SINISTRA INDIPENDENTISTA A CARTE SCOPERTE

La nuova iniziativa della sinistra indipendentista basca che è stata presentata sabato a Pamplona, definisce definitivamente gli ambiti in cui il movimento basco vuole articolare la sua strategia politica. Al rinnovato appoggio alla iniziativa di 20 personalità internazionali che chiedono a ETA la dichiarazione di un alto al fuoco ed al Governo una risposta conseguente, la sinistra indipendentista ha aggiunto una valutazione sul dialogo tra le parti fallito nel 2007. In questo contesto la sinistra indipendentista considera che la repressione del Governo spagnolo e la risposta armata di ETA impediscono una soluzione dialogata al conflitto. Le reazioni politiche non si sono fatte attendere. Il movimento per la mediazione politica Lokarri ha sottolineato come questa dichiarazione sia un passo in avanti importante verso l’assunzione delle vie politiche e democratiche della sinistra indipendentista. Nulla di nuovo, per ora da parte dei partiti PSOE e PP e del governo spagnolo. IL PP attraverso il suo presidente nella Comunità autonoma basca, Basagoiti, ammette che non servono questi pronunciamenti ma solo “l’adesione alla Costituzione spagnola e la richiesta di perdono per le vittime provocate da ETA”. Idioa Mendia, portavoce del governo autonomo basco, guidato dal PSE con l’appoggio del PP, ha detto che “sorprende che la sinistra indipendentista non chieda direttamente a ETA di abbandonare la violenza una volta per tutte se questo è quello che stanno dicendo nel fondo”. Il Governo spagnolo non ha fatto dichiarazioni ufficiali. Solo il Ministro spagnolo Josè Blanco in una intervista apparsa oggi sul quotidiano basco “Deia”, rinnova il rifiuto di Madrid alla decisione della sinistra indipendentista definendola “un travestimento”. “O condanna la violenza o sarà condannata alla illegalità. La democrazia non può permettersi che in politica ci sia gente che giustifica l’ eliminazione di chi la pensa differentemente. Potranno rivestire le loro vecchie idee con nuovi indumenti però o condannano la violenza o non faranno politica”


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