BOLIVIA: ELEZIONI VINCE IL MAS
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TeleSUR. Le elezioni regionali e municipali svoltesi domenica in Bolivia avrebbero riconfermato la maggioranza assoluta al partito Movimiento al Socialismo del presidente Evo Morales. I risultati ufficiali verranno ufficializzati il 24 aprile prossimo ma tutti i sondaggi realizzati prima e dopo il voto danno il MAS vincitore in cinque o sei dipartimenti La Paz, Cochabamba, Oruro, Potsì e Chuquisaca. Negli altri dipartimenti chiamati della mezza luna dove è forte l’opposizione della destra latifondista, il MAS guadagnerebbe posizioni. Nei dipartimenti di Tarija e Pando, il MAS e l’opposizione si danno battaglia all’ultimo voto, mentre in Santa Cruz e Beni la vittoria dell’opposizione è chiara. Rispetto alle lezioni municipali il MAS avrebbe conquistato la maggioranza in città come El ALTO e Cochabamba cosi come per la rima volta, nella capitale del dipartimento di Pando, Cobija, dove l’opposizione due anni fa si rese protagonista di una mattanza di contadini. Nella capitale La Paz invece il risultato è in bilico tra la candidata del MAS Elizabeth Salguero e il candidato del Movimiento Sin Miedo, ex alleato del MAS, Simon Yampara. Se i risultati verranno confermati il MAS registrerebbe una nuova vittoria elettorale dopo la conquista del governo nel 2005 con la presidenza di Evo Morales. Nel 2006 il MAS vinse le elezioni per la costituente (50,7%), nel 2008 il referendum sui mandati (67%), nel 2009 nuova vittoria nel referendum per una nuova Costituzione (61%) e sempre nello stesso anno le presidenziali con la riconferma di Evo Morales con il 64% ei voti
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KURDISTAN SENZA TREGUA
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Torna sulle prime pagine dei giornali il conflitto kurdo-turco. I 26 (o 24 a seconda delle fonti) militari turchi morti in una serie di attacchi simultanei sferrati dai guerriglieri del PKK contro diversi obiettivi delle forze di sicurezza nella zona di Hakkari hanno fatto gridare a una nuova recrudescenza del conflitto. In realtà la guerra non è mai cessata, le operazioni dell’esercito turco non sono mai diminuite. Anzi, da agosto si susseguono bombardamenti in tutta la zona al confine con Iraq e Iran e spesso e volentieri gli F-16 turchi sono entrati nel Kurdistan iracheno colpendo non tanto o non solo le basi del PKK (il Partito dei Lavoratori del Kurdistan) ma soprattutto villaggi facendo molte vittime civili di cui nessuno parla.
Gli attacchi di ieri hanno suscitato reazioni molto forti, comprensibilmente. A parte il presidente della repubblica, l’islamico Abdullah Gul, che ha promesso “vendetta” e altro sangue, è stato il BDP (Partito della Pace e Democrazia), cioè il partito dei kurdi a fare la prima dichiarazione. “Basta – si legge nel comunicato – con la guerra. E’ tempo che le armi tacciano e si realizzino le condizioni per favorire la pace”. Parole che il BDP va ripetendo da anni ormai. In questo sostenuto dal PKK che (è bene ricordarlo) ha osservato un cessate il fuoco unilaterale fino al 15 giugno di quest’anno. Cioè fino a dopo le elezioni politiche che hanno visto kurdi e sinistra turca eleggere ben 36 deputati al parlamento turco. Quello che è successo dopo questo risultato serve a contestualizzare anche l’attacco di ieri, al quale i turchi hanno risposto con una nuova offensiva aerea in nord Iraq.
Uno dei 36 deputati, Hatip Dicle (in carcere), è stato privato del suo mandato per un ‘reato’ (lui che era già stato deputato con Leyla Zana e aveva già fatto 10 anni di carcere) di natura ‘terroristica’. Cinque deputati sono attualmente in carcere. Al giuramento, dopo un boicottaggio durato tre mesi e mezzo, si sono presentati in 30. Da marzo a oggi sono finiti in carcere qualcosa come ottomila tra amministratori locali kurdi, attivisti per i diritti umani, militanti del BDP con l’accusa di essere in qualche modo legati al PKK. Dal 2009 (anno della vittoria dei kurdi alle amministrative) sono sotto processo oltre quattromila politici kurdi. Dal 27 luglio il presidente del PKK Abdullah Ocalan (in carcere dal 1999 sull’isola di Imrali) non può vedere i suoi avvocati. Un divieto imposto dopo che per mesi uomini del premier Recep Tayyip Erdogan hanno incontrato il leader kurdo per concordare “protocolli di pace” poi gettati nel cassetto.SDF: The United States must fulfill its mandate as guarantor
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