al-Ain, Tal Abyad, Tall Tamr, and displaced and killed its inhabitants and is still despite the withdrawal of our troops.

Since the day of the ceasefire, the Turkish state has occupied a geographical area of   1100 thousand and one hundred square kilometers comprising 56 villages, in addition to many farms in the north of Ain Issa town, east of Kobani city, east of Ras al-Ain and northwest of Tall Tamr.

The Turkish State and its factions, through their repeated violations since the day of their declaration of a ceasefire, caused the displacement of approximately 30,000 civilians, in addition to the death and injury of dozens of them.

The Turkish state and its armed factions have launched 108 ground assaults since the ceasefire, and their armed drones have bombed 82 positions, while their heavy artillery bombed 110 other locations outside the agreed military operations zone. All these attacks resulted in the martyrdom of 182 of our troops and the injury of another 243 in self-defense.

The Turkish state and its armed factions are trying to mislead public opinion through lies and promote it as committed to a ceasefire while its army continues to occupy more Syrian territory. How can one claim to abide by the ceasefire as it continues to expand and commit massacres and displacement of civilians.

We have agreed to the conditions of cease-fire with USA guarantees، USA must assume its responsibilities as guarantor and give a convincing answer and clear position on all these violations by the Turkish state and its armed factions and be fair and just in its positions.”


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Una sinistra reale maggioranza relativa in un angolo d’Europa , ma non ditelo a nessuno!

 

Una  premessa. Il risultato elettorale di domenica 22 maggio nel Paese basco non è esistito, o quasi, sui mass media italiani. Offuscata dalla reminiscenze del “miracolo spagnolo” di alcuni anni fa, o del siamo “tutti Zapatero”, della sinistra nostrana, la realtà di oggi, ma che era anche quella di ieri, riporta a dover fare i conti con una situazione completamente diversa. Una crisi economica da paura, con il 21% di disoccupazione e Zapatero in caduta libera di consensi dopo  aver approvato un pacchetto di misure economiche che colpiscono i diritti dei lavoratori e sono approvate dai banchieri, Botin, presidente del Banco de Santander, il primis. E la sinistra indipendentista basca entra nel panorama istituzionale basco dalla porta grande, nonostante all’ultimo minuto utile, il Tribunale Costituzionale abbia legalizzato la sua presenza attraverso la formula Bildu.

Non è nuovo questo atteggiamento informativo. Negli anni della lotta armata di ETA, il pretesto “terrorista” ovviava  considerare e analizzare in profondità il movimento politico  della sinistra indipendentista che si faceva interprete di una sentire sociale e politico che andava oltre il consenso, di per se significativo, di Herri Batasuna, Euskal Herritarrok o Batasuna. Ciò che non si prendeva in considerazione, per esempio, era quanto sosteneva il poeta spagnolo José Bergamin, che decise di trascorrere gli ultimi anni della sua vita nel Paese basco, dove mori nel 1981, per il quale le province basche era l’unico luogo dove era rimasto vivo e dominante lo “spirito della repubblica” schiacciato dalla genocida regime di Francisco Franco. Un altro dato nascosto o peggio stigmatizzato dalla sinistra italica, era la natura “nazionalista” del movimento indipendentista basco, quando in realtà queste affermazioni trasudano una concezione “grande nazionalista”. Quella che considera, di fatto, i grandi stati nazione come referenti naturali,  quando la loro storia è macchiata dai più grandi crimini che l’umanità abbia conosciuto. Il movimento indipendentista basco si è consolidato come corrente ideologica e politica durante il franchismo con la nascita di ETA, rappresentando un riferimento per tutti quei movimenti che univano la rivendicazione/constatazione della propria esistenza culturale nazionale con la questione sociale e di classe. Un antidoto storicamente radicato che è l’unico veramente capace di fare fronte, sul terreno politico identitario e di classe,  alla canea regionalista xenofoba montante in Europa che si è diffusa anche grazie anche la vuoto politico e di analisi della sinistra “grande nazionalista”. Insomma il silenzio di oggi si basa su una mistificazione di ieri dove la spocchia della intelighentia di sinistra è stata speculare alla arroganza della destra economica e politica egemone ai nostri giorni.

Ci troviamo quindi con  una sinistra, nel cuore dell’ Europa, la cui proposta politica consiste nella centralità delle classi lavoratrici, nel domino della politica sulla economia, nella partecipazione diretta nella vita politica e sociale dei cittadini e cittadine, nella solidarietà interna ed esterna, nella constatazione della pluralità culturale con pari dignità, nella rottura della cultura patriarcale, omofoba e xenofoba… che è diventata maggioranza relativa in termini elettorali, dopo che lo è a livello sindacale e sociale. Visto il panorama politico europeo forse qualche riga in più, un piccolo sforza magari in taglio basso, i mass media, almeno quelli più “sensibili” a certe tematiche lo avrebbero potuto fare.

Il voto.

Nelle  quattro province basche, Bizkaia, Guipuzcoa, Alava e Navarra la settimana scorsa sono stati chiamati alle urne 2.197.000 elettrici ed elettorali per il rinnovo dei consigli comunali e in Navarra anche per la Diputacion Foral, il parlamento autonomo provinciale. I dati della Navarra che utilizzeremo sono quelli della Diputacion dove un maggior numero di votanti ha espresso la propria preferenza. L’astensione è stata di 740000 votanti.

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