LIBERATELI, SONO ATTIVISTI POLITICI PERSEGUITATI DA MADRID! – MARCO SANTOPADRE

Alle 14 la sala delle conferenze stampa del Comune di Roma è già piena. Giornalisti spagnoli e colleghi italiani, ma anche gli avvocati, i consiglieri municipali, provinciali e regionali della sinistra, attivisti dei centri sociali romani e della rete di solidarietà col popolo basco e anche alcuni familiari di Artzai, Zurine e Fermin. Questi ultimi sono arrivati tra sabato e lunedì per vedere e assistere i ragazzi arrestati giovedì 10 giugno a pochi metri da qui, sotto i portici della Galleria Alberto Sordi. Prima di arrivare agli uffici del Comune sono stati a Regina Coeli e a Rebibbia; “Un’ora di visita che è volata” fa notare la mamma di Zurine. “Le condizioni di detenzione dei tre ragazzi sono molto dure, sono sottoposti a un regime di sicurezza appena al di sotto di quello massimo previsto dal 41bis, praticamente un isolamento quasi totale. Artzai e Fermin avrebbero diritto ad un’ora d’aria al giorno ma per problemi legati alla mancanza di spazi e al sovraffollamento possono stare fuori dalle celle e sgranchirsi le gambe solo 10 minuti. Inoltre non parlano una parola d’italiano e ogni richiesta al personale carcerario diventa complicatissima”. Lo racconta l’avvocato Maria Luisa D’Addabbo, dell’Associazione dei Giuristi Democratici che poi comunque spiega che almeno psicologicamente i tre reclusi sono in buone condizioni. “Quando hanno indetto la conferenza stampa in Piazza Montecitorio e poi hanno iniziato a volantinare erano coscienti del fatto che ciò li avrebbe messi a rischio di essere arrestati, ma lo hanno fatto per dimostrare fino in fondo la loro estraneità alle accuse che gli vengono rivolte dalla magistratura spagnola e per denunciare la criminalizzazioni di comportamenti pacifici e politici che invece vengono perseguiti”. “Pur essendo solo attivisti politici – perché è solo di questo che li accusa la famigerata Audiencia Nacional di Madrid – se fossero consegnati alla Spagna rischierebbero una condanna fino ai 12 anni di reclusione, sulla base dell’articolo 515 del Codice Penale spagnolo equiparabile – spiega la D’Addabbo – al 270 bis. Associazione sovversiva con finalità di terrorismo” “Nel fascicolo che li riguarda non ci sono elementi probatori riguardo a una loro presunta partecipazione ad un’organizzazione sovversiva e tantomeno terroristica. Emerge quindi che sono accusati di un delitto d’opinione, cioè di adoperarsi politicamente per l’indipendenza della loro terra.”

I tre giovani si oppongono alla consegna allo Stato Spagnolo visto il grave rischio che corrono una volta nelle mani degli apparati di Madrid. “Dei 34 giovani arrestati nella maxi retata preventiva del 24 novembre del 2009 ben 25 hanno denunciato di esser stati torturati fisicamente e psicologicamente” spiega Edurne Iriondo, la legale basca arrivata a Roma per sostenere la difesa di Zurine, Artzai e Fermin. “L’attività politica alla luce del sole dei giovani baschi viene considerato un comportamento illegale, da criminalizzare e da perseguire. Decine di giovani hanno denunciato di esser stati torturati durante i 5 giorni di isolamento totale che la legge spagnola concede agli apparati di sicurezza” denuncia Edurne. E’ il periodo della “incomunicaciòn”, una vera e propria istigazione alla tortura per apparati di sicurezza che sanno di poter contare su una impunità totale e su 5 giorni in cui il detenuto non può avere nessun contatto né con i familiari, né con un avvocato – neanche quello d’ufficio – né con un medico. C’è tutto il tempo per torturare e far sparire alcuni dei segni lasciati sui corpi dei deternuti. Da tempo numerose istituzioni delle Nazioni Unite e dell’Unione Europea, oltre ad Amnesty International e a Human Right Watch, chiedono a Madrid di abolire la incomunicaciòn ma i governi spagnoli, di ogni colore, hanno sempre ripetuto che serve ad accelerare le indagini e a rafforzare la lotta antiterrorista. “Una lotta antiterrorista che non giustifica la violazione sistematica dei diritti umani e gli arresti arbitrari, e che non può essere tollerata quando diventa repressione e criminalizzazione di comportamenti politici e non violenti” affermano Fabio Nobile, consigliere regionale della Federazione della Sinistra, e Gianluca Peciola, consigliere provinciale di Sinistra Ecologia e Libertà che annunciano di mettersi a disposizione della campagna di solidarietà con gli arrestati e si sommano alla richiesta che i giudici italiani non concedano l’estradizione. “L’Unione Europea e i media, che finora non si sono affatto occupati del caso, abbandoni questo silenzio complice e si impegnino a trovare una soluzione democratica al conflitto basco” afferma Nobile, portavoce romano della FdS.  

 

“Il rischio – evidenzia l’avvocato Cesare Antetomaso – è che i giudici italiani considerino l’ordine di cattura europeo un puro atto formale, al quale non si può che acconsentire. Ma non è così”.

Secondo Edurne Iriondo ci sono le condizioni affinché i magistrati italiani dicano no all’ordine di cattura europeo spiccato da Grande-Marlaska, e non sarebbe la prima volta. E’ già successo negli ultimi mesi in casi molto simili in Francia e Irlanda del Nord, dove alcuni giudici hanno ritenuto inconsistenti e non sufficientemente supportate da prove le richieste di consegna emesse dai colleghi iberici. “Speriamo che i tribunali italiani prendano in considerazione tutti gli elementi a disposizione e che agiscano con piena indipendenza” conclude Edurne.

Le amministrazioni carcerarie di Regina Coeli e Rebibbia sembrano accanirsi contro Zurine, Artzai e Fermin: negli ultimi giorni gli sono state rifiutate penne, asciugamani, una felpa. “Dipende da quale guardia c’è di turno quel giorno” fa notare il fratello di Artzai. Nel frattempo però nelle celle stanno arrivando tanti messaggi, lettere, cartoline. Dai loro amici, compagni e parenti nei Paesi Baschi. Ma anche da Roma, Milano, Firenze: un saluto e un abbraccio da tanti giovani come loro, nella speranza di riabbracciarli presto o di conoscerli di persona. Sulle cartoline prestampate messe a disposizione da “La Strada” e dal ‘”Corto Circuito” c’è scritto solo, nella loro lingua, “Maite zaituztegu, vi vogliamo bene”.


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