Cercano di strangolare RojTV
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L’operatore satellitare europeo Eutelsat Communications ha deciso di vietare il canale televisivo kurdo in esilio, Roj TV, cedendo così alle pressioni della Turchia, campione per le violazioni dei diritti dell’uomo. Tale decisione di Eutelsat la cui sede sociale si trova a Parigi rivela la complicità della Francia nella repressione anti-kurda. Questa società, sotto la giurisdizione degli stati europei, prende una decisione ingiusta e arbitraria, cosa che si era ben guardata di fare la giustizia danese nel quadro del processo intentato contro Roj TV, nonostante le enormi pressioni che gli erano state fatte dalla Turchia, gli Stati uniti e tutti i paesi europei membri della NATO. Noi esprimiamo tutta la nostra contrarietà nei confornti dell’accusa di « terrorismo ». Tutte le famiglie kurde si sentono insultate. Roj TV non ha mai fatto apologia criminale. Roj TV, è la voce del popolo kurdo che esprime tutte le sofferenze, tutte le inquietudini, tutte le battaglie, ma anche tutte le speranze. E’ un popolo tutto che è sintonizzato 24 ore su 24 su questo canale a Diyarbakir, nel Kurdistan settentrionale (Turchia) come nel Kurdistan meridionale (Irak), in tutta la diaspora, in Europa come nel resto del mondo. Roj TV, è la voce della speranza e della libertà. La Turchia, che mette il bavaglio a tutti i mezzi d’informazione, che ha chiuso in prigione un centinaio di giornalisti, una cinquantina di avvocati, oltre a deputati, sindaci, migliaia di militanti ed esponenti della società civile, non poteva sopportare la libertà d’espressione del popolo kurdo. E’ da biasimare che la Francia, l’Europa, portino per ragioni economiche un sostegno a questo stato totalitario che non rispetta la libertà d’espressione. Noi ci appelliamo al popolo francese, a tutte le organizzazioni democratiche, agli eletti politici e ai candidati alla presidenza della Repubblica francese affinché condannino una tale decisione e prendano la difesa di un popolo di cui si vuole negare la stessa esistenza. Il popolo kurdo non si lascerà strangolare.
Federazione delle associazioni kurde in Francia
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Diagonal. 19 de julio 2011. Marcos Crespo Arnold. Miles de personas marcharon el sábado desde el Ayuntamiento de Bilbao
Il nostro G8 (NoTav a Genova)-Nicoletta Dosio (movimento No Tav)
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InfoAut. A Genova, il 22 luglio 2001, ci andammo anche noi, quasi un migliaio di persone, dalla Valle di Susa. Era il giorno dopo l’assassinio di Carlo. La nostra opposizione al TAV durava già da oltre dieci anni. Andammo a Genova contro i potenti della Terra, contro quei grandi interessi che, in nome del profitto, volevano trasformare i luoghi della nostra esistenza in corridoi di traffico per le merci e i viaggiatori del mercato globale, desolati inferni di ferro e cemento, dove tutto passa e nulla rimane, negati agli esseri viventi, alla socialità, al lavoro buono e liberato
Ci andammo anche contro la repressione, le cui immagini ci venivano rimbalzate dai telegiornali. La notizia del giovane ammazzato dalle “forze dell’ordine” aggiunse dolore, indignazione e partecipanti al nostro viaggio .
Tra di noi non c’erano solo militanti, ma anche e soprattutto persone comuni, quelli che, attraverso la lotta contro il TAV, avevano acquisito forza , consapevolezza e generosità.Una sinistra reale maggioranza relativa in un angolo d’Europa , ma non ditelo a nessuno!
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Una premessa. Il risultato elettorale di domenica 22 maggio nel Paese basco non è esistito, o quasi, sui mass media italiani. Offuscata dalla reminiscenze del “miracolo spagnolo” di alcuni anni fa, o del siamo “tutti Zapatero”, della sinistra nostrana, la realtà di oggi, ma che era anche quella di ieri, riporta a dover fare i conti con una situazione completamente diversa. Una crisi economica da paura, con il 21% di disoccupazione e Zapatero in caduta libera di consensi dopo aver approvato un pacchetto di misure economiche che colpiscono i diritti dei lavoratori e sono approvate dai banchieri, Botin, presidente del Banco de Santander, il primis. E la sinistra indipendentista basca entra nel panorama istituzionale basco dalla porta grande, nonostante all’ultimo minuto utile, il Tribunale Costituzionale abbia legalizzato la sua presenza attraverso la formula Bildu.
Non è nuovo questo atteggiamento informativo. Negli anni della lotta armata di ETA, il pretesto “terrorista” ovviava considerare e analizzare in profondità il movimento politico della sinistra indipendentista che si faceva interprete di una sentire sociale e politico che andava oltre il consenso, di per se significativo, di Herri Batasuna, Euskal Herritarrok o Batasuna. Ciò che non si prendeva in considerazione, per esempio, era quanto sosteneva il poeta spagnolo José Bergamin, che decise di trascorrere gli ultimi anni della sua vita nel Paese basco, dove mori nel 1981, per il quale le province basche era l’unico luogo dove era rimasto vivo e dominante lo “spirito della repubblica” schiacciato dalla genocida regime di Francisco Franco. Un altro dato nascosto o peggio stigmatizzato dalla sinistra italica, era la natura “nazionalista” del movimento indipendentista basco, quando in realtà queste affermazioni trasudano una concezione “grande nazionalista”. Quella che considera, di fatto, i grandi stati nazione come referenti naturali, quando la loro storia è macchiata dai più grandi crimini che l’umanità abbia conosciuto. Il movimento indipendentista basco si è consolidato come corrente ideologica e politica durante il franchismo con la nascita di ETA, rappresentando un riferimento per tutti quei movimenti che univano la rivendicazione/constatazione della propria esistenza culturale nazionale con la questione sociale e di classe. Un antidoto storicamente radicato che è l’unico veramente capace di fare fronte, sul terreno politico identitario e di classe, alla canea regionalista xenofoba montante in Europa che si è diffusa anche grazie anche la vuoto politico e di analisi della sinistra “grande nazionalista”. Insomma il silenzio di oggi si basa su una mistificazione di ieri dove la spocchia della intelighentia di sinistra è stata speculare alla arroganza della destra economica e politica egemone ai nostri giorni.
Ci troviamo quindi con una sinistra, nel cuore dell’ Europa, la cui proposta politica consiste nella centralità delle classi lavoratrici, nel domino della politica sulla economia, nella partecipazione diretta nella vita politica e sociale dei cittadini e cittadine, nella solidarietà interna ed esterna, nella constatazione della pluralità culturale con pari dignità, nella rottura della cultura patriarcale, omofoba e xenofoba… che è diventata maggioranza relativa in termini elettorali, dopo che lo è a livello sindacale e sociale. Visto il panorama politico europeo forse qualche riga in più, un piccolo sforza magari in taglio basso, i mass media, almeno quelli più “sensibili” a certe tematiche lo avrebbero potuto fare.
Il voto.
Nelle quattro province basche, Bizkaia, Guipuzcoa, Alava e Navarra la settimana scorsa sono stati chiamati alle urne 2.197.000 elettrici ed elettorali per il rinnovo dei consigli comunali e in Navarra anche per la Diputacion Foral, il parlamento autonomo provinciale. I dati della Navarra che utilizzeremo sono quelli della Diputacion dove un maggior numero di votanti ha espresso la propria preferenza. L’astensione è stata di 740000 votanti.

