Til Koçer border post seized by YPG

YPG (People’s Defense Units) have seized the Til Koçer border post on the frontier with Iraq early on Saturday, according to reports coming through. The border point was seized after three days of clashes with an al Qaeda-linked group which had held the crossing since March.

YPG told Reuters fighting carried on through the morning and a senior security official on the Iraqi side of the crossing said he could hear gunshots, mortar fire and shelling.

The Yarubiya post and surrounding areas in the northeast were taken from the Islamic State of Iraq and the Levant rebel group, who had seized it from the army, The Syrian Observatory for Human Rights said.

 


Related Articles

Ocalan chiede al PKK di prolungare cessate il fuoco

 

Dopo il nuovo incontro con emissari dello stato turco, il leader del PKK attraverso i suoi legali ha chiesto all’organizzazione kurda di estendere il cessate il fuoco per alcuni mesi. Ocalan aveva fissato il 15 giugno (tre giorni dopo le elezioni politiche) come data ultima per rivedere la sua posizione all’interno del processo delicato in atto in Turchia. Ocalan ha chiesto al parlamento e ai nuovi 36 deputati eletti con il Blocco Lavoro, Democrazia e Libertà di avviare al più presto la discussione sulla nuova costituzione e sulla soluzione della questione kurda

Kurdish leader Abdullah Ocalan extended the unilateral ceasefire which was declared by the PKK for an undisclosed time perod but said that the process should last within a few months.

Kurdish leader Abdullah Ocalan extended the unilateral ceasefire which was declared by the PKK for an undisclosed time perod but said that the process should last within a few months.
Ocalan had earlier stated that he will decide about the fate of the ceasefire on 15 June, three days after thr general elections in Turkey. Ocalan anounced his decision to extend the ceasefire in a meeting with his lawyers in Imrali Island High Security Prison where he is held for 11 years.

CARCERAZIONE POLITICA BASCA

Mancano ormai pochi giorni alla manifestazione di Bilbao per i diritti dei prigionieri baschi, e le adesioni e le richieste

MODELLO TURCO

Talkingpeace.Trentacinque corpi avvolti in coperte di lana, disposti uno accanto all’altro su un sentiero di montagna bianco di neve. Sono le ultime vittime della guerra della Turchia contro i kurdi. Una guerra dimenticata dall’occidente, troppo interessato a dipingere la Turchia come “modello”.

Mercoledì notte F-16 dell’aviazione turca e droni senza pilota (l’ultimo acquisto delle forze armate di Ankara) hanno bombardato i pressi di un villaggio chiamato Roboski (Ortasu in turco) al confine con l’Iraq. Raccontano i testimoni di aver sentito un odore acre di bruciato, di carne bruciata. Gli abitanti di Roboski sono accorsi subito sul luogo, nonostante la neve. Sicuri di quello che avrebbero trovato. Di fronte a loro i corpi mutilati di decine di giovani e uomini, animali sventrati. Racconta al telefono un giornalista kurdo dell’agenzia DIHA di aver sentito un urlo squarciare il silenzio tetro di quella visione: una mamma disperata in cerca dei suoi due figli. Morti entrambi in quel bombardamento. Quel giornalista è uno dei pochi scampati al carcere nell’ultima offensiva delle autorità turche che hanno, in 24 ore, arrestato 49 giornalisti kurdi e di sinistra. Scomodi testimoni della guerra sporca condotta contro i kurdi sia con le armi che con il carcere e la repressione. Scomodi testimoni anche di quest’ultimo massacro.

Le foto dei corpi avvolti nelle coperte delle vittime di Roboski stanno facendo – lentamente – il giro del mondo. E intanto si cominciano a conoscere le biografie di questi uomini che le forze armate turche hanno “scambiato per terroristi”.

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment